lunedì 22 novembre 2010

Scrivere? Non scrivere?

Mi sembra passato un secolo dall'uscita del Treno delle 7,18, eppure era poco più di un anno fa.
In questo periodo, lo scorso anno, ero pieno di entusiasmo per dare risalto alle iniziative e promuovere il libro. Una gran bella corsa, poiché le esperienze precedenti mi avevano insegnato che tutto si giocava in poco tempo, un periodo breve, ma bruciante. E così è stato.
Da un anno a questa parte, però, sono cambiate alcune cose, ho fatto altre esperienze che mi hanno portato a contatto diretto con molta gente, ed ho scoperto che questo contatto mi piace molto e dà sensazioni ben diverse dai medesimi obiettivi che cercavo di raggiungere con la scrittura. Quell'urgenza (per usare un termine molto gradito agli addetti ai lavori) che prima cercavo di esprimere con le parole, sulla carta, adesso cerco di esprimerla diversamente.
Da tempo avevo un'idea nel cassetto che ho cominciato a sviluppare da poco, ma mi sono subito reso conto che gli stimoli sono diversi.
Sto scrivendo questo di getto, d'istinto, cosa per me inusuale, e già questo la dice lunga. Ma adesso mi va così. Non sono abituato a mollare, perché quando inizio una cosa mi piace portarla a termine, mi piace ancora scrivere, ma allo stato attuale delle cose non mi stupirei se il treno fosse veramente arrivato all'ultima fermata.   

16 commenti:

Anonimo ha detto...

Che è successo, Ciccio??? Io lo so che tu non molli, ma so anche che difficilmente scrivi di getto, e ciò presuppone una sorta di black out...Chi ha un cervello, (e tra me e te non ce l'ho io) conosce quasi tutte le proprie potenzialità...di solito è quel "quasi" che ti frega. Igor

Ben ha detto...

Ciao Ciccio!
Di cose ne sono successe tante, positivamente e negativamente, ma la domanda che mi viene spontanea appena mi metto a scrivere è: perché?

Ciao Igor, in bocca al lupo per i tuoi spettacoli.

Ines ha detto...

Caro Ben e cari amici del Rifugio,
salve!
Questo tuo quesito, Ben, mi sta come una spina nel fianco, sai?
"Perché scrive?" chiedeva recentemente un giornalista a uno scrittore affermato. Quest'ultimo ha risposto: "Perché è l'unica cosa che so fare".
Risposta molto discutibile, a mio giudizio, per svariate ragioni. Ma quella che vorrei condividere con voi è la mia impressione che volesse mascherare una buona dose di presunzione dietro l'abitino "leggero" della modestia. È una mia opinione, naturalmente: di quelle sensazioni "a pelle", diciamo così.
Tu, caro Ben, non sei persona da maschera, lo so.
Sei riuscito a trovare la tua personale risposta a questo "perché"?
Un caro saluto

Ben ha detto...

Ciao Ines,
non so chi fosse lo scrittore affermato. Io, anche volendo, non avrei potuto dare una risposta come la sua, per motivi che mi sembrano anche troppo palesi.
Perchè continuo a scrivere? Perchè lo faccio?
No, al momento non ho risposte.
Forse dovrei fare un passo indietro per rivedere ciò che mi aveva spinto a farlo, ricominciare da lì.
Forse.
Ma il passato è passato ed io devo fare i conti con il presente e, se guardiamo la vita come una continua evoluzione, non potrebbe essere questo l'inizio di un nuovo cambiamento?
Rifletto su tante cose, rifletterò anche su questa.

Ines ha detto...

Caro Ben,
poco conta - secondo me e certamente condividerai - chi sia lo scrittore. E poco conta (sempre secondo me)se una persona potrebbe oppure no dare queso tipo di risposta: si torna sulla "soggettività" del giudizio di cui abbiamo già parlato.
Ciò che non mi convince è questa risposta (ricalcata da una frase di Kafka, mica tanto per scherzare!): se chiedono "perché scrivi" vogliono sapere le motivazioni (personali, interiori ...) che ti spingono a esprimerti attraverso la scrittura.
È forse cavarsela a buon prezzo rispondere "scrivo perché è l'unica cosa che so fare"? Ed è sicuro, lo scrittore in questione, di saperlo fare?
Ma forse ho divagato e continuo a farlo. Scusami.
Eppure il tuo interrogarti sul "perché" continuare a scrivere mi ha riportato a questa riflessione, che esula dalle tue scelte e dal corso dei tuoi pensieri e dei tuoi percorsi di vita.
Un caro saluto.

Ines ha detto...

Caro Ben, buongiorno.
Comunque - per tornare, spero, nel tema - credo che lo scrivere non scaturisca da un interrogarsi sulla questione.
Mi spiego meglio: chi scrive per passione (e non per mestiere e/o per un ambiguo "non so fare altro")lo fa finché avverte come intensa quella pulsione allo scrivere; quando essa diminuisce o scompare non vedo perché ci si debba interrogare tanto sul perché, tranne casi particolari.
Tra i casi particolari ne cito uno, come esempio: ho un grande desiderio/bisogno di scrivere ma contemporaneamente non ho voglia di focalizzare l'attenzione su questo.
Scrivere può essere un'esperienza che accompagna tutta la vita, una parte di essa, si può smettere e riprendere a farlo più e più volte, si può considerare - a un certo punto dell'esistenza umana - una fase realizzata e conclusa.
Ciò che conta, secondo me, è che scrivere corrisponda esattamente a ciò che si desidera fare in quel momento.
Cosa ne pensi/pensate? :-)
Buona giornata

Ben ha detto...

Cara Ines, cari rifugiati,
intanto buongiorno, poi ritorno.

Ben ha detto...

In questo momento sento questo è lo scrivo. In questo momento desidero scrivere e lo faccio. In questo momento sento di dover dire qualcosa e scrivo.
Ma allo scrivere, al mio scrivere, è sempre seguito un momento di condivisione. Non ho libri nel cassetto o diari segreti da custodire. Dal più banale gioco di rime al romanzo, passando per le canzoncine (ri)scritte per le più disparate occasioni, tutto è leggibile, su carta o sul web.
In questo momento potrei scrivere, ma non necessariamente condividere, senza seguire le strade già percorse in precedenza.
Ma allora mi chiedo: ha senso scrivere qualcosa che rimane destinato a me stesso? Forse sì, per affinare un pensiero, per sviluppare una riflessione. Ma lo stesso risultato non si può raggiungere con il solo ragionamento o dialogando con qualcuno?
La scrittura ha cambiato la vita dei miei ultimi sette anni, di questo ne sono certo; continua a piacermi scrivere, ma adesso mi sento spinto altrove.
Poi, come dici tu, Ines, si può smettere e riprendere a piacimento.
L'idea rimane lì, quel poco di scritto rimane lì, niente viene cancellato.

Anonimo ha detto...

Caro Ben da quello che leggo non è vero che vuoi smettere di scrivere.
Stai semplicemente scrivendo in modalità diversa dal solito.
Magari questo non porterà a leggere nel breve un tuo nuovo libro, ma di certo
quello che ti va di scrivere adesso e che di getto lasci nel tuo cassetto è il "seme"
di un cambiamento. E i cambiamenti fannno bene.. i cambiamenti rinnovano.

Dedicati alle "urgenze" e vedrai che la scrittura tornerà a bussare alla tua porta senza
che nemmeno te ne accorgi.

Un abbraccio, JOSIL

Ben ha detto...

Ciao Josil,
per ora mi metto in standby, in attesa degli eventi, poi vedremo.
Rinunciare alla scrittura mi sembra comunque impossibile.
Saluta le tue donne.

Ines ha detto...

Buongiorno, cari Ben e Josil. Buongiorno agli amici del Rifugio.
Sono d'accordo con Josil sul fatto che stai scrivendo comunque, Ben, ma in modo diverso, dettato forse da un desiderio personale di rinnovamento, che - almeno per ora - esclude la condivisione.
Nulla di assoluto, secondo me, e tutto soggetto a costante revisione e/o ripensamento, senza per questo dover pensare di aver sbagliato, qualunque sia la strada intrapresa.
Se ha senso scrivere soltanto per se stessi, ti chiedi, caro Ben.
La mia esperienza mi porta a risponderti, senza alcun dubbio, sì.
Il desiderio di condivisione, se e quando nasce, è un passaggio successivo.
Scrivere è - a mio avviso - la risposta a un bisogno personale, prima di tutto. Il resto può esserci oppure non esserci: diventa una scelta consapevole, vicina alla razionalità. Scrivere è impulso, ben diverso (sia chiaro) dallo scrivere d'impulso. :-)
Buona giornata!

Ben ha detto...

Cara Ines, condivido.
Tu dici anche: scrivere è la risposta ad un bisogno personale.
Ecco, io direi: una risposta.

dania ha detto...

Ciao, Ben.

Scrivere, non scrivere... siamo tutti qua a porci questa domanda, mentre siamo attorniati da fogli e foglietti coi più disparati appunti.
Una persona autorevole, cui, a seguito di non so neppure più quale delusione, avevo detto "sarà meglio che io cambi hobby", mi ha risposto semplicemente: "Cara dania, la scrittura non è un hobby".
Come non dargli ragione? Gira e rigira, siamo ancora qua... e stiamo scrivendo.
Forza, Ben, quel famoso foglio bianco, ne sono sicura, sta ancora aspettando.
Ciao. dania

(Ciao Ines: e' bello trovarti qua.)

Ben ha detto...

Ciao Dania,
la tua visita mi fa molto piacere.
Il foglio, non del tutto bianco, saprà aspettare. In questo momento trovo altre "attività" più vicine al mio modo di sentire.
Poi, se e quando riprenderò, magari avrò più cose da raccontare.
Ciao Dania, ritorna, se vuoi.

Deborath ha detto...

Ciao Roberto, è da così tanto tempo che non ci sentiamo: da quando sei andato via da WP non ho più i tuoi aggiornamenti e così riesco a seguirti di meno...
Volevo solo lasciarti un caro saluto e dirti che io credo che scrivere sia la tua vita e in qualunque modo tu lo faccia (per te stesso o per condividerlo con gli altri) è un dono che ti è stato fatto e fa parte di te, non credo riuscirai a liberartene facilmente...
Sono certa che le esperienze "altre" che stai facendo ti daranno l'ispirazione per qualcosa di grande...
Ti lascio un abbraccio pieno pieno d'affetto.
A presto.
Deborath

Ben ha detto...

Ciao Deborath,
che piacere leggerti qui al Rifugio.
Spero che sotto il tuo nuovo albero di Natale possa trovarci... notti serene, e non solo quelle.
Vieni a trovarmi, se ne hai voglia, in fondo c'è solo da cliccare su un indirizzo leggermente diverso.
Ti ringrazio per le parole che hai lasciato, sai come sarebbe bello se si avverasse!

Ti abbraccio anch'io.
Mi raccomando, fa che il tuo sorriso continui a risplendere.