domenica 26 luglio 2020

Nel mezzo della notte - Nuova edizione ebook

Nel 2005 usciva Nel mezzo della notte, il mio primo romanzo, edito da Mosaico Edizioni Firenze.
A distanza di quindici anni, ho desiderato riproporre una nuova edizione in formato ebook, una versione “quasi uguale” alla precedente.
Non è un’operazione nostalgica, un tentativo di ripercorrere un’esperienza che fu sì magnifica, ma che si è conclusa da tempo e che non si ripeterà. Con questa edizione elettronica, che già sperimentai nel 2016 con La chiusura del cerchio, vorrei far conoscere, o far ricordare, alcuni personaggi che torneranno fra poche settimane, protagonisti di un nuovo romanzo dal titolo Incontro al mattino.
Chi è interessato non deve fare altro che contattarmi per avere l’ebook per e-mail o tramite Whatsapp. Per questo motivo ho inserito un apposito modulo di contatto sul blog. Chi invece sa già come contattarmi, può farlo privatamente.
L’ebook è gratuito.
Spero di potervi augurare Buona lettura!


P.s. 
Se qualcosa non dovesse funzionare nel modulo di contatto, lasciate un commento e vedremo come risolvere.


sabato 28 marzo 2020

Dal didentro


Stavo pensando a questo periodo così strano, così diverso, un periodo assassino che ci costringe a riflettere e riconsiderare le priorità, forse sbagliate o date per scontate, della nostra vita.
Pensavo che non è trascorso tanto tempo dal periodo in cui ci facevamo gli auguri per l’anno che stava arrivando, un anno bisestile, con le battute del caso.
Poi sono arrivate le notizie di una nuova malattia che si stava affacciando in Cina, con immagini nuove di quel posto, gente costretta a chiudersi in casa per non morire. Immagini e situazioni nuove per molti di noi, ma quella terra era lontana, sebbene nell’era della globalizzazione.
Poi quel virus è arrivato da noi, ma ci sembrava ancora lontano, abituati come siamo a pensare che le cose brutte riguardino sempre gli altri.
E invece in poco tempo si è espanso, non solo da noi, ma in tutto il mondo, soprattutto in una certa fascia del mondo.
Siamo rimasti increduli, stupiti, dubbiosi, poi impauriti.
Tante le domande sui perché, sui perché proprio a noi.
Situazioni nuove, anche per coloro che, ancora in vita, riescono a raccontare delle guerre passate e delle analogie con il nostro periodo.
Già, ancora in vita, perché tante di quelle persone sono state le prime ad essere divorate dal nuovo virus, portandosi dietro le loro storie, le loro testimonianze, i pianti dei loro cari che non le hanno potute rivedere. Portate via da camion militari in altri luoghi, perché i loro non erano più in grado di ospitarli.
Pensavo ai giorni in cui sono state accese luci ed esposte bandiere sui balconi, balconi che sono diventati improvvisamente palcoscenici, calcati per non sentirsi soli e per non far sentire soli, per comunicare la voglia di vivere, per sentirci in compagnia, ormai costretti in casa per non fare vincere il nemico.
Pensavo al nemico, invisibile, artefice della nuova guerra mondiale, che ci ha fatto capire la nostra piccolezza, la nostra vulnerabilità, che ha stanato i nostri difetti e le nostre megalomanie.
Pensavo a coloro che stanno dando la loro vita per salvare gli ammalati, pensavo a coloro che stanno mettendo a disposizione degli altri i doni che hanno ricevuto nascendo.
Pensavo ai discorsi fatti dai nostri governanti, provando ad immaginare cosa hanno provato dovendo comunicare le loro scelte, ai discorsi del Presidente della Repubblica,
Pensavo alle preghiere di Papa Francesco, toccato da immagini eloquenti ed indimenticabili: lui solo, ma non da solo, insieme all’infinito, con una piazza deserta e bagnata dalla pioggia sullo sfondo.

C’è un senso a tutta questa situazione? Forse no.
O forse sì.
Forse sì, se riusciremo a mettere a frutto gli insegnamenti che questa tempesta ci sta dando.
Forse sì, se riusciremo a manifestare questa voglia di fraternità e di comunità che abbiamo riscoperto in questi giorni.
Forse sì, se riusciremo a rispettare il mondo che ci ospita.
Forse sì, se riusciremo a continuare ad alimentare questo senso di solidarietà.
Forse sì, se riusciremo a capire che un’egoistica solitudine non porta a niente.
Forse sì, se riusciremo a capire che invece non siamo soli e che insieme si possono affrontare meglio le difficoltà.
Non sappiamo come sarà il nostro dopoguerra, al momento non sappiamo nemmeno se lo vedremo e quando questa guerra finirà.
Non sappiamo se, passata la paura, prevarrà quello che stiamo imparando o se ognuno riprenderà a far finta di niente e di nessuno, esattamente come prima.
Se ne usciremo, ne usciremo cambiati.
I cambiamenti portano con sé dubbi, paure, ma anche curiosità, stimoli, nuove energie.
Sicuramente non sarà facile. Tutto quello che stiamo vivendo adesso ne è la prova e noi dobbiamo tentare di interpretare questi tempi affinché siano migliori quelli che verranno.

Pensavo a molti hashtag nati a seguito del virus: portano con sé fiducia, speranza, amore.
Non ho potuto fare a meno di pensare ad altre tre parole: Fede, Speranza, Carità.

In attesa di nuove strette di mano e di nuovi abbracci, nuove vite vengono al mondo.

giovedì 26 marzo 2020

Fuori la paura - I Nomadi con Paolo Belli

E' una canzone uscita da pochi giorni, nata a seguito degli eventi scatenati dal Covid-19.
Spesso non riusciamo a dare le parole ai nostri pensieri. Meno male che ci sono gli artisti a farlo per noi.


Come hanno detto loro: ... e che sia di buon auspicio.

domenica 22 marzo 2020

Parlaci del dare - Da "Il profeta" di K. Gibran




Parole quanto mai attuali pensando a chi, in questi particolari momenti, si sta prodigando senza sosta.


sabato 21 marzo 2020

È primavera... ♪ ♪


♪♪ È primavera, ma quante mascherine... ♪♪
Per sdrammatizzare un po', verrebbe voglia di cantarla così.

Per quest'anno, invece, dobbiamo pazientare 
restare a casa.

venerdì 20 marzo 2020

Non solo numeri


Ogni giorno, alla stessa ora, assistiamo all'elencazione dei numeri relativi alla pandemia del Covid-19.
Sembra di assistere all'esito di una qualunque tornata elettorale, con cifre, percentuali, andamenti grafici. Più o meno contagiati, più o meno guariti, più o meno morti rispetto al giorno precedente, i numeri totali.

A questi numeri, poi, seguono commenti di come va letto quell'andamento o quell'altro dato. Ed è tutto così freddo, così matematico.

Ma dietro ad ogni numero c'è una persona, con un volto, una storia, una famiglia, una sfera di affetti. Una persona con una vita, che non sarà più la stessa d'ora in poi.

Questa condizione sta cambiando tutti noi, dentro e fuori. Non tutti per la verità: c'è ancora chi non ha capito la gravità della situazione e, in barba ai divieti e ai consigli, continua imperterrito come se niente fosse.
Questo perché, forse, pensiamo che il male riguardi sempre gli altri. Ci sentiamo onnipotenti, invincibili, invulnerabili. Ma se provassimo a pensare che i prossimi potremmo essere noi, allora sapremmo rispettare di più anche gli altri.
Chi entra in un ospedale a causa del Covid-19, se riesce ad entrarci, ha due possibilità: guarire o morire. Fra i tanti dubbi e le tante paure, una sola certezza: quello che seguirà avverrà senza avere accanto nessuna persona cara.

Allora, dietro a quei numeri, penso che ci sia anche lo sguardo di coloro che sono usciti di casa, sulle proprie gambe o sopra una barella, guardando negli occhi le persone care che hanno arricchito la loro vita fino a quel momento, con la paura che quegli occhi, quegli sguardi, non abbiano più un'altra possibilità di incrociarsi.

sabato 14 marzo 2020

Andrà tutto bene


Caro Rifugio,
in questo periodo così strano, ed allo stesso tempo incredibile per molte generazioni di persone, mi sei tornato in mente.
Da molto tempo non mi affacciavo in questo posto virtuale, nel quale mi sono rifugiato tante volte, ed oggi ho deciso di lasciare alcuni appunti, un post, per cercare di esprimere quello che provo, quello che sento.
Cerco di farlo, perché la situazione è così stravolgente che non sono sicuro di essermi pienamente reso conto di quello che sta accadendo.
La vita, fino ad oggi, ci ha riservato la sua parte più semplice, quella più bella, senza problemi così evidenti da coinvolgere l’intero mondo, tutto assieme. Gli anziani che hanno vissuto una guerra, fra coloro che ancora sono in vita, probabilmente hanno vissuto qualcosa di simile, ma alcuni di loro dicono che non è la stessa cosa.
Fino a ieri siamo stati egoisti, individualisti, per certi versi prepotenti. Così vicini fra noi, ma mai così distanti.
Oggi un virus invisibile agli occhi ci fa riscoprire, nel pericolo e nell’incertezza globale, l’importanza dei rapporti umani, proprio perché, per il bene comune, ci sono stati temporaneamente sconsigliati.
Riscopriamo o scopriamo l’importanza dei valori umani, ma anche l’importanza di quelle persone che rischiano la propria pelle per un bene più grande, quello di tutti.
E mi commuovo.
Mi commuovo a vedere la foto dell’infermiera che si addormenta sulla testiera, sfinita dopo un turno infinito.
Mi commuovo a vedere la gente che tenta di stare vicina ed unita agli altri attraverso la tecnologia.
Mi commuovo quando vedo in televisione le persone che si affacciano ai loro balconi per applaudire altre persone, che in quello stesso momento rischiano in prima persona, o che cantano e suonano pur di non rinunciare a quel contatto, visivo e sonoro, che per ora ci resta.
Mi sono ritrovato a seguire un rosario in diretta Facebook. Mai avrei pensato che potesse accadere, ma è stato bello vedere che non ero solo, e che insieme ad altri non volevo rinunciare a quel momento così intenso e così speciale.
Adesso è importante capire quanto ognuno di noi sia importante per gli altri e quanto gli altri siano importanti per noi.
Oggi, forse, lo abbiamo capito. Speriamo di non scordarcelo quanto tutto questo sarà finito. Perché prima o poi finirà.
Mai come oggi riscopriamo il significato di frasi che ci siamo ritrovati in eredità.
Dalla letteratura abbiamo ricevuto parole come “Uno per tutti, tutti per uno”, dalla musica canzoni come “Gli altri siamo noi”, dal Vangelo parole come “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
Era possibile accorgersi prima di tanta bellezza?
Sì, era possibile, ma oggi ce ne siamo accorti. E allora facciamone tesoro.
Andrà tutto bene!
A presto.

giovedì 21 novembre 2019

Il riflesso della luna - quinta ed ultima puntata

Gattino stava sonnecchiando quando si sentì prendere per la collottola, senza avere il tempo di rendersi conto di quello che stava accadendo. Si ritrovò in una gabbia e, in men che non si dica, nel portabagagli di una macchina che partì a tutto gas.

«Che sta succedendo?» pensò tremante e impaurito.

Si rannicchiò nell’angolo di quella gabbia e, se possibile, si fece ancora più piccolo.

Al buio, sobbalzando a causa delle asperità della strada, sperava che quello fosse soltanto un brutto sogno.

Improvvisamente la macchina si fermò, il portabagagli fu aperto, la gabbia venne sollevata, la porticina fu aperta, lui fu fatto uscire, la gabbia fu riposta, il portabagagli fu richiuso, l’auto ripartì.

Gattino si ritrovò sul lato di una strada sconosciuta. Era come stordito. Non sapeva dove si trovava e perché. Impaurito e solo cercò di mettersi al riparo, se non altro per capire cosa stava succedendo. Attraversò di corsa quella strada, ma ne vide un’altra. Si trovava al centro di due grandi strade. Non sapeva cosa fare, non sapeva dove andare. Trovò riparo sotto una siepe di oleandri che separava le due enormi strade dove le macchine correvano a più non posso. Vi si accucciò sotto. Quella notte non riuscì a dormire, per il rumore, per la paura e per la fame. E così per le notti successive. Rimase lì per giorni e giorni.

«Chissà cosa sarà successo» pensava Nico che non vedeva più arrivare il suo piccolo amico al loro appuntamento serale.

E le sere successive sempre la stessa domanda, talmente assillante da renderlo insonne o da turbargli il sonno della notte.

Una sera Nico, dopo aver atteso invano l’arrivo del gattino, si mise ad ammirare la luna che brillava nel cielo.

«Oh, Gattino, quanto vorrei che tu fossi qui».

Continuò a guardarla, immaginando di essere di nuovo insieme a lui.

Nonostante il frastuono delle macchine, a Gattino sembrò di aver sentito il richiamo di una voce familiare.

Battagliò contro la sua debolezza e, vincendo la fame e la paura, si spostò dal rifugio sotto la siepe. Allora intravide la Grandesferagialla nella Gradeoscurità. Una lacrima scese giù, inumidendogli il pelo del musino.

«Piccoloumano, dove sei?»

Nico fu richiamato in casa per andare a letto. Gettò l’ultimo sguardo alla luna.

«Buonanotte Gattino».

Gattino ritornò verso il rifugio sotto la siepe. Gettò l’ultimo sguardo alla Grandesferagialla.

«Buonanotte Piccoloumano. Ti ritroverò, non temere: una nuova luna sorgerà».

Udirono in lontananza alcuni rintocchi di un campanile. Che curioso quel suono: a loro parve il battito di un cuore.

Poi si addormentarono. Sulle loro labbra si disegnò una lieve smorfia che aveva le sembianze di un sorriso.

La luna continuò il suo cammino nel cielo, lasciando una impercettibile scia simile ad un filo rosso.

domenica 17 novembre 2019

Il riflesso della luna - quarta puntata

«C’era una volta un uomo che doveva lasciare il suo paese. Viveva lì da circa venti anni. Era una persona importante e ben voluta da tutti. Ma un giorno, per il suo lavoro, che non era un vero e proprio lavoro, gli fu imposto di andare in un’altra città. Questo lo rattristò molto, ma decise di organizzare una festa per avere modo di salutare tutti gli amici. La serata fu molto allegra, ma quell’allegria terminò quando, con l’ultimo saluto, si consumò anche l’ultimo atto della sua vita in quella città. Tutti se ne andarono, riprendendo la strada di casa. Lui si coricò nel suo letto, incrociò le braccia dietro la testa e si mise a fissare la luna attraverso la finestra aperta. Era una bella, limpida e mite notte d’estate e nel cielo stazionava una grande luna piena. Guardandola, gli tornarono in mente, uno dietro l’altro, tutti i momenti belli trascorsi in quella città. Immerso in quei ricordi, non si rese conto del tempo che era trascorso, così rapido ed intenso da sembrargli una breve eternità. Si risvegliò da quei pensieri e subito fu colto dall’ansia di ciò che lo attendeva, l’ansia dell’ignoto. La luna aveva già percorso una curva nel cielo e la voce del campanile lo avvertì che era tardi, che era ora di dormire. Aveva sentito tante volte quella voce, ma quella volta gli parve più dolce, più gentile. Si alzò per chiudere la finestra, ma prima indugiò ancora un attimo, con la maniglia in mano, fissando di nuovo la luna attraverso il vetro, prima di accompagnarla fuori con un lento movimento delle braccia. Fu in quel momento che la sua faccia formò un solo volto con quella sfera luminosa che sembrava immobile nel cielo stellato. Quell’uomo sorrise e gli sembrò che la luna ricambiasse quel sorriso. Poi si rimise nel letto, mentre la luna riprese il suo cammino nel cielo, lasciando una impercettibile scia, simile ad un filo rosso. Da allora ogni volta che si sentiva solo guardava la luna; in quel modo riviveva i bei momenti trascorsi con i vecchi amici e la solitudine svaniva. Il giorno seguente, salendo in auto per partire verso la nuova destinazione, indugiò ancora un po’. Riguardò la sua casa, i suoi luoghi, il campanile e pensò: “Stasera una nuova luna sorgerà”. Si accomodò sul sedile, chiuse la porta e mise in moto. Rimase alcuni istanti immobile con le mani sul volante, poi ingranò la marcia e partì».

«Wow!» esclamò il Gattino. «Che storia. È già finita?»

«Oh, è tardi, devo rincasare. Forse anche tu devi farlo» disse Nico.

Sollevò il gattino dalla sua pancia e lo mise in terra.

Questi lo guardò, miagolò e gli andò a tirare qualche colpetto con la testa, strofinandosi poi alle Zampelunge.

«Ciao Gattino, torna a trovarmi. Mi ha fatto piacere parlare con te. Non avevo mai parlato così tanto con qualcuno. Buonanotte amico mio».

«A presto, Piccoloumano».

I loro incontri continuarono per molte sere, durante le quali se ne stavano insieme a parlare e a guardare il cielo fino a tardi, quando si salutavano dandosi appuntamento per la sera successiva. Andarono avanti così fino al periodo delle vacanze estive.

sabato 9 novembre 2019

Il riflesso della luna - terza puntata

«Ci riempiono di impegni. Andiamo tutta la settimana a scuola, dobbiamo studiare, fare i compiti. E come se non bastasse ci portano qua e là, sport, pallone, piscina, musica, danza e chi più ne ha ne metta. Non abbiamo più tempo per stare con noi stessi. Non possiamo ritrovarci a casa di qualcuno, non possiamo andare in bici, non possiamo andare al parco. Sempre accompagnati dappertutto». Sospirò.

Dopo una breve pausa riprese: «Invece lassù… forse troverei il tempo di annoiarmi un po’, di stare con me stesso, di stare in solitudine, una sana solitudine».

«Guarda che la solitudine è una brutta bestia. Io ne so qualcosa. La notte, quando esco e non faccio in tempo a rincasare, mi ritrovo solo, e ho paura di incontrare i Gattimalvagi. Così mi nascondo dove posso, dove mi sento al sicuro, ma poi finisco per riavvicinarmi alla casa dove vivono i miei padroni. Continuo ad essere solo, perché ormai sono stato chiuso fuori, ma so che loro sono dentro e lì mi sento più al sicuro che altrove».

«Forse sono già solo; sto parlando dei miei sogni con un gatto».

«Non sottovalutarmi, Piccoloumano. Io cosa dovrei dire allora? Siamo nello stesso Gusciograndechegalleggia!»

«Una volta ho sentito un anziano che raccontava una storia sulla luna, che veniva descritta come uno specchio che rifletteva i sentimenti. Se vuoi, te la racconto. Ti va?»

«È parecchio lunga?» domandò il Gattino.

Ma Nico aveva già iniziato.

martedì 5 novembre 2019

Il riflesso della luna - seconda puntata

«Ma allora miagoli! Per un attimo ho pensato che non potessi farlo».

«Beh, sai com’è, anche noi gatti…»

«Dai, salta qua» disse Nico indicando le sue gambe magre, anzi magrissime.

«Aspetta, non avere fretta, fammi inquadrare la situazione. Quelle due Zampelunge sembrano dure. Quelle due Zampeunpopiùcorte si agitano spesso, è impossibile atterrarci e trovarle lì, pronte ad afferrarmi. La parte più morbida sembra nel centro, sopra Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa. È lì che atterrerò».

Si caricò posizionando le zampe posteriori e spiccò un balzo andando a ricadere proprio là dove aveva deciso di atterrare.

«Bravo, ti sei deciso, finalmente!» disse Nico. E subito cominciò ad accarezzarlo.

Al gattino piacque tanto quel movimento lento e regolare. Facendo le fusa, chiuse gli occhi e si lasciò coccolare.

Appena fu buio, la luna non tardò ad apparire nel cielo. Dapprima mandò in avanscoperta il suo alone lucente, poi si affacciò timidamente sfiorando la sagoma dei tetti che, controluce nell’oscurità, formarono un’unica figura tutta nera. Infine ruppe gli indugi e si innalzò manifestandosi in tutta la sua luminosità.

«Eccola, guarda come è bella» disse Nico facendo sobbalzare il gattino.

«Ehi, ma che modi! Stavo proprio bene. Ma cosa vuoi che mi interessi della Grandesferagialla! Non ci devo mica andare, io! Né devo dedicare poesie a nessuna gatta».

Ma fu proprio allora che Nico cominciò a parlare tanto, anzi tantissimo.

«Sai, Gattino, un giorno mi piacerebbe andarci. Lo so che sembra una cosa impossibile, eppure qualcuno prima di me c’è già stato ed anche a lui i genitori avranno detto che non era possibile andarci».

Dopo una pausa riprese: «Mi piace un sacco con quei colori così… così… Chissà se tuoi puoi vederli. Dicono che i gatti vedono in bianco e nero».

«Eccone un altro che pensa di sapere tutto» replicò il gattino. «Guarda che noi vediamo a colori… da sempre! Certo che li vedo, ma a me non dicono niente. A me piacciono colori tipo… il grigio topo, il verde lucertola o il giallo canarino, un po’ più accesi e vivaci. Se a te piace quell’affare lassù, nell’oscurità, è affar tuo».

«I grandi non sempre sanno ascoltare i sogni dei lori piccoli» continuò Nico. «C’è sempre qualcosa di più importante dei nostri sogni. A volte ci prendono per scemi, come se sognare fosse qualcosa di cui si può fare a meno».

Il Gattino si mise seduto sopra Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa, guardando in faccia il Piccoloumano, senza proferire parola. Non gli sfuggì il velo di tristezza che era apparso sul volto del suo nuovo, quasi, amico. Cercò di consolarlo a modo suo, muovendo la coda e colpendolo ritmicamente su una delle due Zampeunpopiucorte. Poi si mise a massaggiare Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa, prima con la zampa sinistra e poi con la zampa destra, per poi ricominciare. Così facendo i suoi artigli venivano fuori quel tanto per essere notati, senza che riuscissero a pungere o a graffiare il Piccoloumano.

lunedì 4 novembre 2019

Il riflesso della luna - prima puntata

Era una bella serata, dove per serata si intende quel lasso di tempo che va dall’ora di cena all’ora di andare a dormire, quando Nico uscì di casa per andare in giardino. Si accomodò su un lettino di quelli che si usano di solito per prendere il sole. Si sdraiò, mise le mani dietro la nuca e vi adagiò la testa. Appoggiò la gamba sinistra su quella destra. Cominciò ad osservare il cielo. Ancora non si vedevano le stelle.

Nico, però, non era lì per vedere le stelle. No, lui attendeva che la luna attraversasse quel lembo di cielo per poterla ammirare e, insieme a lei, sognare.

Nel frattempo un gattino si stava avvicinando al giardino in cerca di compagnia felina, ma quando vide quel Piccoloumano ebbe un sussulto e si nascose dietro una rosa.

«Meglio indagare prima di avvicinarsi» pensò.

Ma un movimento maldestro attirò lo sguardo del Piccoloumano.

«Ecco, ho pensato di nuovo a voce alta: mi ha visto».

Nico si alzò e si sedette sul lettino.

«Vieni qua, Gattino. Non avere paura. Vieni, che aspettiamo la luna insieme». Poi, dopo una breve pausa, riprese: «Anche tu stai cercando compagnia? I miei stanno guardando i telefonini e non si sono nemmeno accorti che sono uscito. Se vieni qua forse diventeremo amici, a me non va di fare come loro».

«Chi mi dice che stai dicendo la verità? Ho sentito un sacco di cose in fatto di adescamenti, cosa credi?»

«Fa’ come vuoi. Io mi rimetto giù ad aspetto la luna. Sai, un giorno io ci andrò!»

«Un Umano strano questo: interessato più alla Grandesferagialla che ai Piattiniluminosi. Singolare!»

Così si avvicinò e gli parlò: «Miao».


domenica 20 ottobre 2019

Da: Pinocchio il grande musical

Geppetto      
Pinocchio, se uno nasce burattino, resta burattino.
Angela           
Tutto di guadagnato! Meno preoccupazioni... meno fatica... responsabilità... dolori...
Pinocchio    
Non è vero! Io sto soffrendo!



giovedì 3 ottobre 2019

Ottobre 2009 - Ottobre 2019: dieci anni di intensità

Sono trascorsi dieci anni dall'uscita de Il treno delle 7,18, l'ultimo romanzo che ho scritto.
A dirla così sembra che tutto sia poi finito lì. In realtà no. Anzi, da allora ho scoperto qualcosa di più bello, tanto da tentare di raccontarlo, o farlo capire, attraverso un e-book del 2016 che non ha suscito grande interesse.
La scrittura, però, non è scomparsa dalla mia vita. Ha soltanto cambiato aspetto, indirizzandosi verso  forme più brevi, ad esempio testi di canzoni e racconti brevi, passando per la rielaborazione di testi teatrali e per i post di un blog sconosciuto ai più.
Quale la forma più bella? 
La mia risposta è: tutte.
Ognuna raccoglie in sé qualcosa di speciale, ma in comune hanno una particolarità importante: le emozioni. 
Quelle che si provano e quelle che si fanno provare. Quelle che restano personali e quelle che vengono condivise. Quelle forti e quelle meno forti. Quelle mai provate prima e quelle rinnovate. 

Quelle...

Continua tu, se ti va.

giovedì 22 agosto 2019

Dieci anni fa, più o meno: non ero mica tanto normale!




Scurano 1 agosto 2009 - L'ingresso degli scrittori.


Mi sono imbattuto casualmente in questo video guardandone altri su Youtube. Mi sono incuriosito e l'ho guardato. Era da allora che non lo facevo e, con tutta sincerità, mi ha fatto ridere. 
Che strano ingresso! E quanto lavoro via e-mail per mettere su quella gag, a distanza, con gli altri due.
Un ricordo bello, prezioso, di un periodo importante della mia vita.