sabato 30 ottobre 2010

Quattro passi... con Ben - Quattordicesima puntata

Giacomo era un ragazzo molto buono e altamente democristiano. Spesso, quando le lezioni ce lo permettevano, ci mettevamo accanto di banco e cominciavamo a scontrarci con le nostre idee politiche: lui figlio di un direttore di banca, più chiesa che casa, diacono fino alla morte, ed io figlio di operai comunisti che lavoravano in un circolo di comunisti, cresciuto vedendo rosso, ammiratore di Berlinguer. Ero molto più innamorato della politica da ragazzo che oggi.
Ognuno di noi due alla fine rimaneva della propria opinione, ma allo stesso tempo, in quella nostra diatriba politica, la stima era reciproca e fortissima. Ancora oggi, quando ci incontriamo nella banca dove lui lavora, ci salutiamo e ricordiamo quei tempi.
Fra gli altri ragazzi nuovi, ricordo qualcosa di Elvira, che sembrava una diva degli anni trenta, a causa della sua pettinatura. Era un pezzo da novanta: bella, di classe nel portamento.
Spesso quando andavamo in laboratorio di fisica o chimica, sfruttando il disinteresse dei professori, giocavamo fingendo di farci le coccole. Io finivo per appoggiare la mia testa, disteso all’indietro, sulle sue cosce, con lei che mi accarezzava la faccia. Era una finzione, ovviamente. Magari avere una ragazza così, che ha molta cura per il suo ragazzo! A scuola era un disastro e fu bocciata. La rividi molti anni dopo, abbrutita, dall’aspetto rozzo, sciupata dalla vita forse, certamente molto diversa da come la ricordavo.
Faceva la donna delle pulizie ed in quel periodo lavorava per il figlio del mio datore di lavoro. Fui contento e triste allo stesso tempo di rivederla. Che fine aveva fatto la mia diva? Ci salutammo. Io le feci un grande sorriso la mattina che venne in ufficio.
“Ciao Elvira. Che piacere!”
“Ciao Roberto. Sei sempre uguale” disse con un velo di tristezza.
“Certo, come no!” risposi mostrando la mia scarsa capigliatura.
Il suo volto rivelò uno stato di disagio. Forse perché io avevo finito le scuole, ce l’avevo fatta, mentre lei non era andata avanti ed ora doveva arrangiarsi pulendo le case degli altri. Sembrava aver fretta. Colsi quel suo imbarazzo e cercai di tagliare corto.
“Dimmi, sei venuta per le chiavi?”
“Sì, mi hanno detto che le avrebbero lasciate in ufficio.”
“Tieni, ecco qua” gliele detti.
Nei giorni successivi ci vedevamo da lontano, io in ufficio e lei nel giardino di fronte a sfaccendare. Ci salutavamo con la mano, ma non tornò più in ufficio. Poco tempo dopo smise di lavorare lì e non la vidi più.

2 commenti:

Ines ha detto...

Buongiorno, caro Ben.
Non intendo essere maliziosa, ma 'sta storia del "fingere di farci le coccole" non mi convince.
Tu, fingendo fingendo, devi essere stato un ragazzo ....uuuuuhhhhh!!!
Scherzo e scherzo!
Trick or treat? It's Halloween today!
Buona giornata!

Ben ha detto...

Beh, lei era bella davvero, ma non fece breccia nel mio cuore, come invece riuscì...
Ma non farmi dire troppo, altrimenti dovrei mettere subito la sessantasettesima puntata.

Dolcetto o scherzetto? Secchiata d'acqua, visto come sta piovendo oggi!