sabato 23 ottobre 2010

Quattro passi... con Ben - Dodicesima puntata

La 1^ F Ragioneria era nel distaccamento di Via Fonda.
In quell’edificio fatiscente c’erano poche aule, per cui non fu difficile trovarla. Fui tra i primi ad arrivare e così aspettai con ansia gli altri vecchi compagni delle medie, mentre molte facce nuove stavano entrando. Uno ad uno arrivarono Riccardo, Elena, Andrea, Maria Grazia, Gigi, Fiorello, Maurizio, tutti provenienti dalla vecchia III A delle medie.
Presi posto all’ultimo banco con l’inseparabile Riccardo. Davanti a noi si sedettero due ragazze, Paola e Sandra, che conoscevo di vista perché avevamo frequentato la stessa scuola elementare, ma in sezioni diverse. Paola era rossa di capelli, un po’ grassottella, con una simpatia esplosiva. Sandra era più riservata, già fidanzata con un ragazzo molto più grande di lei, un po’ meno simpatica, inizialmente, e molto carina. Abitava al Nespolo e molti ragazzi del posto avevano tentato inutilmente di farle la corte, per dirla con una parola di altri tempi.
Andrea era finito nelle prime file insieme a Gigi che, a causa della sua stazza fisica, copriva tutti quelli che gli stavano dietro. Elena e Maria Grazia erano alla mia destra.
Dall’ultima fila si dominava tutto, si vedeva ogni cosa e soprattutto ci si nascondeva bene dallo sguardo dei professori. In pochi giorni prendemmo confidenza con i nuovi compagni, soprattutto con Paola e Sandra, con le quali iniziò un rapporto di collaborazione e complicità che ci portò ad essere amici, molto più che con i vecchi compagni delle medie.
Con Riccardo eravamo ancora compagni di banco, ma fuori dalla classe c’era poco o niente perché, nonostante io fossi ancora legato a lui, egli aveva preso un’altra strada; usciva con ragazzi che avevano il motorino, come lui, e per me, che ero appiedato, non c’era più spazio.
Andrea frequentava nuove amicizie, fatte dopo essere ritornato ad abitare a Pistoia.
Maurizio era di una simpatia unica, una battuta dietro l’altra e, come alle medie, riuscivamo a divertirci molto quando finivamo, per un motivo o per un altro, vicini di banco.

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