mercoledì 30 dicembre 2020

Eccolo, sta arrivando!

- Guarda, c'è una porta aperta.

- Cosa ci sarà dietro?

- Si intravede una luce. Andiamo, avviciniamoci.

- Aspetta, chi ci dice che sia sicuro?

- Vuoi restare qui, al buio?

- No di certo!

- E allora non ci resta che andare a vedere!

- Dobbiamo varcare la porta?

- Dobbiamo, al di là c'è il 2021.

- Mamma mia! E se fosse peggio del 2020?

- Per saperlo dobbiamo attraversare la porta ed entrare.

- Va bene, andiamo!


Auguri di Buon Anno!

E speriamo che lo sia davvero!

Noi mettiamocela tutta.

lunedì 28 dicembre 2020

Come scarponi rabberciati

Circa dodici mesi fa, mentre ci scambiavamo gli auguri, nessuno avrebbe immaginato che il 2020 andasse nel modo in cui è andato. 

Un anno di cui è stato detto di tutto e anche di più, in tutte le salse. Da alcuni giorni, però, c’è una speranza chiamata vaccino e proprio da questa vorrei partire per fare una breve riflessione su quello che per me ha rappresentato questo 2020 e per vedere se c’è modo di salvare qualcosa.

A marzo ci fu la prima chiusura, che ci fece riscoprire alcuni aspetti della nostra vita che sembravano scomparsi. Ritrovammo una inaspettata umanità, l’altro cominciò ad assumere forma e ad avere un nome. Ci sentivamo soli, avevamo paura, ma in quella situazione ci aggrappammo alla forza e all’energia che ci proveniva dagli altri che, talvolta inconsapevoli, si stavano prendendo cura di noi. Non sto parlando dei medici, degli infermieri e di tutte quelle persone invisibili che stavano tirando avanti il paese, ma di quelli che, facendo cose forse mai fatte prima, ci strappavano un sorriso oppure una lacrima, pensando sempre che un giorno sarebbe andato tutto bene. 

A marzo ho cantato per l’ultima volta in pubblico con i miei due amici. 

Abbiamo ritrovato la nostra interiorità stando fra le mura di casa e il tempo per farci riscoprire ciò che avevamo nascosto. Allora ci siamo riscoperti coltivatori, giardinieri, falegnami, hobbisti, capaci di fare, costruire, creare piccole cose che in quel momento ci sono sembrate grandissime.

È stata la primavera in cui ho ritrovato la voglia di scrivere e di farlo con costanza.

Abbiamo imparato a vivere la nostra spiritualità in casa, seguendo le dirette in tv o suoi social. Non dimenticherò mai quell’immagine di Papa Francesco, un gigante davanti ad una piazza vuota in cui era confluito il mondo intero, e le parole tratte dalla sua Enciclica, che più avanti recita così: L’esistenza di ciascuno di noi è legata a quella degli altri: la vita non è tempo che passa, ma tempo di incontro.”

Abbiamo scoperto di essere fragili e non onnipotenti, ma anche che siamo migliori di quanto pensavamo di essere, pur essendo troppo timidi per ammetterlo a noi stessi.

Questo il mio augurio per il prossimo anno: che possiamo prendere consapevolezza che siamo migliori di quanto vogliamo far vedere.

È vero, ci portiamo dietro ferite, lutti e tutte le altre difficoltà incontrate in questo 2020.

Ci sentiamo rotti come un paio di scarponi che abbiamo cercato di riparare in tutti i modi, perché il desiderio è quello di non fermarci, ma di continuare il cammino, proseguendo oltre quel 31 dicembre che ci immette nel 2021.

sabato 26 dicembre 2020

Fuori soffia il vento. Allora si va in diretta, nel vento!

Natale è passato. 
Oggi giornata di "riposo". 
Fuori fa fresco e tira vento.
Cosa fare in una giornata rossa di calendario e per decreto?

Ma è semplice:

Si va in diretta, In diretta nel vento!


I Pooh mi perdoneranno? 
😬

martedì 22 dicembre 2020

Quest'anno, i miei auguri...

Natale è alle porte.

Natale è quel periodo in cui si concentra tutto quello che di buono può uscire dalle persone. Siamo tutti più buoni, più gentili, più comprensivi, più altruisti, più disposti verso l’altro, più…, più…, più…

Natale è periodo di scambio di auguri.

Questo vale per molti, perché la straordinarietà di questa festa è che viene festeggiata anche da chi non crede in quel Bambino nato in una mangiatoia.

Quest’anno, però, è difficile anche scambiarci gli auguri, perché abbiamo bene in mente quello che sta accadendo da molti mesi a questa parte. Sarà un Natale diverso da sempre, speriamo l’unico, dove non potremo fare tutto quello che non puoi fare mai, come canta una canzone dal sapore natalizio e, mai come quest'anno, il regalo più bello che potremmo desiderare sarà la vita, The greatest gift they'll get this year is life, come dicono le parole di un’altra canzone.

Per molti sarà un N.A.D, un Natale A Distanza.

Negli ultimi mesi abbiamo imparato nuove parole e nuovi acronimi, ma abbiamo scoperto anche nuove paure, che per un po’ ci hanno uniti. Poi, venute meno in tutto o in parte, siamo tornati quelli di prima, in tutto o in parte.

Forse, però, qualcosa ci è rimasto.

Allora, quest’anno, desidero farvi i miei auguri con una poesia di Kahlil Gibran.

L’altro


Il tuo prossimo
è lo sconosciuto che è in te, reso visibile.
Il suo volto si riflette
nelle acque tranquille,
e in quelle acque, se osservi bene,
scorgerai il tuo stesso volto.
Se tenderai l'orecchio nella notte,
è lui che sentirai parlare,
e le sue parole saranno i battiti
del tuo stesso cuore.
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo,
sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Non precipiteranno
se tu non precipiterai con loro,
e non si rialzeranno se tu non ti rialzerai.

 

Buon Natale. 

domenica 20 dicembre 2020

Se ogni giorno fosse come Natale

Fra la canzoni natalizie, questa è una delle mie preferite. 

Perché la voce di Elvis è meravigliosa. 

Perché quando la canto mi piace proprio cantarla. 

Perché parla di un sogno troppo bello (per avverarsi). 

Perché parla di un sorriso di un bambino, 

che vale molto più di ogni altra cosa.


martedì 15 dicembre 2020

Wow, che sorpresa!

Primo classificato? Wow, che sorpresa!

Questo è stato il primo pensiero quando ho letto l'esito di un contest al quale avevo partecipato con un racconto.

Un racconto, Il riflesso della luna, che avevo scritto tempo fa e che avevo revisionato per l'occasione. 

Sono quelle piccole gioie che spronano ad andare avanti, mettono di buonumore e donano alla giornata un'aria di lietezza.

Clicca qui sotto e... buona lettura!


Lo Stato Brado - Contest "Il filo rosso"


domenica 13 dicembre 2020

Ma i sogni no

Anche Paolo Rossi è morto.

Sì, anche, perché in questo 2020 tante persone se ne sono andate, come sempre, più di sempre.

Covid o non Covid, ci hanno lasciato anche coloro che, in qualche modo, ci hanno fatto emozionare, sognare, gioire. Basti pensare, solo negli ultimi tempi, a Gigi Proietti, Stefano D’Orazio, Diego Armando Maradona, e adesso Paolo Rossi.

Ero da solo in macchina, stavo andando a lavorare (sono fra quei fortunati che ha potuto continuare a farlo) quando ho sentito alla radio la notizia.

“Noooo, ma nooo!” Queste sono state le parole che ho detto, pronunciate fino a quando la commozione mi ha impedito di parlare.

In fondo non lo conoscevo, l’ho visto di sfuggita lo scorso anno sul treno che da Milano mi riportava a casa, un paio di mesi prima che l’Italia chiudesse per coronavirus. Eppure la notizia mi ha fatto commuovere.

Quando Paolo Rossi divenne Pablito io avevo diciassette anni.

Mi aspettava un’estate da trascorrere sopra un libro per riparare una materia e i suoi gol al mondiale me la resero più leggera. Non mi rendevo conto di quanto fosse importante quella gioia collettiva in quella stagione, solo dopo lo avrei capito.

Dopo la finale vinta contro la Germania, come gran parte degli italiani, fui preso da una gioia incontenibile, e mi precipitai in strada aspettando i cortei delle macchine con le bandiere, per esultare con qualche sconosciuto assalito dalla stessa contentezza. Ricordo la voglia di poter parlare di questo con il Borzo, il Giuba, il Maso, Luca e gli altri compagni di classe dai quali, però, mi separavano quasi due mesi.

In quella estate, giocando a calcio sopra le mattonelle roventi di una pista da pattinaggio, se segnavi un gol di rapina si diceva di aver fatto un gol come Paolorossi, tutt’attaccato.

Le persone entrano a far parte della nostra vita, conosciute o meno conosciute, a volte anche per una sola emozione, un solo ricordo che ci regalano. E quando le abbiamo dentro restano con noi, sempre.

Non muoiono mai, proprio come i sogni.

 

 

giovedì 3 dicembre 2020

Pensieri da confinamento - La piazza

Ti guardi indietro, in questo anno, e ti rendi conto che una volta c'erano gli abbracci, le strette di mano, le carezze, i baci, gli incontri con gli amici, le feste di compleanno, le passeggiate tra la gente, i viaggi, la spensieratezza, la serenità... 

Oggi è tutto avvolto da un manto di tristezza. Senti le notizie, senti di persone che non ci sono più, senti di ospedali pieni con personale in affanno, senti di malati, di lavoro che svanisce...

Ti accorgi di ciò che in questo momento non c'è più.

Il Natale si avvicina, ed il Natale è un momento di speranza.

Mi sono tornati in mente alcuni versi che scrissi una decina di anni fa.

La piazza

L’ultima foglia è ormai caduta.

Per aria ha volteggiato

più e più volte,

adesso giace sul selciato.

La piazza è vuota.

In piedi, un po’ in disparte,

la guardi e non ci credi.

Nessuno.

Pensi, indugi, ti giri, te ne vai.

Ma il pensiero torna là.

Discorsi, discussioni,

grida, silenzi,

allegria, incomprensioni.

Immagini che tornano,

suoni che echeggiano.

Ti volti e guardi: nessuno.

Ascolti attentamente

dentro la tua mente.

Ecco, sono lì le voci!

E quel rumore,

un ritmo cadenzato

dettato dal tuo cuore,

riprende.

Il succedersi dei passi.

C’è gente nella piazza.   


venerdì 27 novembre 2020

Venerdì 27 novembre, sì, ma del 2009

Quel venerdì 27 novembre 2009 feci la mia prima diretta in televisione, su  TVL, con il libro Il treno delle 7,18. Insieme a me, un'associazione a cui sono ancora affezionato. 

Credo che possiate immaginare bene quali potessero essere le mie emozioni, prima della trasmissione e dopo.

Metto il video dell'ultima parte.

   

E metto il brano finale di quello scrissi dopo essere uscito dagli studi televisivi.

"Si è fatto buio.

Ho acceso il cellulare che avevo precedentemente spento. È arrivato un messaggio: mio padre. Ne è arrivato un altro da mia figlia Sara che ha scritto: “Grande pa’! Ci vediamo dopo l’allenamento.”

Ho sorriso e ho pensato che due anni prima si era persa una mia intervista radiofonica perché doveva studiare.

Ho guardato l’orologio, sono entrato in macchina e l’ho messa in moto: c’era ancora tempo per fermarmi a casa di mio padre e poi, prima di rincasare, andare in libreria a prendere un libro, ordinato giorni fa, per i miei bambini del catechismo.

Dopo cena, mia moglie Cinzia ed io siamo andati in piscina a riprendere Sara che, in auto, ha voluto sapere tutto.

Una volta a letto, prima di addormentarmi, ho prolungato quella giornata con i miei pensieri. Poi ho spento la luce e, pochi attimi dopo, una mano è venuta a prendere la mia."

Tutto è ancora presente dentro di me.


giovedì 26 novembre 2020

Pensieri da bar e non solo

 Non sono mai stato un frequentatore di bar.

Solo da piccolo, quando ci andavo perché i miei genitori ci lavoravano. Era un modo per stare con loro, che non vedevo quasi mai a casa. Partivano che era ancora buio, la mamma faceva avanti e indietro per dare il cambio a mio padre che rientrava dopo la mezzanotte.

Sentivo, però, i discorsi che si facevano: politica, sport, chiacchiere di paese, gossip (questo lo si direbbe oggi), curiosità, caccia, pesca, ecc. A quei tempi si discuteva molto anche durante una partitina a carte. Ricordo il pomeriggio della domenica, con la sala piena di gente e di fumo. A niente serviva l'aspiratore, che veniva anche spento perché faceva rumore. Allora gli anziani indossavano il vestito e il cappello della festa. Prima di rientrare a casa compravano un sacchetto di caramelle oppure un croccante o due bighelloni.

Oggi, tutta un'altra cosa. 

Quest'anno, così particolare, speriamo unico, ha un argomento che predomina su tutti gli altri, bar o non bar: quel Covid, che sta cambiando la vita di tutti e che sta uccidendo, fra le altre, tante persone che hanno fatto la nostra storia. 


martedì 24 novembre 2020

Stasera si canta. Molto Ben!

Una volta c'erano le cantine, dove cantanti e musicisti si facevano le ossa ed iniziavano i primi passi nel mondo della musica.
Oggi ci sono le taverne, dove anziani appassionati di canto si rintanano per far fronte al coprifuoco imposto dal covid.
E allora stasera si canta! Giusto per giocare un po'.

Signore, Signori, 
di Valerio Negrini /  Camillo Facchinetti,
"Dove comincia il sole".
Canta Ben!



                                                                                                                                     

 

domenica 22 novembre 2020

Incontro al mattino - Avventura terminata

Ci siamo. 
È arrivato il momento di chiudere la "campagna" di Incontro al mattino. 
Mi ero dato due mesi per mettere a disposizione questo romanzo qui sul Rifugio, rivolgendomi specialmente a persone conosciute.
Ma un libro, si sa, è un prodotto strano.
La precedente esperienza avuta con "La chiusura del cerchio", mi aveva insegnato che con gli ebook, se non si è presenti sugli store, le richieste si esauriscono in poco tempo.
È stato così anche questa volta.
È stata una bella avventura, pur con tutti i limiti che un libro virtuale può avere.
Una presentazione è improponibile, se non accompagnata da un cartaceo da toccare, da sfogliare, da distribuire. Le domande che di solito vengono fuori in eventi del genere, sono affidate al web. Questo vale anche per i commenti. Questi ultimi sono stati riportati da alcuni sul blog, mentre di più sono arrivati in privato, così come le domande. Ma questo non ha permesso uno scambio, una discussione o altri approfondimenti, se non parzialmente ed in maniera individuale.
Confermo quanto scritto qualche post fa, cioè che sono molto soddisfatto, anche se non è mancata qualche piccola delusione. 
Ma come cantava Morandi nella canzone "Grazie a tutti", per tanto tempo stata la sigla finale delle serate canore fatte con i miei amici Giancarlo e Simone,

Grazie a tutti
Con il cuore a tutti quanti,
A chi mi vuole bene,
A chi mi ha insegnato ad andare avanti
Ed anche a chi mi ha fatto male,
Mi è servito ad imparare, 
Grazie a chi mi ha detto no,
Al sorriso di un bambino,
A una donna, alla mia sposa.

Fra i romanzi che ho scritto, Incontro al mattino è quello a cui sono più affezionato, quello che mi piace di più, e non perché è l'ultimo ad essere stato scritto.

Per questo motivo sto pensando ad un'altra avventura, al di fuori del blog.




venerdì 20 novembre 2020

Ancora 24 ore

Incontro al mattino


Disponibile su
Il Rifugio di Roberto
fino al 21 novembre



 

martedì 17 novembre 2020

Ancora pochi giorni

Incontro al mattino sarà disponibile fino al 21 novembre.

Restano ancora pochi giorni per richiederlo, gratuitamente, attraverso l'apposito modulo che trovate sul lato destro del blog.

Lo riceverete in tre formati, in modo da scegliere quello che meglio fa al caso vostro.

E dopo il 21 novembre, cosa accade?

Dopo quella data, nella mia testa, c'è da cominciare a pensare al futuro.



sabato 14 novembre 2020

Lo spirito di marzo

Ho aperto una pagina bianca per scrivere un post, pensando al periodo attuale e ripensando a quello analogo vissuto alcuni mesi fa, in primavera. Sono trascorsi circa otto mesi da allora, eppure sembra passata un'eternità. Ho incrociato un post che scrissi in quei giorni, Dal di dentro

Sembra così lontano quel tempo.

Eravamo animati da uno spirito inconsueto, forse perché vittime di una paura verso qualcosa di sconosciuto che ci rendeva tutti ugualmente smarriti e vulnerabili. Poi quella paura è svanita e siamo tornati come prima, pensando di essere invincibili, onnipotenti, inattaccabili. E se quel male invisibile deve colpire, colpirà, ma non noi.

Avevamo visto gesti di solidarietà, mentre adesso sembra in atto una corsa al si salvi chi può.

Siamo di nuovo vittime di una paura, diversa da quella di otto mesi fa. 

Forse perché lo spirito è diverso.



lunedì 9 novembre 2020

E se fosse il sogno degli scrittori?

Nei giorni scorsi, in uno scambio di battute fra colleghi, quelle che diciamo continuamente per rendere più leggera la giornata, dissi una cosa riguardo alla scrittura e ai sogni che l'accompagnano. 

Stavo scherzando su di me, di fatto mi stavo prendendo un po' in giro, ipotizzando una domanda sui sogni degli scrittori.

Stavo dicendo ai miei colleghi che uno dei sogni di "noi scrittori" è quello di fare addormentare il lettore, accompagnandolo nel sonno nella maniera più serena possibile. Essere una delle ultime azioni della giornata di una persona, che termina di leggere la pagina, mette il segnalibro, appoggia il libro sul comodino, spegne la luce e... buonanotte.

Stasera ho cercato su Youtube delle immagini riguardante i funerali di Stefano D'Orazio, batterista dei Pooh, autore di testi, di musical, scrittore, insomma, un artista a tutto tondo.

Mi sono imbattuto nella lettera che scrisse quando decise di lasciare il gruppo. Fra tante frasi, una mi ha colpito in modo particolare perché molto vicina alla mia idea di sogno espressa poco fa:

"... forse scrivere il mio libro, sperando che qualcuno possa dimenticarlo aperto su qualche comodino."

mercoledì 4 novembre 2020

FINO AL 21 NOVEMBRE

Care amiche e cari amici del Rifugio, 

fra un paio di settimane Incontro al mattino non sarà più disponibile qui sul blog. Mi detti un tempo di due mesi per renderlo disponibile gratuitamente a coloro che fossero stati interessati a riceverlo.

È un periodo che può sembrare breve, ma per un ebook, che non è presente negli store online e la cui esistenza è divulgata attraverso un blog ed un social, è un tempo lungo se non lunghissimo.
Come accade per tutto quello che è virtuale, anche un libro digitale deve sottostare alle leggi e ai tempi del web: tutto passa e se ne va.

All'inizio non avrei scommesso una lira, ma questa esperienza, fino ad ora, è andata oltre la più rosea aspettativa, grazie ai lettori che lo hanno richiesto e che, sul blog o in privato, mi hanno lasciato il loro commento.

L'ebook continuerà ad essere disponibile qui al Rifugio, 
gratuitamente, 
FINO AL 21 NOVEMBRE.

 

martedì 3 novembre 2020

La solitudine dei numeri uno (?)

La scomparsa di Gigi Proietti mi ha rattristato. Come molti, lo conoscevo per la sua bravura artistica. Mi ha fatto provare emozioni: mi ha fatto ridere e, quando diventava serio, mi faceva pensare o commuovere.

A lui sono legati alcuni ricordi della mia vita: quando da poco sposato, con mia moglie attendevamo di festeggiare il nuovo anno guardando un suo spettacolo in tv, oppure quando è riuscito a portarmi a teatro, con Sara ancora piccola dirottata a dormire dai nonni per non mancare quell’appuntamento.  E poi di nuovo a teatro, qualche anno dopo, questa volta anche con Sara.

È un dono che hanno gli artisti: sottolineare con la loro arte alcuni momenti della nostra vita, rendendoli indelebili.

Da ieri ho avuto modo di ascoltare alcune interviste. Molti lo hanno ricordato per la sua bravura, milioni di persone lo hanno amato per la sua bravura artistica. Tanti hanno parlato di Gigi. Pochi, fra quelli che ho potuto sentire, hanno parlato di momenti trascorsi con Luigi.

Un comico ha raccontato di quando lo aveva invitato ad una trasmissione, alla fine della quale erano andati insieme ad un ristorante. “Lì Gigi ha continuato il suo show, raccontando barzellette fino alle tre di notte, tanto che la gente ha smesso di mangiare per ascoltarlo ed applaudirlo.”

A quel punto mi sono domandato quanto sia possibile per un artista così amato, un numero uno, staccarsi dal personaggio pubblico ed essere semplicemente una persona.

E chissà se tu, con tutte quelle persone che ti chiamavano Gigi, hai mai sentito il desiderio di essere soltanto Luigi.

mercoledì 28 ottobre 2020

La maschera.

Significato di "Maschera", liberamente tratto da internet, quindi basato su solide basi scientifiche. 👀

Mascheraapparecchio che, applicato sul viso, si presta a ottenerne una contraffazione o a renderne impossibile il riconoscimento; è di solito fatto di cartapesta, stoffa o altro materiale plastico ed è impiegato a scopo magico o rituale (per es. per raffigurare con efficacia antropomorfica l'essenza divina o demoniaca), bellico (per incutere terrore al nemico), scenico (per sottolineare con materiale evidenza il carattere e la funzione di un personaggio), di divertimento (come quelli per lo più grotteschi e spesso molto semplificati che si usano per il carnevale).

È incredibile, è quasi tutto vero!
La persona in questione è irriconoscibile. Boh, chi sarà mai?
Se ne intuisce una vaga bellezza. Diciamo che è bello. Anzi, no, è un tipo. Un tipo brutto.
Incute sicuramente terrore.
Il carattere è sicuramente evidenziato. La sua funzione anche.

Unico appunto: non si usa per divertimento e non è sicuramente da usare per carnevale.

Mettiamola questa maschera, non scherziamo!

martedì 27 ottobre 2020

27 ottobre 2018 - Due anni fa avvenne

 

Esattamene due anni fa, per la prima volta in vita mia, ricevetti un premio per qualcosa che avevo scritto, arrivando terzo ad un concorso nella mia Montemurlo.
Non lo ritirai personalmente, a farlo fu mia moglie Cinzia. 
Insomma, lo ricevetti senza riceverlo o non lo ricevetti pur ricevendolo, fate voi. 😁
«Guarda tu che situazione, proprio oggi...» pensai.
Ma quel giorno non potevo proprio rinunciare ad un altro impegno: si apriva l'anno del dopocresima, c'erano nuovi ragazzi da conoscere e da accompagnare per un po'

L'angolo d'infanzia è stato inserito a puntate qui sul Il Rifugio. Con la funzione "Cerca nel Rifugio" potete trovarlo, se vi va.
Tuttavia, un po' riadattato, ha trovato anche un'altra collocazione. 
Provate a indovinare dove.


domenica 25 ottobre 2020

La bellezza di un abbraccio

Il Covid ha tolto molto alla vita di tutti noi. Molte volte ha tolto la vita, stravolgendo l'esistenza di molte persone e di molte famiglie.

Ha tolto tante libertà, ha costretto a cambiare le abitudini, ha costretto a anche a far ripensare gli stili di vita e a far capire quanto fossero importanti alcuni gesti, apparentemente "normali" o dati per scontati, la cui importanza è stata capita proprio quando non potevano più esser fatti.

Io, al momento, sono stato risparmiato dal virus. E per questo mi ritengo fin qui fortunato. A me, per ora, ha tolto qualcosa di cui si può fare anche a meno. 

Ma una cosa mi manca pesantemente: la possibilità di abbracciare. Per me l'abbraccio ha sempre significato molto e quel contatto mi manca più di ogni altra cosa.
Era una modo di salutare una persona cara, un modo per far sentire la mia vicinanza, la mia amicizia, il mio amore, il mio affetto, ma anche uno scambio di tutto ciò. Era calore, conforto, gioia, dolore. Era il riempimento di un silenzio, per arrivare là dove le parole non potrebbero arrivare. Era uno scambio, un contatto reciproco che apriva l'anima all'altro. Era intesa, fiducia, incoraggiamento.  E perché no? Pace.

Ma un abbraccio è anche molto di più, un insieme di emozioni e sensazioni impossibile da descrivere, talmente intenso che ogni parola sciuperebbe la sua bellezza.
 

sabato 24 ottobre 2020

Un'immagine indimenticabile

Credo che sia difficile cancellare questa immagine dalla memoria. 

Credo anche che sia difficile dimenticare quel periodo.

Sto leggendo l'ultima enciclica di Papa Francesco, Fratelli tutti. C'è un punto che recita così:

Una tragedia globale come la pandemia del Covid-19 ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si può salvare unicamente insieme. Per questo ho detto che «la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. […] Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli».

venerdì 16 ottobre 2020

A proposito dei precedenti libri

A seguito dell'uscita di Incontro al mattino, alcuni di voi (che ringrazio) mi hanno chiesto qualche notizia riguardo ai libri precedenti, in particolare se di alcuni c'era ancora qualche copia disponibile o una versione ebook.

A loro ho già risposto, ma approfitto di questo spazio per dire che non ci sono più copie cartacee dei libri precedenti, grazie a Dio sono andati esauriti. 

Qui al Rifugio potete trovare, a puntate, la versione web di Quattro passi. Basta guardare nelle colonne a destra della pagina del blog, mentre qui ho creato una pagina con una piccola presentazione.

Esiste una versione ebook di Nel mezzo della notte, come già scritto qualche mese fa. Per richiederlo c'è solo da compilare il modulo di richiesta presente sulla pagina del blog.

Grazie.


domenica 11 ottobre 2020

Un anno fa avvenne

QUESTO È QUELLO CHE SCRIVEVO NELL'OTTOBRE 2019


È trascorso un anno da allora, quando non sapevo (e forse nemmeno immaginavo) che avrei scritto Incontro al mattino

In quel post scrivevo che in dieci anni erano cambiate molte cose, e del mio tentativo di raccontare tutte le bellezze di quel periodo in un e-book, La chiusura del cerchio.

La vita era cambiata, e con lei le forme di scrittura che avevo cercato di portare avanti, accompagnate da emozioni sempre nuove e sempre diverse.

domenica 4 ottobre 2020

Una finestra speciale

 Spostando alcuni libri dalla scrivania, mi è venuta in mente una delle tante volte in cui sono stato in libreria.

Credo che sia capitato anche a voi di ritrovarsi fra tanti libri, così tanti da non sapere quale scegliere. Le loro copertine ti sorridono e sembrano voler dire “Sono qua, leggimi”. E tu, per non far torto a nessuno, vorresti lasciarti conquistare da quel sorriso e prenderli tutti. Ma non si può.

Allora cominci a sfogliarli, uno ad uno, assaggiandone qualche pagina scelta a caso, per capire quale vuoi veramente. La scelta è difficile, se non hai le idee chiare in partenza. Riponi un libro e il rito si ripete con un altro, fino a quando non trovi quello che ti ispira fiducia. “Sì, questo lo prendo”.

Soddisfatto te ne vai alla cassa e non vedi l’ora di farti accompagnare a casa da lui.

Altre volte sei talmente indeciso che alla fine non prendi niente, e te ne vai insoddisfatto, con un senso di incompletezza, come se avessi perso la possibilità di vedere una parte di mondo, come se avessi rinunciato ad aprire una finestra in una splendida giornata di sole primaverile, perdendone tutta la sua bellezza.

Perché un libro è anche questo: una finestra che si apre sul mondo della fantasia.

mercoledì 23 settembre 2020

Il successo

Durante questi primi giorni di vita di Incontro al mattino, ho cercato di comunicare questa novità a conoscenti ed amici.

In tanti si sono congratulati, un vero atto di fiducia considerato che ancora il romanzo deve esser letto.

Altri mi hanno augurato di avere successo.

Ringrazio tutti dal profondo del mio cuore.

La parola “successo” mi ha fatto riflettere.

Che cos'è il successo?

Per un appassionato di bici può essere una buona prestazione, la vittoria di una corsa, fare un percorso ed impiegare meno tempo della volta precedente, viaggiare godendosi un bellissimo panorama.

Per un appassionato di pesca può essere vincere una gara, pescare un pesce con il quale è stata ingaggiata una sfida, la soddisfazione di rimetterlo subito in acqua per donargli di nuovo la libertà.

Avere successo sul lavoro, potrebbe voler dire utilizzare le proprie capacità che poi ti fanno avere una bella qualità di vita.

Per un artista, arrivare alla gente e ricavarne da vivere.

Se volete, continuate voi.

Ma nel caso di questo romanzo, con le caratteristiche descritte nei post precedenti?

Che cos'è il successo…

Che cos'è il successo?

Mi verrebbe da dire: vedere esaudito il desiderio di condividere con altri, attraverso una storia, un pezzo di sé.

Con la consapevolezza che la scelta di questa condivisione è nelle mani altrui.

Subito dopo mi si è presentata un’altra domanda:

Desiderio o bisogno di condividere?

lunedì 21 settembre 2020

Incontro al mattino - Pronti? Via!

Ci siamo! Il momento è arrivato. 
Da oggi Incontro al mattino è disponibile su questo blog, gratuitamente, a semplice richiesta.
Si tratta di un romanzo, in versione e-book. 
Qui puoi trovare le istruzioni per richiederlo e per poterlo leggere sul tuo supporto.
Per me si tratta di una nuova esperienza, della quale sono già contento, che spero di poter condividere con te, per continuare insieme un percorso che iniziò nel lontano 2004, con quel Quattro passi che dette inizio a tutto. Bene, non mi resta che augurarti BUONA LETTURA!


 

domenica 20 settembre 2020

Tutto è pronto - La griglia di partenza


Amiche ed amici del Rifugio, tutto è pronto.
Aspettiamo solo che il semaforo verde si accenda.
L'avventura di Incontro al mattino sta per iniziare.
A supportarlo coloro che lo hanno preceduto.


 Buona fortuna!

sabato 19 settembre 2020

-2. Incontro al mattino in breve

Elena e Marco, due dei tre protagonisti di Nel mezzo della notte, si ritrovano dopo oltre quindici anni dal loro ultimo incontro avvenuto alla Vecchia Torre del loro paese.

Allora c'era un'amicizia da verificare e da rivitalizzare, un sentimento che sarà messo alla prova da un altro ancora più forte che li sorprenderà: l'amore.

Ma può un'amicizia, rimasta in silenzio fino a quel momento, trasformarsi inaspettatamente in amore?

domenica 13 settembre 2020

Carlo Acutis. Per i ragazzi che domani inizieranno l'anno scolastico

In una recente visita a La Verna, mi fu dato un volantino in cui si parlava di Carlo Acutis.

Era la prima volta che sentivo quel nome, ma non la prima che sentivo di ragazzi che avevano vissuto la loro breve vita in un certo modo. 

Anni fa, per esempio, con un gruppo di ragazzi della Parrocchia di Montemurlo mettemmo in scena una rappresentazione su Michele Magone, un discolo dell'oratorio di Don Bosco che morì in odor di santità.

Ho cercato così qualche notizia di Carlo Acutis su internet. 

Metto il collegamento ad un articolo del Corriere della Sera.

Ognuno di noi, credente oppure no, si farà un'opinione.

Io spero che questo ragazzo sia un esempio per molti altri, a prescindere dal credo religioso.

Alla prossima.

venerdì 11 settembre 2020

Incontro al mattino - Dal 21 settembre

Cari avventori del Rifugio,

avevo anticipato che Incontro al mattino sarebbe stato disponibile a partire dal mese di settembre. E così sarà.

Dal 21 settembre, chi vorrà, potrà richiederlo attraverso il modulo che trovate su questo blog. 

Chi invece sa già come contattarmi, può semplicemente richiedermelo e la cosa si fa più semplice.

Incontro al mattino è gratuito.

L'ebook è in formato .epub, che viene letto dalla maggioranza dei lettori. Sullo smartphone è sufficiente avere una app tipo Google Play Libri, su pc Freda per Windows. Se avete un lettore Kindle invierò il file in formato .mobi. Insomma, in qualche modo faremo, ma questi sono aspetti tecnici.

Invece a me piace parlare di altri aspetti. 

In questo romanzo ho voluto parlare ancora una volta di sentimenti importanti, senza la pretesa di volerli approfondire, ma con il solo scopo di farci riflettere un po' sopra. Attraverso i personaggi, quindi, ho scritto di amicizia, di amore, di fede. Di quest'ultima non avevo ancora parlato, nei romanzi precedenti, come l'ho fatto questa volta.

Non è un romanzo autobiografico, ma, inevitabilmente, c'è tanto di me.

A presto.




sabato 22 agosto 2020

Incontro al mattino

Ormai manca poco, non sto più nella pelle, settembre è alle porte.

Sto riprovando le emozioni di una "prima", come da alcuni anni non mi capitava più.

Incontro al mattino è un libro (dovrei dire un e-book) nato dalla voglia di riscrivere qualcosa per il gusto di scrivere, lasciando andar la penna dove va

Non avevo un titolo, non avevo un finale, e questo per me è una novità, ma ho scritto quello che mi andava di scrivere, facendomi trascinare dai personaggi, ai quali mi sono affezionato subito, tanto da sentire la loro mancanza nei giorni in cui non li incontravo. Poi sono arrivati anche il titolo ed il finale.

È stata anche una prova di pazienza, perché da molto tempo non mi misuravo più con un romanzo. Negli ultimi anni mi sono dedicato più ai racconti o alla riscrittura di testi per canzoni da utilizzare in piccoli spettacoli teatrali per i quali curavo la sceneggiatura.

Avevo proprio voglia di scrivere una storia così, in cui sono presenti molti dei valori in cui credo e che mi hanno accompagnato sin qui, dei quali non avevo mai scritto prima in maniera così esplicita.

Bene, non resta che aspettare ancora un po'.

Intanto godiamoci ancora questo spiraglio d'estate.

Buone vacanze.

domenica 26 luglio 2020

Nel mezzo della notte - Nuova edizione ebook

Nel 2005 usciva Nel mezzo della notte, il mio primo romanzo, edito da Mosaico Edizioni Firenze.
A distanza di quindici anni, ho desiderato riproporre una nuova edizione in formato ebook, una versione “quasi uguale” alla precedente.
Non è un’operazione nostalgica, un tentativo di ripercorrere un’esperienza che fu sì magnifica, ma che si è conclusa da tempo e che non si ripeterà. Con questa edizione elettronica, che già sperimentai nel 2016 con La chiusura del cerchio, vorrei far conoscere, o far ricordare, alcuni personaggi che torneranno fra poche settimane, protagonisti di un nuovo romanzo dal titolo Incontro al mattino.
Chi è interessato non deve fare altro che contattarmi per avere l’ebook per e-mail o tramite Whatsapp. Per questo motivo ho inserito un apposito modulo di contatto sul blog. Chi invece sa già come contattarmi, può farlo privatamente.
L’ebook è gratuito.
Spero di potervi augurare Buona lettura!


P.s. 
Se qualcosa non dovesse funzionare nel modulo di contatto, lasciate un commento e vedremo come risolvere.


sabato 28 marzo 2020

Dal didentro


Stavo pensando a questo periodo così strano, così diverso, un periodo assassino che ci costringe a riflettere e riconsiderare le priorità, forse sbagliate o date per scontate, della nostra vita.
Pensavo che non è trascorso tanto tempo dal periodo in cui ci facevamo gli auguri per l’anno che stava arrivando, un anno bisestile, con le battute del caso.
Poi sono arrivate le notizie di una nuova malattia che si stava affacciando in Cina, con immagini nuove di quel posto, gente costretta a chiudersi in casa per non morire. Immagini e situazioni nuove per molti di noi, ma quella terra era lontana, sebbene nell’era della globalizzazione.
Poi quel virus è arrivato da noi, ma ci sembrava ancora lontano, abituati come siamo a pensare che le cose brutte riguardino sempre gli altri.
E invece in poco tempo si è espanso, non solo da noi, ma in tutto il mondo, soprattutto in una certa fascia del mondo.
Siamo rimasti increduli, stupiti, dubbiosi, poi impauriti.
Tante le domande sui perché, sui perché proprio a noi.
Situazioni nuove, anche per coloro che, ancora in vita, riescono a raccontare delle guerre passate e delle analogie con il nostro periodo.
Già, ancora in vita, perché tante di quelle persone sono state le prime ad essere divorate dal nuovo virus, portandosi dietro le loro storie, le loro testimonianze, i pianti dei loro cari che non le hanno potute rivedere. Portate via da camion militari in altri luoghi, perché i loro non erano più in grado di ospitarli.
Pensavo ai giorni in cui sono state accese luci ed esposte bandiere sui balconi, balconi che sono diventati improvvisamente palcoscenici, calcati per non sentirsi soli e per non far sentire soli, per comunicare la voglia di vivere, per sentirci in compagnia, ormai costretti in casa per non fare vincere il nemico.
Pensavo al nemico, invisibile, artefice della nuova guerra mondiale, che ci ha fatto capire la nostra piccolezza, la nostra vulnerabilità, che ha stanato i nostri difetti e le nostre megalomanie.
Pensavo a coloro che stanno dando la loro vita per salvare gli ammalati, pensavo a coloro che stanno mettendo a disposizione degli altri i doni che hanno ricevuto nascendo.
Pensavo ai discorsi fatti dai nostri governanti, provando ad immaginare cosa hanno provato dovendo comunicare le loro scelte, ai discorsi del Presidente della Repubblica,
Pensavo alle preghiere di Papa Francesco, toccato da immagini eloquenti ed indimenticabili: lui solo, ma non da solo, insieme all’infinito, con una piazza deserta e bagnata dalla pioggia sullo sfondo.

C’è un senso a tutta questa situazione? Forse no.
O forse sì.
Forse sì, se riusciremo a mettere a frutto gli insegnamenti che questa tempesta ci sta dando.
Forse sì, se riusciremo a manifestare questa voglia di fraternità e di comunità che abbiamo riscoperto in questi giorni.
Forse sì, se riusciremo a rispettare il mondo che ci ospita.
Forse sì, se riusciremo a continuare ad alimentare questo senso di solidarietà.
Forse sì, se riusciremo a capire che un’egoistica solitudine non porta a niente.
Forse sì, se riusciremo a capire che invece non siamo soli e che insieme si possono affrontare meglio le difficoltà.
Non sappiamo come sarà il nostro dopoguerra, al momento non sappiamo nemmeno se lo vedremo e quando questa guerra finirà.
Non sappiamo se, passata la paura, prevarrà quello che stiamo imparando o se ognuno riprenderà a far finta di niente e di nessuno, esattamente come prima.
Se ne usciremo, ne usciremo cambiati.
I cambiamenti portano con sé dubbi, paure, ma anche curiosità, stimoli, nuove energie.
Sicuramente non sarà facile. Tutto quello che stiamo vivendo adesso ne è la prova e noi dobbiamo tentare di interpretare questi tempi affinché siano migliori quelli che verranno.

Pensavo a molti hashtag nati a seguito del virus: portano con sé fiducia, speranza, amore.
Non ho potuto fare a meno di pensare ad altre tre parole: Fede, Speranza, Carità.

In attesa di nuove strette di mano e di nuovi abbracci, nuove vite vengono al mondo.

giovedì 26 marzo 2020

Fuori la paura - I Nomadi con Paolo Belli

E' una canzone uscita da pochi giorni, nata a seguito degli eventi scatenati dal Covid-19.
Spesso non riusciamo a dare le parole ai nostri pensieri. Meno male che ci sono gli artisti a farlo per noi.


Come hanno detto loro: ... e che sia di buon auspicio.

domenica 22 marzo 2020

Parlaci del dare - Da "Il profeta" di K. Gibran




Parole quanto mai attuali pensando a chi, in questi particolari momenti, si sta prodigando senza sosta.


sabato 21 marzo 2020

È primavera... ♪ ♪


♪♪ È primavera, ma quante mascherine... ♪♪
Per sdrammatizzare un po', verrebbe voglia di cantarla così.

Per quest'anno, invece, dobbiamo pazientare 
restare a casa.

venerdì 20 marzo 2020

Non solo numeri


Ogni giorno, alla stessa ora, assistiamo all'elencazione dei numeri relativi alla pandemia del Covid-19.
Sembra di assistere all'esito di una qualunque tornata elettorale, con cifre, percentuali, andamenti grafici. Più o meno contagiati, più o meno guariti, più o meno morti rispetto al giorno precedente, i numeri totali.

A questi numeri, poi, seguono commenti di come va letto quell'andamento o quell'altro dato. Ed è tutto così freddo, così matematico.

Ma dietro ad ogni numero c'è una persona, con un volto, una storia, una famiglia, una sfera di affetti. Una persona con una vita, che non sarà più la stessa d'ora in poi.

Questa condizione sta cambiando tutti noi, dentro e fuori. Non tutti per la verità: c'è ancora chi non ha capito la gravità della situazione e, in barba ai divieti e ai consigli, continua imperterrito come se niente fosse.
Questo perché, forse, pensiamo che il male riguardi sempre gli altri. Ci sentiamo onnipotenti, invincibili, invulnerabili. Ma se provassimo a pensare che i prossimi potremmo essere noi, allora sapremmo rispettare di più anche gli altri.
Chi entra in un ospedale a causa del Covid-19, se riesce ad entrarci, ha due possibilità: guarire o morire. Fra i tanti dubbi e le tante paure, una sola certezza: quello che seguirà avverrà senza avere accanto nessuna persona cara.

Allora, dietro a quei numeri, penso che ci sia anche lo sguardo di coloro che sono usciti di casa, sulle proprie gambe o sopra una barella, guardando negli occhi le persone care che hanno arricchito la loro vita fino a quel momento, con la paura che quegli occhi, quegli sguardi, non abbiano più un'altra possibilità di incrociarsi.

sabato 14 marzo 2020

Andrà tutto bene


Caro Rifugio,
in questo periodo così strano, ed allo stesso tempo incredibile per molte generazioni di persone, mi sei tornato in mente.
Da molto tempo non mi affacciavo in questo posto virtuale, nel quale mi sono rifugiato tante volte, ed oggi ho deciso di lasciare alcuni appunti, un post, per cercare di esprimere quello che provo, quello che sento.
Cerco di farlo, perché la situazione è così stravolgente che non sono sicuro di essermi pienamente reso conto di quello che sta accadendo.
La vita, fino ad oggi, ci ha riservato la sua parte più semplice, quella più bella, senza problemi così evidenti da coinvolgere l’intero mondo, tutto assieme. Gli anziani che hanno vissuto una guerra, fra coloro che ancora sono in vita, probabilmente hanno vissuto qualcosa di simile, ma alcuni di loro dicono che non è la stessa cosa.
Fino a ieri siamo stati egoisti, individualisti, per certi versi prepotenti. Così vicini fra noi, ma mai così distanti.
Oggi un virus invisibile agli occhi ci fa riscoprire, nel pericolo e nell’incertezza globale, l’importanza dei rapporti umani, proprio perché, per il bene comune, ci sono stati temporaneamente sconsigliati.
Riscopriamo o scopriamo l’importanza dei valori umani, ma anche l’importanza di quelle persone che rischiano la propria pelle per un bene più grande, quello di tutti.
E mi commuovo.
Mi commuovo a vedere la foto dell’infermiera che si addormenta sulla testiera, sfinita dopo un turno infinito.
Mi commuovo a vedere la gente che tenta di stare vicina ed unita agli altri attraverso la tecnologia.
Mi commuovo quando vedo in televisione le persone che si affacciano ai loro balconi per applaudire altre persone, che in quello stesso momento rischiano in prima persona, o che cantano e suonano pur di non rinunciare a quel contatto, visivo e sonoro, che per ora ci resta.
Mi sono ritrovato a seguire un rosario in diretta Facebook. Mai avrei pensato che potesse accadere, ma è stato bello vedere che non ero solo, e che insieme ad altri non volevo rinunciare a quel momento così intenso e così speciale.
Adesso è importante capire quanto ognuno di noi sia importante per gli altri e quanto gli altri siano importanti per noi.
Oggi, forse, lo abbiamo capito. Speriamo di non scordarcelo quanto tutto questo sarà finito. Perché prima o poi finirà.
Mai come oggi riscopriamo il significato di frasi che ci siamo ritrovati in eredità.
Dalla letteratura abbiamo ricevuto parole come “Uno per tutti, tutti per uno”, dalla musica canzoni come “Gli altri siamo noi”, dal Vangelo parole come “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
Era possibile accorgersi prima di tanta bellezza?
Sì, era possibile, ma oggi ce ne siamo accorti. E allora facciamone tesoro.
Andrà tutto bene!
A presto.