giovedì 21 novembre 2019

Il riflesso della luna - quinta ed ultima puntata


Il Gattinopiccolocosì stava sonnecchiando quando si sentì prendere per la collottola senza avere il tempo di rendersi conto di quello che stava accadendo. Si ritrovò in una gabbia e, in men che non si dica, nel portabagagli di una macchina che partì a tutto gas.
«Che sta succedendo?» pensò tremante e impaurito.
Si rannicchiò nell’angolo di quella gabbia e, se possibile, si fece ancora più piccolo.
Al buio, sobbalzando a causa delle asperità della strada, sperava che quello fosse soltanto un brutto sogno.
Improvvisamente la macchina si fermò, il portabagagli fu aperto, la gabbia venne sollevata, la porticina fu aperta, lui fu fatto uscire, la gabbia fu riposta, il portabagagli fu richiuso, l’auto ripartì.
Il Gattinopiccolocosì si ritrovò sul lato di una strada sconosciuta. Era come stordito. Non sapeva dove si trovava e perché. Impaurito e solo cercò di mettersi al riparo, se non altro per capire cosa stava succedendo. Attraversò di corsa quella strada, ma ne vide un’altra. Si trovava al centro di due grandi strade. Non sapeva cosa fare, non sapeva dove andare. Trovò riparo sotto una siepe di oleandri che separava le due enormi strade dove le macchine correvano a più non posso. Vi si accucciò sotto. Quella notte non riuscì a dormire, per il rumore, per la paura e per la fame. E così per le notti successive. Rimase lì per giorni e giorni.

«Chissà cosa sarà successo» pensava il Piccoloumano che non vedeva più arrivare il suo piccolo amico al loro appuntamento serale.
E così, la stessa domanda per le sere successive. Una domanda talmente assillante da renderlo insonne o da turbargli il sonno della notte.

Una sera il Piccoloumano, disteso sul lettino dopo aver atteso invano l’arrivo del Gattinopiccoloscosì, si mise ad ammirare la Grandesferagialla che brillava nella Grandeoscurità.
La fissò.
«Oh, Gattino, quanto vorrei che tu fossi qui».
Continuò a fissarla e ad immaginare di essere di nuovo insieme a Gattino.

Nonostante il frastuono delle macchine, al Gattinopiccolocosì parve di aver sentito il richiamo di una voce familiare.
Battagliò contro la sua debolezza e, vincendo la fame e la paura, provò a spostarsi dal quel rifugio sotto la siepe. Così facendo intravide la Grandesferagialla nella Gradeoscurità. Una lacrima scese giù inumidendogli il pelo del musino.
«Piccoloumano, dove sei?»

Il Piccoloumano fu richiamato in casa per andare a letto. Gettò l’ultimo sguardo alla Grandesferagialla.
«Buonanotte Gattino».
Il Gattinopiccolocosì ritornò verso il rifugio sotto la siepe. Gettò l’ultimo sguardo alla Grandesferagialla.
«Buonanotte Piccoloumano. Ti ritroverò, non temere: una nuova luna sorgerà».
Udirono in lontananza alcuni rintocchi di un campanile. Che curioso quel suono: a loro parve il battito di un cuore.
Poi si addormentarono. Sulle loro labbra si disegnò una lieve smorfia che aveva le sembianze di un sorriso.

domenica 17 novembre 2019

Il riflesso della luna - quarta puntata


Il Piccoloumano non dette tempo di rispondere al Gattinopiccolosì che subito partì con il racconto.
«C’era una volta un uomo che doveva lasciare il suo paese. Viveva lì da circa venti anni. Era una persona importante e ben voluta da tutti. Ma un giorno, per il suo lavoro, che non era un vero e proprio lavoro, gli fu imposto di andare in un’altra città. Questo lo rattristò molto, ma decise di organizzare una festa per avere modo di salutare tutti quanti, o perlomeno la maggior parte di quelli con i quali si volevano bene reciprocamente. La serata fu molto allegra, ma quell’allegria terminò quando, con l’ultimo saluto, si consumò l’ultimo atto della sua vita in quella città. Tutti se ne andarono, riprendendo la strada di casa. Lui si coricò nel suo letto, incrociò le braccia dietro la testa e si mise a fissare la luna attraverso la finestra aperta. Era una bella, limpida e mite notte d’estate e nel cielo stazionava una grande luna piena. Guardandola, gli tornarono in mente, uno dietro l’altro, tutti i momenti belli trascorsi in quella città. Immerso in quei ricordi, non si rese conto del tempo che era trascorso, così rapido ed intenso da sembrargli una breve eternità. Si risvegliò da quei pensieri e subito fu colto dall’ansia di ciò che lo attendeva, l’ansia dell’ignoto. La luna aveva già percorso una curva nel cielo e la voce del campanile lo avvertì che era tardi, che era ora di dormire. Aveva sentito tante volte quella voce, ma quella volta gli parve diversa, più dolce, più gentile. Così si alzò per chiudere la finestra. Ma prima indugiò ancora un attimo, con la maniglia in mano, e fissò di nuovo la luna attraverso il vetro, prima di accompagnarla fuori con un lento movimento delle braccia. E fu in quel momento che la sua faccia formò un solo volto con quella sfera luminosa che sembrava immobile nel cielo stellato. Quell’uomo sorrise e gli sembrò che la luna ricambiasse quel sorriso. Poi si rimise nel letto, mentre la luna riprese il suo cammino. Da allora ogni volta che si sentiva solo guardava la luna; in quel modo riviveva i bei momenti trascorsi con i vecchi amici e la solitudine svaniva. Il giorno seguente, mentre saliva in auto per partire verso la nuova destinazione, indugiò ancora qualche istante. Riguardò la sua casa, i suoi luoghi, il campanile e pensò: “Stasera una nuova luna sorgerà”. Si accomodò sul sedile, chiuse la porta e mise in moto. Rimase alcuni istanti immobile con le mani sul volante, poi ingranò la marcia e partì».
«Wow!» esclamò il Gattinopiccolocosì. «Che storia. È già finita?»
«Oh, è tardi, devo rincasare. Forse anche tu devi farlo» disse il Piccoloumano.
Con le Zampeunpopiùcorte sollevò il Gattinopiccolocosì da Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa e lo depose in terra. Questi lo guardò, miagolò e gli andò a tirare qualche colpetto con la testa, strofinandosi poi alle Zampelunge.
«Ciao Gattino, torna a trovarmi. Mi ha fatto piacere parlare con te. Era tanto tempo che non parlavo così con qualcuno. Buonanotte amico mio».
«A presto, Piccoloumano».
I loro incontri continuarono per giorni e giorni, fino al periodo delle vacanze estive.
Il Piccoloumano si sdraiava sul lettino nel Pratoconifiori, il Gattinopiccolocosì saliva su Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa, ed insieme guardavano il Grandemandoceleste con la sua Grandesferagialla e le sue Piccolelucidellanotte. Poi, quando ormai la Grandeoscurità era calata da un paio di ore e dopo aver parlato a lungo, si salutavano e si davano appuntamento per la sera successiva.

sabato 9 novembre 2019

Il riflesso della luna - terza puntata


«Ci riempiono di impegni. Andiamo tutta la settimana a scuola, dobbiamo studiare, poi fare i compiti. E come se non bastasse ci portano in qua e là, sport, pallone, piscina, musica, danza e chi più ne ha ne metta. Non abbiamo più tempo per stare con noi stessi. Non possiamo ritrovarci a casa di qualcuno, non possiamo andare in bici, non possiamo andare al parco. Sempre accompagnati dappertutto». Sospirò.
Dopo una breve pausa riprese: «Invece lassù… lassù… forse troverei il tempo di annoiarmi un po’, di non essere costretto sempre a fare qualcosa, di ritrovare un po’ di tempo per stare con me stesso, di stare in solitudine, una sana solitudine».
«Guarda che la solitudine è una brutta bestia. Io ne so qualcosa. La notte, quando esco e non faccio in tempo a rincasare, mi ritrovo solo, e spesso ho paura di incontrare i Gattimalvagi. Così mi nascondo dove posso, dove mi sento al sicuro, ma spesso finisco per riavvicinarmi alla casa dove vivono i miei padroni. Continuo ad essere solo, perché ormai sono stato chiuso fuori, ma so che loro sono dentro e lì mi sento più al sicuro che altrove».
«Forse sono già solo; sto parlando dei miei sogni con un gatto».
«Non sottovalutarmi, Piccoloumano. Io cosa dovrei dire allora? Siamo nello stesso Gusciograndechegalleggia!»
«Una volta ho sentito un Uomoanziano che raccontava qualcosa sulla Grandesferagialla, che era descritta come uno specchio che rifletteva i sentimenti. Se vuoi, te la racconto. Ti va?»
«Uhm, è parecchio lungo il racconto? Chissà quanto tempo abbiamo» si domandò il Gattinopiccolocosì.

«Non si va a tempo. Qui non possiamo superare i quindicimila caratteri, spazi inclusi. Al momento ne abbiamo ancora alcune migliaia a disposizione» ho risposto.
«Non parlo con te, sciocco di un autore! Avevo posto una domanda a me stesso!»
«Mamma mia come sei suscettibile! Non si può proprio scherzare con te, eh? Va bene, mi rimetto a scrivere!» E così ho fatto.

martedì 5 novembre 2019

Il riflesso della luna - seconda puntata


«Ma allora miagoli! Per un attimo ho pensato che non potessi farlo».
«Beh, sai com’è, anche noi gatti…»
«Dai, salta qua» disse il Piccoloumano indicando le sue gambe magre, anzi magrissime.
«Aspetta, non avere fretta, fammi inquadrare la situazione. Quelle due Zampelunge sembrano dure. Quelle due Zampeunpopiùcorte si agitano spesso, è impossibile atterrarci e trovarle lì, pronte ad afferrarmi. La parte più morbida sembra nel centro, sopra Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa. È lì che atterrerò».
Si caricò posizionando le zampe posteriori e spiccò un balzo andando a ricadere proprio là dove aveva deciso di atterrare.
«Bravo, ti sei deciso, finalmente!» disse il Piccoloumano. E subito cominciò ad accarezzarlo.
Al Gattinopiccolosì piacque tanto quel movimento lento e regolare. Facendo le fusa, chiuse gli occhi e si lasciò coccolare.
La Grandesferagialla non tardò ad apparire nel Grandemantoceleste che ormai era diventato Grandeoscurità. Dapprima mandò in avanscoperta il suo alone luminoso, poi si affacciò timidamente sfiorando la sagoma dei tetti che nel buio, controluce, formavano un’unica figura tutta nera. Infine ruppe gli indugi e si innalzò manifestandosi in tutta la sua luminosità.
«Eccola, guarda come è bella» disse il Piccoloumano smuovendo il Gattinopiccolocosì, il quale non gliele mandò a dire dietro.
«Ehi, ma che modi! Stavo proprio bene. Ma cosa vuoi che mi interessi della Grandesferagialla! Non ci devo mica andare, io! Né devo dedicare poesie a nessuna gatta».
Ma fu proprio allora che il Piccoloumano cominciò a parlare tanto, anzi tantissimo.
«Sai, Gattino, un giorno mi piacerebbe andarci. Lo so che sembra una cosa impossibile, eppure qualcuno prima di me c’è già stato ed anche a lui i genitori avranno detto che non era possibile andarci».
Dopo una pausa riprese: «Mi piace un sacco con quei colori così… così… Chi sa se tuoi puoi vederli. Dicono che i gatti vedono in bianco e nero».
«Eccone un altro che pensa di sapere tutto» replicò il Gattinopiccolocosì. «Guarda che noi vediamo a colori… da sempre! Certo che li vedo, ma a me non dicono niente. A me piacciono colori tipo il grigio topo, il verde lucertola o il giallo canarino, un po’ più accesi e vivaci. Se a te piace quell’affare lassù, nell’oscurità, è affar tuo».
«I grandi non sempre sanno ascoltare i sogni dei lori piccoli» continuò il Piccoloumano. «C’è sempre qualcosa di più importante dei nostri sogni. A volte ci prendono per scemi, come se sognare fosse qualcosa da bambini piccini, qualcosa di cui si può fare a meno».
Il Gattinopiccolocosì si mise seduto sopra Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa, guardando in faccia il Piccoloumano, senza proferire parola. Non gli sfuggì il velo di tristezza che era apparso sul volto del suo nuovo, quasi, amico. Cercò di consolarlo a modo suo, muovendo la coda e colpendolo ritmicamente su una delle due Zampeunpopiucorte. Poi si mise a massaggiare Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa, prima con la zampa sinistra e poi con la zampa destra, per poi ricominciare. Così facendo, i suoi artigli venivano fuori quel tanto per essere notati, senza che riuscissero a pungere o a graffiare il Piccoloumano.

lunedì 4 novembre 2019

Il riflesso della luna - prima puntata

Era una bella serata, dove per serata si intende quel lasso di tempo che va dall’ora di cena all’ora di andare a dormire, quando un Piccoloumano uscì di casa per andare nel Pratoconifiori. Si accomodò su un lettino di quelli che si usano di solito per prendere il sole. Si sdraiò, si mise le mani dietro la nuca e vi adagiò la testa. Appoggiò la gamba sinistra sull’altra, in modo che il piede risultasse sollevato rispetto all’altro.
In quel modo cominciò ad osservare il Grandemantoceleste. Non si vedevano le Piccolelucidellanotte, poiché le ombre della sera non avevano ancora lasciato il posto alla Grandeoscurità.
Il Piccoloumano, però, non era lì per vedere le Piccolelucidellanotte. No, lui attendeva che la Grandesferagialla attraversasse quel lembo di Grandemantoceleste per poterla ammirare e, insieme a lei, sognare.
Nel frattempo un Gattinopiccolocosì si stava avvicinando al Pratoconifiori in cerca di compagnia felina, ma quando vide il Piccoloumano ebbe un sussulto e si nascose dietro una rosa, peraltro appassita.
«Meglio indagare prima di avvicinarsi» pensò.
Ma un movimento maldestro attirò lo sguardo del Piccoloumano.
«Ecco, ho pensato di nuovo a voce alta: mi ha visto».
Il Piccoloumano si alzò e si sedette sul lettino.
«Vieni qua, Gattino. Non avere paura. Vieni, che aspettiamo la Grandesferagialla insieme». Poi, dopo una breve pausa riprese: «Tanto lo so che sei in cerca di compagnia. Ed anche io. I miei stanno guardando i Piattiniluminosi e non si sono nemmeno accorti che sono uscito. Se vieni qua forse diventeremo amici, a me non va di fare come loro».
«Chi mi dice che stai dicendo la verità? Ho sentito un sacco di cose in fatto di adescamenti, cosa credi?»
«Beh, fa’ come vuoi. Io mi rimetto giù ed aspetto la Grandesferagialla. Sai, un giorno io ci andrò!»
E si rimise nella posizione che aveva lasciato pochi minuti prima.
«Un Umano strano questo: interessato più alla Grandesferagialla che ai Piattiniluminosi. Singolare!»
Così si avvicinò e gli parlò: «Miao». Ma subito si sentì in imbarazzo per quello che aveva detto.
«Scusa, non volevo dire quelle cose, mi dispiace. Il fatto è che sono abituato a pensare, ma non a parlare. Fai finta che non abbia detto nulla, ok? Sconosciuti come prima? Bene, allora ricominciamo daccapo».

Era una bella serata, dove per serata si intende…
«Non da lì, sciocco di un autore!»
«Ops! Scusa, riprendo da dove mi ero interrotto» ho risposto.