venerdì 9 ottobre 2026
lunedì 5 ottobre 2026
Diciotto anni dopo: Il Rifugio è maggiorenne!
Il 5 ottobre di diciotto anni fa affidai alla rete il mio primo pensiero, non senza un piccolo batticuore. Oggi, in silenzio, questo spazio compie diciotto anni e diventa maggiorenne.
È
stato un viaggio lungo e viscerale, incredibile per certi versi, fatto di
parole seminate nel tempo, di idee condivise, di incontri inattesi, di confronti
e di lunghe solitudini. Ogni articolo scritto, ogni commento ricevuto e ogni rilettura
notturna hanno donato un’anima a questo posto, rendendolo speciale, almeno per
me, anche oggi che il frastuono si è spostato altrove, nelle piazze affollate
dei social.
Qualcuno
entra, legge con discrezione e poi, sfiorando la porta, esce e se ne va.
Ho
anche tentato di approdare altrove, poi mi sono reso conto che la vita di
questo luogo non si misura dalle voci, ma dalla continuità, e sono rientrato.
Grazie
di cuore a chi c’è stato fin dal primo giorno, a chi ha intrecciato i propri
passi ai miei lungo il percorso e a chi continua a leggermi nell’ombra.
Custodire
uno spazio per diciotto anni non è semplice. È un atto d’amore, non sempre
facile.
Ma la storia non finisce qui. Il viaggio continua.
mercoledì 30 settembre 2026
Gesù di Nazaret – Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione – Joseph Ratzinger - Benedetto XVI (Libreria Editrice Vaticana – 2011)
Leggere i libri di Papa Ratzinger è sempre illuminante.
In passato avevo letto due libri
della trilogia su Gesù. Adesso ho terminato anche il terzo, non in ordine cronologico.
La sensazione che ho avuto
leggendo queste pagine è stata quella di non capire niente, ma in senso buono.
Mi spiego meglio: Ratzinger
scrive bene, in maniera fluida e comprensibile, avvalendosi talvolta di esempi
e riepiloghi schematici che aiutano nella comprensione e nella sintesi.
Più volte ho esclamato dentro di
me: «Che testa che ha quest’uomo! Ma come fa?»
Fa collegamenti impensabili per
noi persone comuni, forse nemmeno immaginabili; analizza le parole fino a farne
un’autopsia; paragona i sinottici e ne evidenzia le impercettibili differenze,
spiegandone il perché, quando c’è e anche quando non c’è; si sofferma sui
motivi per cui è stata usata una preposizione e non un’altra. E potrei
continuare.
È per tutti questi motivi che
rimani lì, pensando di non capire nulla: uno legge i versetti, sì, vede che non
sono uguali ma che il concetto non cambia, e prosegue, passandoci sopra come su
delle strisce pedonali.
Un libro che sarebbe non da
leggere, ma da studiare con le Scritture accanto per averle a portata di mano
ogni qualvolta vengono richiamate.
E così ti accorgi di quanto sia bello
imparare qualcosa in più da persone che, con semplicità, e magari “abbassandosi”
di molti gradini, riescono a farti vedere dove il tuo sguardo non arrivava.
martedì 29 settembre 2026
domenica 27 settembre 2026
Cher ami,
Cher ami,
Ci siamo salutati da poco, l’eco della festa
risuona ancora dentro di noi.
Tutti desideravano scambiare con te un’ultima
parola, carpire un ultimo sguardo. E, in quel frammento di tempo in cui le
nostre voci si sono incrociate, ti ho consegnato un lembo della mia anima.
Come conciliare il dolore del distacco e la gioia per una persona cara che torna alle proprie radici? Nella tempesta dei miei sentimenti ho cercato una bussola, e l’ho trovata nella speranza.
Una speranza che si faccia custode del passato,
per non perdere quello che ci hai lasciato e che abbiamo condiviso.
Una speranza che si faccia auspicio per il
futuro, un filo invisibile che renda possibile ciò che è improbabile… perché
sappiamo bene entrambi che le migliaia di chilometri di polvere e acqua che ci
divideranno non si ridurranno facilmente fino a tornare a zero. Ma per il cuore
non esiste distanza che possa davvero separare.
E allora buon proseguimento. Che la luce guidi il
tuo viaggio e che Dio ti accompagni sempre.
Ciao, mon ami.
venerdì 25 settembre 2026
L'attesa è una polvere che copre le parole
Non chiedo più il permesso di esistere.
C’è una stanza scura nell’editoria dove i manoscritti aspettano. Aspettano mesi, anni, a volte il silenzio, altre volte una lettera prestampata che chiede denaro per trasformare un sogno (o l’illusione?) in carta. È una giostra antica, stanca, dove tutti gridano per farsi ascoltare e pochissimi si fermano a sentire.
Io non ho più tempo per i calendari degli altri. Quando un pensiero si compie, quando una storia trova la sua forma, ha bisogno di respirare, subito, non tra due anni o dopo la benedizione di qualcuno.
Così apro la porta, sciolgo le parole nel vento e lascio che trovino la loro strada, da sole. È un atto di libertà. È scavalcare il muro della burocrazia dell’anima per guardare negli occhi chi legge, senza filtri, senza sconti.
Ogni tanto, solo per misurare la lunghezza del mio passo, metto una storia in una busta e la spedisco a un concorso. Un banco di prova asciutto, un gesso sulla lavagna per vedere se il tratto tiene.
La mia vera casa è in questa urgenza di dire. Senza chiedere scusa, in barba a ogni pregiudizio. Perché una pagina scritta che resta chiusa in un cassetto, per me non è altro che una forma di solitudine.
giovedì 10 settembre 2026
Credo nella bellezza delle imperfezioni e nel loro potere salvifico
Ci sono crepe che non vanno nascoste, ma illuminate.
Viviamo immersi nella
ricerca ossessiva di un’ideale di perfezione che non ci appartiene: profili
social impeccabili, carriere senza sbavature, relazioni da copertina. Ma la
verità è che la perfezione è fredda, statica, sterile. Non lascia spazio alla
crescita e, soprattutto, non esiste.
Sono i nostri errori, le
nostre cicatrici e i dettagli “fuori posto” a renderci umani, unici, autentici
e irripetibili. Un po’ come quell’arte giapponese, il cui nome mi risulta
difficile da ricordare, che ripara la ceramica frantumata evidenziando le crepe
con l’oro: ciò che era rotto diventa ancora più prezioso proprio attraverso la
sua storia.
Accettare l’imperfezione
non significa accontentarsi, ma liberarsi dal peso delle aspettative
irrealistiche. È un atto di coraggio che ci salva dalla tirannia del dover
essere sempre “perfetti” e ci restituisce la libertà di essere semplicemente
noi stessi.
I difetti non sempre sono... un difetto.
Guarda le tue crepe: è lì che hai smesso di
nasconderti.
domenica 30 agosto 2026
Novità in arrivo: cosa succede dopo Trilogia Imperfetta
Nella parte finale di Trilogia Imperfetta avevo scritto:
«Non so se scriverò ancora. Non lo escludo, ma non lo so.»
Invece ho scritto ancora.
Come era emerso durante l'intervista radiofonica su Radio Pistoia Web durante il mese di luglio scorso (che potete ascoltare/guardare qui), ci sono ben due progetti pronti: un nuovo romanzo e una raccolta di... ?
Non è stato facile scegliere a cosa dare la precedenza, ma alla fine ho optato per il romanzo. Per l'altro progetto dovrò pazientare un po' (magari il 2027!).
Chi mi conosce sa che non amo aspettare i lunghi tempi editoriali, quindi a breve comincerà questa nuova avventura.
Intanto voi leggete Trilogia Imperfetta, così non rischiate di accumulare troppe letture! 😉
lunedì 24 agosto 2026
Amatrice, dieci anni dopo
Quella notte arrivò una telefonata inaspettata.
Don Luigi è morto lo scorso anno.
Non è più rientrato a casa sua.
Qui sotto il brano, già presente in Ventisette.
«Roberto, sono Don Luigi. Qui ha fatto il terremoto. Io sto bene. Ha spianato tutto. Ci sono i morti, ma io sto bene. Avverti tutti tu.»
Erano le 04.11 del 24 agosto e queste sono le parole che
ho sentito rispondendo al telefono, in piena notte.
Don Luigi è lo zio di mia moglie, fratello di mia
suocera. Abita ad Amatrice, dove Cinzia e mia suocera, che sono nate lì,
avevano trascorso qualche giorno di vacanza fino alla domenica precedente. Io
no, quest’anno non ci sono potuto andare, come Sara.
In famiglia ci siamo messi in moto per fare quello che lo
zio aveva detto ed abbiamo avvertito gli altri parenti mettendoli al corrente
di quella notizia.
Poi è cominciata la ricerca, quasi spasmodica, di
notizie: internet, televisione.
Cominciavano ad arrivare le prime testimonianze, ma
soltanto la luce del giorno ha saputo dare l’idea di quello che era accaduto.
Il resto è ancora notizia di cronaca.
Su internet sono alla continua ricerca di notizie, video,
foto, per cercare di capire, per vedere se riesco ad intravedere quel che resta
delle case dei parenti, o solamente per intercettare, nelle foto, un volto
conosciuto e poter dire: «È vivo!»
Alcune persone a noi care non ce l’hanno fatta.
Le notizie di questi giorni mi provocano dolore come se
anch’io fossi nato in quel posto e provo un senso di frustrazione e di
impotenza perché adesso vorrei essere lì, come tanta altra gente, a dare una
mano.
Così guardo quei soccorritori che lottano contro il tempo
per tentare di salvare una vita umana come se fossi uno di loro.
Così guardo quei volontari che distribuiscono pasti caldi
come se fossi uno di loro.
Poi guardo quelle persone colpite dalla tragedia, ma non
sarà possibile immaginare nemmeno lontanamente quello che stanno provando loro.
Amatrice, mi hai ospitato molte volte per le vacanze estive e adesso nutro un senso di colpa nei tuoi confronti, perché mi sono accorto di te nel momento in cui non ci sei più.
Ho in mente l’ultima foto che ti ho scattato dalla Croce
dell’Eremo, dopo una passeggiata in mezzo al bosco: una panoramica che ti
riprende tutta, dalla curva delle suore fino alla Chiesa di Sant’Agostino.
Così non ti rivedrò più.
Ma spero di rivederti, un giorno, forse ancor più bella.
Emozioni, agosto 2016
domenica 23 agosto 2026
Fermo Immagine - Racconto (2022) - Selezionato per l'Antologia del Premio di Letteratura Ponte Vecchio 2026
Mi sembra quasi impossibile che sia trascorso così
tanto tempo. Fino a una certa età ci sentiamo forti, invincibili. Poi cambia
tutto nel volgere di pochi anni.
Dicono che porto bene la mia età, ma non è così:
sono sordo, ci vedo meno, i riflessi sono rallentati.
Adesso me ne sto seduto davanti alla finestra, avvolto
in un pannolone intriso di piscio caldo, e guardo la vita degli altri che passa
davanti a me.
È come un film muto. Immagino di essere al di là
di quel vetro che mi separa dalla vita, quella vera, e di essere un attore,
magari uno dei protagonisti. Il silenzio avvolge le mie giornate, mentre le
voci della TV fanno da sottofondo alla mia esistenza.
I miei figli non capiscono. Sono bravi, per l’amor di Dio, ma non capiscono che non sono più quello di una volta. Forse non vogliono accettare il fatto che sia invecchiato. Quando non rispondo, gridano. Si arrabbiano quasi. Ma io ho bisogno dei miei tempi. Non lo fanno per cattiveria, per loro sono ancora giovane, forte, con la testa a posto. Ma quella mi sta abbandonando. I ricordi si stanno affievolendo. Le parole a volte non escono. Restano i pensieri.
giovedì 6 agosto 2026
Il mio angolo sospeso
La notte ha dato il cambio al giorno, spegnendo i rumori della città e lasciando nel giardino solo l’essenziale.
L’erba fresca respira piano, impregnata dell’umidità della sera. Un tavolo di ferro battezzato da mille stagioni, una sedia che conosce a memoria la forma dei miei pensieri e, poco più là, la sagoma di un ombrellone chiuso: una sentinella che ha finito la sua guardia al sole e ora riposa, lasciando libero il cielo stellato in un’oscurità profonda e silenziosa.
In mezzo a questa solitudine, il rettangolo luminoso del monitor aperto taglia la penombra e proietta bagliori tra i fili d'erba e il metallo del tavolo.
È un punto esatto dello spazio e del tempo dove i confini del mondo reale sembrano
sfumare.
È il mio angolo sospeso.
Il cursore lampeggia sullo schermo, ritmico come un battito cardiaco. Il foglio digitale è una tela vuota che non fa paura, ma chiama. Basta premere il primo tasto, rompere il silenzio della notte con quel picchiettare leggero, per sentire il perimetro del giardino dissolversi.
Lì, tra il profumo della terra e la penombra degli arbusti che mi circondano, tutto diventa possibile.
Nessun limite geografico. Nessun vincolo di tempo. Posso tracciare sentieri inesplorati, evocare volti dimenticati, riavvolgere il nastro degli anni o inventare domani che non esistono ancora. Posso esplorare le ombre del mio universo interiore o tuffarmi nelle vite degli altri, cambiare il finale delle storie, ricucire gli strappi e dare forma al caos, un colpo di dita alla volta.
Il mondo dentro casa dorme.
Io resto qui fuori, immerso nel buio, nell’attimo perfetto in cui il contatto con i tasti trasforma l’invisibile in sostanza.
martedì 4 agosto 2026
Francesco – Il primo italiano di Aldo Cazzullo (HarperCollins – 2025)
Anche questo libro è andato e, come mia consuetudine, condivido le mie impressioni da semplice lettore.
Francesco d’Assisi non è
stato solo una figura religiosa, ma il primo a dare un’identità culturale e
linguistica a quella terra che oggi chiamiamo Italia. Scrivendo il Cantico
delle Creature in volgare anziché in latino, ha scelto di parlare
direttamente al popolo, ponendo le basi della nostra lingua. Questa è, in
sintesi, la tesi di fondo dell’autore.
Quello che emerge dalle
pagine è il ritratto di un uomo del suo tempo: un giovane benestante con
ambizioni cavalleresche che, a un certo punto, compie una scelta di rottura
radicale con la famiglia e la società dell’epoca.
Il libro si legge bene.
La scrittura è essenziale, veloce e ricca di aneddoti, il che rende la lettura
fluida e adatta a chi cerca un ritratto divulgativo, senza troppe pretese
accademiche. Alla portata di tutti. Chi desidera un approfondimento specialistico
dovrà probabilmente rivolgersi ad altre fonti: l’opera non aggiunge molto sul
piano della ricerca storica pura, ma ha il grande merito di rispolverare la
figura di Francesco, restituendo un ritratto umano a chi magari ne conserva un’immagine
fin troppo idealizzata.
sabato 18 luglio 2026
Come l'arancio amaro di Milena Palminteri - Bompiani (2024) - Le mia esperienza
Avevo voglia di misurarmi con un libro vincitore di un premio. E questo ha vinto il Bancarella del 2025.
Sono
stato conquistato dal titolo, un po’ perché mi piace e un po’, forse, per
deformazione professionale, con quella pianta che ho conosciuto come Citrus Aurantium tanti anni fa, e che, insieme ad altre
essenze, mi fece penare non poco per ricordarne il nome.
L’inizio
non è stato facile e devo ammettere che la lettura procedeva lentamente. L’uso
del Siciliano mi costringeva spesso ad andare a leggere il glossario,
opportunamente messo nelle ultime pagine. Ho pensato di mollare, facendo
un’ipotesi, o meglio, una proporzione matematica: stai a vedere che i vincitori
stanno a me come l’uva sta alla volpe.
Poi, ho
lasciato perdere il glossario e mi sono lasciato conquistare dalla musicalità
del dialetto, perdendo il significato di qualche parola, ma intuendo gli eventi
narrati in quelle frasi.
Ho
resistito e ne è valsa la pena. Un bel romanzo e un gran bell’esordio per
l’autrice.
La
trama, il significato, le recensioni e tutto il resto li lascio a Internet: di
questo libro è scritto dappertutto.
A me resta la bella sensazione di aver letto qualcosa di bello, in cui l’autrice non ha semplicemente documentato una realtà storica, ma l’ha resa viva, trasmettendone tutta l’ingiustizia e il peso, per certi versi soffocante.
martedì 14 luglio 2026
Si passa ad altro
L’estate
arriva e l’aria di vacanza porta via con sé quello che è stato, lasciando
spazio a un tempo più leggero, perfetto per ricaricarsi e poi ripartire.
Qualcosa di nuovo, dopotutto, è già lì che aspetta.
È tempo di voltare pagina, anche per Trilogia Imperfetta. Il libro resta disponibile e ordinabile ovunque per chi vorrà scoprirlo, anche se l’esperienza mi suggerisce che chi era interessato si è già… interessato.
Utilizzerò
questi mesi caldi non tanto per promuoverlo – rischierei solo di essere
insistente – quanto per concentrarmi sul futuro.
Sarà una
pausa estiva, sì, ma attiva.
martedì 7 luglio 2026
L'Angolo di Maria - Intervista su Radio Pistoia Web
Ieri è successa una cosa bella.
Quella che doveva essere una semplice intervista sul mio libro Trilogia Imperfetta si è trasformata, quasi senza accorgermene, in una specie di viaggio nel tempo.
Tra una
domanda e l'altra si sono riaperti cassetti che non toccavo da anni. Sono
riemersi piccoli aneddoti, risate lontane e frammenti di un passato che aspettava
solo la parola giusta per tornare a galla.
È stato
un dialogo informale, leggero come una chiacchierata tra vecchi amici, ma con
quella strana magia capace di scavare a fondo e rimettere in circolo la vita.
In fondo
i libri nascono proprio da lì: da tutto ciò che abbiamo vissuto, custodito e, a
volte, dimenticato, ma che è ancora inconsapevolmente presente in noi.
Grazie a Radio Pistoia Web e al simpatico regista Federico Fagioli, tanto accaldato quanto disponibile.
E grazie a
Maria Lorello per aver saputo ascoltare, non solo le risposte, ma anche i ricordi tra le righe.
E chissà
se anche voi, guardando l'intervista o leggendo il libro, ritroverete qualcosa di voi stessi.








