sabato 15 settembre 2012

Quattro passi... con Ben - Settantacinquesima puntata

"Fino a qui ho scritto le varie puntate senza fare nessun commento o premessa. Questa volta mi prendo la libertà di scrivere qualche parola per dire che, a differenza delle altre puntate, quella che segue è la versione integrale di un intero capitolo che giungeva a questo punto della storia."



17.
Il salto


I

Se vi è capitato di salire in aereo forse avrete notato che, di tutte le file dei sedili, manca la numero diciassette. Così io, con questo libro, farò come i costruttori: salterò questo capitolo e non lo scriverò.

domenica 2 settembre 2012

Ma che sapore ha una giornata uggiosa


Dopo mesi si rivede la pioggia, arrivata insieme a settembre.
Le calde serate ci lasciano, rispuntano le magliette un po' più pesanti. 
Alcuni si sono già rintanati in casa. 
Le note risuonano ancora dove c'è una festa di paese, 
ma i tavoli mostrano segni di solitudine.



venerdì 24 agosto 2012

Quattro passi... con Ben - Settantaquattresima puntata


Nell’estate 2003, cioè diciassette anni dopo quel congedo, ripassai per quei posti mentre mi dirigevo sul lago di Garda per una vacanza con Cinzia e Sara.
Avevo un gran desiderio di rivedere il luogo dove avevo fatto il militare e farlo vedere anche ai miei familiari, soprattutto a mia figlia.
Oggi al posto della caserma c’è un aeroporto ed il fortino è praticamente un rudere, ancora in piedi, ma abbandonato. La stradina tutta curve è una specie di superstrada e al posto delle cascine ci sono centri commerciali. Il piccolo albergo che ospitò i miei familiari è diventato enorme.
Io attendevo da molto tempo quel momento, ma niente era più uguale.
È il segno del tempo che passa.
Tutto ciò ha lasciato in me un senso di vuoto, come se fosse venuto meno anche il periodo che vi avevo trascorso. Avrei preferito che il ricordo di quell’ambiente rimanesse immacolato, per lasciarlo impresso nella mia memoria così come era allora.
Tuttavia io voglio ricordare quel periodo, perché riuscii a cogliere tutto ciò che di positivo mi si era presentato.

Nel primo pomeriggio arrivai a casa, dopo aver accompagnato Federico.
Le scene di gioia dei miei familiari sono facilmente immaginabili. Con Cinzia avevo appuntamento per la sera, per andare a vedere i fuochi di San Giovanni, a Firenze, in compagnia dei vecchi amici.
Insomma, la vita normale stava ricominciando.
Stavo riposando in poltrona, quando il telefono suonò.
“Buonasera, vorrei parlare con il signor Benassai Roberto” disse una voce sconosciuta.
“Sono io, chi parla?” domandai.
“Qui è Breda Costruzioni Ferroviarie. Abbiamo avuto il suo nominativo dall’Istituto Galilei di Firenze. Noi stiamo cercando alcuni programmatori per il nostro organico ed avremmo piacere di fare un colloquio con lei.”
“Volentieri, quando?”
Era il segno che la vita stava ricominciando, stavolta al di fuori di una scuola o di una caserma.
Ma questa è un’altra storia di cui parlare, forse, andando a fare altri… quattro passi.

mercoledì 22 agosto 2012

A fare cosa?

Nell'immaginario collettivo spesso risulta essere così:


vegetazione verde, mare azzurro trasparente, spiagge bianche e magari un'amaca tra una palma ed un'altra.
Mai una goccia di pioggia, un temporale, una tempesta, spiagge con residui di vegetali provenienti dal mare, una bottiglia di plastica, un sacchetto di nylon.

E' l'isola deserta, meta immaginaria di tante persone.

"Ah, quanto mi piacerebbe essere su un'isola deserta!"

Sì, ma a fare cosa?

martedì 21 agosto 2012

Ancora per un po'

Disteso sul lettino in terrazza, radio accesa in sottofondo, approfittando della tranquillità estiva.




Ancora per un po'.

sabato 18 agosto 2012

L'angolo del buon umore - Intervallo finito

A volte capita di assistere ad un dialogo fra persone che non si vedono da un po' di tempo.
"Come stai?"
"Bene, grazie, e tu?"
"Bene, bene!"
Poi si comincia ad entrare nel vivo della questione.
"La settimana scorsa sono andato dal medico perché avevo dei forti dolori alla schiena."
"Ah, non mi parlare di dolori. Tre giorni fa non muovevo le gambe dal dolore. Il dottore mi ha detto di fare delle iniezioni e ora sto un po' meglio."
"Però! E tua moglie?"
"Anche lei... ha avuto qualche linea di febbre."
Poi il dialogo va avanti fra un problemino ed un altro.
E meno male che uno stava bene e l'altro stava bene bene!

A me è capitata più o meno la stessa cosa, parlando al telefono con mio padre dopo assere arrivato a casa di rientro dalle vacanze. 
Lui domanda: "Allora, com'è andata?"
Ed io: "Bene, bene!"
Ma nelle due settimane di ferie: 
Secondo giorno: figlia con febbre e placche alla gola, otto giorni di antibiotici.
Terzo giorno: padre (cioè io) impossibilitato ad appoggiare un tallone, tre giorni di antinfiammatori.
Ottavo giorno: ricaduta del tallone.
Decimo giorno: moglie alle prese con il mal di pancia e suocera con dolori ad un ginocchio, peraltro già operato in precedenza.

Per il resto tutto bene.

venerdì 3 agosto 2012

Intervallo

Se ci penso sono già trascorsi nove anni da quando mi misi in mente di scrivere.
Poi da allora è stata una cavalcata di eventi e scoperte che ho riassunto in questo breve video.
Adesso mi prendo una pausa.
A presto, amici del Rifugio.



Buone vacanze!

mercoledì 1 agosto 2012

Tempo di estate, tempo di... musica!

Festa Sacro Cuore  Montemurlo 16 giugno 2012


Questa estate si sono presentate varie occasioni per dare spazio alla musica: la festa parrocchiale, durante la quale ho cantato la canzone finale, con tutti i bambini partecipanti che sono rientrati sul palco con una candela accesa.



Poi un matrimonio, pochi giorni fa

con Giancarlo che canta insieme a me.




    Come ogni artista che si rispetti, anch'io presento qualche stravaganza
 
Ma ora bando alle chiacchiere, si comincia a fare sul serio, anche con l'aiuto di amici



   



domenica 29 luglio 2012

Olimpiadi 2012


Sono iniziate le Olimpiadi e subito siamo attratti da competizioni che, altrimenti, interesserebbero poco o niente. E sono proprio quegli atleti, eroi per un giorno e subito dimenticati, che portano in alto l’onore dell’Italia, molto più dei blasonati e ricchi campioni. E così ti ritrovi a tifare per un tiratore di cui non conosci il nome, quello lo conoscono solo gli addetti ai lavori, ma il grande evento ti tiene incollato al televisore, ed il cuore ti batte pure forte fino al tiro finale che vale la medaglia.
Colpiscono le lacrime dei vincenti e quelle dei secondi. Chissà se capiterà di nuovo un’opportunità del genere.
E colpisce la storia di un trentottenne che, dato per finito, risorge da un serio infortunio e va a vincere la sua, forse, ultima gara.
Storie che colpiscono, storie di vita, storie di sport, storie di sogni, storie di opportunità che non capitano più.
Lo sport, come la vita.

sabato 21 luglio 2012

Quattro passi... con Ben - Settantatreesima puntata


Rientrammo per l’ultima volta al fortino per cambiarci.
Ci togliemmo per l’ultima volta la divisa, che riconsegnammo insieme a tutto l’altro materiale, e indossammo nuovamente e finalmente gli abiti civili.
La contentezza era tanta, ma non esplodeva in nessuno di noi.
Ognuno di noi desiderava andare via il più rapidamente possibile, ma non era ancora pronto a farlo.
Ci tratteneva quel legame che si era creato e la consapevolezza che per molti di noi era l’ultima volta che ci vedevamo. Quindi c’era anche un velo di tristezza.
Scendemmo per l’ultima volta le scale del fortino, che era ormai deserto; c’era solamente chi lavorava lì. Ci ritrovammo nel cortile con i nostri bagagli in mano. Le grida di contentezza non si sentivano più come all’inizio della mattinata.
Arrivò inesorabile il momento dei saluti.
Al centro del cortile, sotto il sole caldo di fine giugno, lasciammo cadere le borse per terra, come a comando, e cominciammo ad abbracciarci, salutandoci e facendoci gli auguri di buona fortuna; per un po’ parlammo, poi l’emozione sfociò in un pianto liberatorio in molti di noi.
L’abbraccio con Giorgio non finiva mai, e nemmeno la commozione.
Poi fu la volta di Nicola, e via via tutti gli altri, uno ad uno, escluso Federico, con il quale avevamo da fare ancora il viaggio di ritorno insieme.
Fu un distacco difficile, di quelli che lasciano il segno, perché avevamo trascorso insieme un intero anno, fianco a fianco, per ventiquattro ore su ventiquattro, condividendo tutto ciò che si era presentato: gioie, dolori, arrabbiature, momenti tristi, momenti di crisi; si era creato un rapporto difficile da capire per chi non l’ha provato perché il sentimento che ci univa era qualcosa di diverso da un’amicizia: con gli amici si condividono parole, pensieri, azioni, ma ognuno vive per conto proprio, poi sovente ci si incontra. Per noi era tutto questo oltre al fatto di vivere costantemente insieme, giorno e notte.
Durante quell’abbraccio ci passarono davanti agli occhi, come in piccoli flashback, i momenti salienti di quell’anno.
Poi ci asciugammo le lacrime, riprendemmo i nostri bagagli e urlando: “È finita, è finita per sempreeeeeee!!” ci incamminammo verso l’uscita.

lunedì 16 luglio 2012

Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters

Un libro di poesie attraverso le quali l’autore richiama in vita un gran numero di personaggi, circa duecentocinquanta, vissuti in un piccolo paese e che ora giacciono in un piccolo cimitero su di una collina. Sono persone morte, quindi, che adesso parlano di sé. Guardando quel cimitero tutto sembrerebbe quieto e tranquillo, ma ascoltando la storia di quei personaggi si ha l’impressione di rivivere la loro esistenza, sì perché quei personaggi sono vivi. Ognuno racconta la sua storia, ambientata in un periodo diverso dal nostro, siamo nei primi anni del Novecento, ma ci possiamo tranquillamente ritrovare ciò che accade ai nostri giorni, la nostra quotidianità, i nostri sentimenti, la nostra storia. Insomma, quello che accadeva allora è quello che accade oggi. Ne esce fuori un quadro della vita sotto tutti gli aspetti, con le accuse verso un certo stile di vita, le sue ipocrisie, ma anche l’espressione dei tormenti dell’anima e dell’esistenza, a volte repressa, a volte vissuta. C’è chi parla bene della vita e c’è chi ne parla male, e attraverso questa “accusa” si nota il desiderio di una realtà migliore. In entrambi i casi, anche a dispetto del fatto che a parlare sono dei morti, in queste storie vi si può scorgere una gran voglia di vita. 
Voto di Ben: 7,5

mercoledì 4 luglio 2012

lunedì 2 luglio 2012

E' la fine di un'epoca


E' la frase che dicevo a mia figlia quando terminava un periodo importante della sua e della nostra vita. Lo dicevo in tono scherzoso, col sorriso sulle labbra, con un duplice significato: qualcosa finiva, qualcosa stava per iniziare, qualcosa scivolava dietro, qualcosa aspettava davanti.
Lo dissi quando smisi di accompagnarla alla fermata dello scuolabus, lo dissi dopo la fine delle elementari, quando ancora non era in grado di capire bene cosa intendessi dire, lo ribadii alla fine della scuola media. Adesso, al termine dell'esame di maturità, lo abbiamo detto insieme, contemporaneamente. In questi cinque anni abbiamo fatto insieme il viaggio di andata verso la scuola, in auto. L'accompagnavo e poi proseguivo per il mio ufficio. Negli ultimi tempi ha guidato lei, io ho fatto il passeggero, pronto a riprendere il comando della Panda a metano solo dopo l'arrivo a scuola. 
Questo è l'inizio di un'epoca, e presto un'altra inizierà.
Io dovrò fare scorta di buona musica da ascoltare in auto, perché, d'ora in avanti, mi sentirò un po' più solo.


sabato 30 giugno 2012

Quattro passi... con Ben - Settantaduesima puntata


24 giugno del 1986, martedì.
La sera precedente facemmo un po’ di bisboccia, ma senza strafare, come era nostra abitudine. Poi andammo a dormire, anche se sarebbe meglio dire che cercammo di dormire, perché l’emozione per il congedo era talmente alta che nessuno di noi del “Quinto 85” chiuse occhio quella notte.
Così “l’alba” ci trovò già svegli.
Io stavo sul letto con le braccia incrociate dietro la testa, appoggiate sul cuscino, con lo sguardo rivolto verso il soffitto, ma senza vederlo. I miei pensieri stavano ripercorrendo quell’anno incredibile: il viaggio in treno verso Chieti, il giuramento, il viaggio verso Montichiari, le nuove amicizie, i congedi dei vecchi commilitoni a me cari, come il Killer, il Corsi, il Cini, il grande Leardo ed altri ancora con i quali avevo percorso un pezzo di strada insieme.
Ripercorrevo i giorni delle licenze, la gita a Sirmione con i miei familiari e tanti, tanti altri pensieri mi affollavano la mente. Uno di questi che cercavo di tenere lontano, ancora per un po’, riguardava il mio futuro una volta uscito dalla caserma, con la ricerca del lavoro in testa a tutto. Ma ancora non volevo prendere in considerazione questa idea.
Era così tutto chiaro ciò che avevo impresso nella mente di quel periodo.
Poi fui bruscamente distolto da quei pensieri dalla sveglia che suonò.
Per molti era un giorno come un altro, mentre per me e gli altri del mio scaglione era l’ultimo giorno.
Mi alzai e già alcune grida risuonavano per i corridoi:
“È finita! Vado a casa!”
Era la voce di Scaravaglione, piemontese.
“Oggi è l’alba! Cof, cof” gridò Cosimo, di Milano, che accompagnava ogni sua frase con due colpi di tosse, frutto delle tantissime sigarette che fumava.
In camerata, con Giorgio e Federico cominciammo a prepararci, con calma, con quel sorriso sulle labbra di chi sta per fare una cosa molto volentieri.
Ci vestimmo di tutto punto, in divisa, pronti per andare a ricevere il congedo dalle mani del Tenente Colonnello Gelato.
Fummo accolti dal comandante che ebbe parole di elogio per noi, per il nostro modo di aver trascorso quell’anno, per l’impegno espresso, per l’educazione dimostrata e per il rispetto nei confronti dei più giovani.
Tutte parole che ci inorgoglirono perché dimostravano che il nostro operato non era passato inosservato ed era stato apprezzato.
Alla fine del lungo discorso, e dopo la consegna del congedo, aggiunse:
“Comodi ragazzi. Adesso vi parlo da uomo e non da comandante. Siete stati dei ragazzi bravi, prima che bravi soldati. Sarà molto difficile dimenticare il meraviglioso “Quinto 85”. Vi auguro tanta fortuna e che il futuro vi riservi tante soddisfazioni, perché se continuate così ve le meritate.”
Poi strinse la mano a tutti e ci lasciò andare.

sabato 23 giugno 2012

Quelli che...

... tu parli e non ascoltano
... dicono sì e poi fanno come vogliono
... tu mandi una mail e non rispondono
... tu lasci un messaggio in segreteria e non richiamano
... tu lasci un altro messaggio in segreteria e non richiamano
... c'è da uscire a destra ed escono a sinistra
... tu dici di andare da una parte e loro vanno dall'altra
... snobbano attraverso il silenzio
... predicano bene e razzolano male
... tu fissi un appuntamento e disdicono all'ora dell'incontro
... esponi un'idea e diventa una loro idea
... se sto con te hai ragione tu, se sto con lui ha ragione lui
... l'invidia se li mangia
... quando li chiami volevano chiamarti
... tu li saluti e loro ti salutano solo in determinati ambienti
... chi si credono di essere
... la condivisione che viene fraintesa
... aprono bocca e danno fiato
... ti voglio bene nonostante tutto