lunedì 25 ottobre 2010

Quattro passi... con Ben - Tredicesima puntata

Fiorello fu al centro di un caso degno di finire a “Chi l’ha visto?”, se all’epoca ci fosse stato, perché ad un certo punto dell’anno scomparve dalla circolazione. Si venne a sapere che si era ammalato, ma il giorno del rientro non arrivava mai. Ma cosa era successo?
Gli insegnanti ci rispondevano che era malato, che suo padre aveva avvertito che sarebbe rientrato, ma non molto presto perché la sua malattia aveva bisogno di una lunga convalescenza. Ma quale malattia? Questo non si poteva sapere.
Erano trascorsi ormai più di trenta giorni e Fiorello ancora non si era rivisto a scuola. D’altra parte nessuno di noi aveva il coraggio di andare a casa sua, poiché, sicuramente, la sua doveva essere una malattia molto grave, vista la lunga assenza.
Un giorno vedemmo entrare a scuola suo padre, un uomo minuto e anziano. Con il passo insicuro e lo sguardo curioso di chi sta cercando qualcosa, si aggirava per i corridoi, affacciandosi ad ogni aula per vedere se era quella che stava cercando. Stava per suonare la campanella della prima ora.
“Buongiorno” disse. “È questa la prima F?”
“Sì” risposi mentre, appoggiato alla porta, parlavo con alcuni ragazzi prima di andare in classe.
“Sono il padre di Fiorello.”
“Piacere, e Fiorello come sta?”
“Bene, … grazie” rispose lui con lo sguardo sorpreso e un po’ meravigliato per quella domanda. “Me lo potresti chiamare, per favore? Devo riportarlo a casa. L’insegnante è ancora arrivato?”
“Mio Dio” pensai. “E adesso?”
In un attimo avevo capito tutto. Fiorello non era mai stato malato. Aveva fatto “forca” per tutto quel tempo. Incredibile! Oltre un mese di assenza, con suo padre che lo credeva a scuola. Sua madre era morta da tempo, per quel che sapevamo.
“L’insegnante sta arrivando. È meglio che l’aspetti e parli con lei. Arrivederci.” Lo salutai ed entrai in classe.
L’insegnante gli fece la solita domanda riguardo alla salute di Fiorello. Io intanto ero al mio posto, ma ricordo molto bene la faccia di quell’anziano signore che divenne pallida quando la situazione iniziò a venire a galla.
Frastornato, deluso, incredulo, tradito dal proprio figlio, e chissà quanti altri brutti sentimenti stava provando in quei momenti quell’uomo. Che dispiacere poteva provare un padre? Sacrificarsi per crescere un figlio ed essere ricambiato con tale moneta. Che cosa poteva essere accaduto affinché Fiorello si comportasse in quel modo? Anche noi compagni di classe ci sentimmo in qualche modo traditi dal suo comportamento. Perché mai tutta quella messinscena?
Le nostre domande rimasero senza risposta, per ovvi motivi di riservatezza, quella che oggi chiameremmo “privacy”. I professori non ci dettero spiegazioni e nemmeno Fiorello quando rientrò. Si limitò a dire che voleva smettere, ma non sapeva come dirlo a suo padre. Dopodiché calò il sipario. Alla fine dell’anno fu bocciato e di lui non seppi più nulla.

8 commenti:

Ines ha detto...

Beh, caro Ben, un discolo vero e proprio, questo Fiorello!
"Fare forca" un mese, mentre i genitori ti credono a scuola: coraggio o incoscienza, da parte di questo ragazzo? Un attore nato?
Buona serata

aaaaaaaaa......... ha detto...

Voi scrittori da 1000 copie.
Da LA FAMIGLIA WINDSHAW.
Fui assalito da una fantastica onda d’urto emotiva, fatta di compiacimento, sgomento e, a tutta prima di ostinata incredulità. No, non poteva essere vero, eppure stava proprio leggendo- no, non il giornale, ma un libro, non grosso, rilegato, con la mia fotografia in quarta di copertina.
E’ il sogno di ogni autore, io credo. E si pensi quanto prezioso sembrasse ad un giovane, ignoto scrittore come me, affamato di prove, quali che fossero, dell’incidenza della sua opera sulla coscienza del pubblico. Le brevi, rispettose recensioni che avevo avuto sui giornali e sulle riviste letterarie- talune le avevo addirittura imparate a memoria-impallidivano sino a perdere significato davanti a quella inaspettata rivelazione che il vasto mondo celava qualcosa di totalmente altro, qualcosa di non sospetto, vivo e arbitrario: un lettore.
Alzarsi, sedersi con una scusa dinanzi e dire una cafonata come “ Vedo che sta leggendo un mio libro”, “ Le persone che hanno buon gusto in letteratura hanno tutte la mia ammirazione :-) “. Attirare l’attenzione per provocare un moto di sorpresa per una sorprendente “presenza”….
E poi com’ è che questa copia era finita nelle mani di un lettore/lettrice così estranea al tono ed ai modi del mio romanzo ?
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Dai, raccontate, voi come vivreste un simile evento ?
Io, beh…io sono forse…potrei essere…mai dire mai….un potenziale scrittore. Dovrei trovare talento, abilità, argomenti, voglia, un editor e poi …il titolo lo sceglierebbe lui. Poi dovrei trovare un, acquirente, uno, diverso da me e dai miei cari….poi sarei appagato !
…..ma voi: dai raccontate :-)

Ben ha detto...

Mah, Ines, che dire? Vista l'età, direi più incoscienza, accompagnata, probabilmente, da cattive compagnie.
Buona serata (forse meglio buona notte).

Ben ha detto...

aaaaaaaa, quello che chiedi l'ho detto varie volte, iniziando a farlo circa tre anni fa. Se hai la pazienza di cercare nei vecchi post trovi tutto.
Ne parlai anche in modo altamente trasparente sul forum L&S, quando ancora partecipavo attivamente.

Io non mi rispecchio in quello che hai citato.
Sono consapevole dei miei limiti, non ho la pretesa di essere considerato uno scrittore, parola che mi fa tuttora "sorridere" quando è riferita a me, che invece sono un ragionere "della zolla", ma ho creduto nei progetti che ho portato avanti con i miei libri.
Non percependo i diritti d'autore non so nemmeno quante copie siano state vendute, né chi le abbia acquistate (anche fra le mie conoscenze, tranne quelle che ho curato personalmente), né ho mai voluto sapere l'esito della lettura (cosa che implicava, fra l'altro, sapere il punto precedente).
Chi ha voluto mi ha detto.
Dei quattro libri (posso usare la parola "libro"?), escluso il disegno del Treno del mio amico Federico, ho fatto e scelto tutto io, e di questo me ne sono assunta la responsabilità, consapevole del fatto che era facile fare meglio. Ho rifiutato l'aiuto che mi era stato offerto per la cura del testo.
L'aiuto invece l'ho chiesto e ricevuto da chi ha creduto, come me, in quei progetti.
Queste esperienze mi hanno fatto conoscere persone che adesso stimo o a cui sono legato, mi hanno fatto ritrovare amici "perduti" nel tempo, ma soprattutto mi hanno fatto scoprire una parte di me che non conoscevo, e che non mi credevo capace di possedere.
E credimi, non c'è copia venduta che tenga a confronto.
Tutto questo, come dice una nota pubblicità, non ha prezzo.

Buona notte anche a te, aaaaaaaa.

aaaaaaaaa......... ha detto...

Grazie Ben dell’attenzione e dei cordiali chiarimenti attorno alle tue personali esperienze e proposte letterarie. Mi resta però insoddisfatta la curiosità di sapere come ti comporteresti impattando, in un qualunque luogo: scompartimento ferroviario, giardino pubblico, telo_mare in spiaggia, accanto ad un lettore/lettrice assorto nella lettura di un tuo libro.
Dimmi almeno che sorrideresti divertito/compiaciuto/indifferente…sotto i baffi ! :-)
Vabbe’, sotto le narici :-)
Mannaggia come siete pieni di “distinguo” voi artigiani della tastiera ! :-)

Ines ha detto...

aaaaaaaaAmicodellepersiche!
Buongiorno, above all.
Ora: io non sono Ben, dunque non potrei e non potrò mai sorridere sotto i baffi, se non posticci.
In caso di impatto, comunque, innanzitutto chiederei scusa.
Poi se vedessi che aaaaaaaaa oppure una qualunque aaaaaaaaltraaaaaaa personaaaaaaa sta leggendo un mio libro, le direi:
"Lei sì che se ne intende di letteratura!"
E mica no! Ché a me per aver parlato di modestia, una volta, ne hanno dette un sacco e una sporta (piena di spesa, si intende: frigo e freezer pieno per un mese!).
No, non qui nel Rifugio, sia chiaro.
Aaaaalloraaaa, caro/aaaaaaa.
Provo a fare la persona seria:
sorriderei compiaciuta, punto e basta.
Are you satisfied now?
Have a nice day.

Ben ha detto...

Mi farebbe piacere, che discorsi.
Ma non mi è mai capitato.
In passato mi capitò di vedere, in edicola, una persona che stava leggendo la quarta di copertina, ma io comprai il giornale e andai.

Probabilmente reagirei come ha detto Ines.

Poi, visto l'ambito in cui lavoro, "agricoltore della tastiera" è da preferire a "artigiano della tastiera".
:-))

aaaaaaaaa......... ha detto...

I'm
.........satisfied
......... now;
.........I !


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E fatte un po' d'attenzione: non storpiatemi il nick !
MANNAGGIA !