sabato 26 maggio 2012

Mi sarebbe piaciuto


Stasera, in un teatro non molto lontano da qui, si svolge un incontro dedicato al dono della scrittura. Ad animare la serata Stefano Benni e Daniel Pennac. Ho cercato di comprare i biglietti, qualche giorno fa. Niente da fare: tutto esaurito. Un vero peccato ma, tenendo presente che la capienza del teatro è di circa 850 persone, sono rimasto piacevolmente sorpreso, perché non immaginavo che la scrittura "tirasse" così tanto. Quelli sono numeri da eventi musicali, teatrali, o comunque spettacolari.
Che considerazione fare?
 

4 commenti:

  1. Caro Ben,
    forse la stessa considerazione fatta da Ernesto Ferrero (La Lettura - 27/5)?
    Prendendo spunto dall'articolo di P. Battista (La Lettura - 20/5) riguardante il successo del Salone del Libro di Torino, Ferrero parla di "eventite": l'interesse scaturirebbe dall'evento in sé, più che da fattori culturali e letterari, soprattutto se si considera che l'evento richiama nomi importanti del mondo 'editorial-letterario'.
    Cosa ne pensi?
    Un caro saluto

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  2. Mah, può essere, però non è la prima volta che ci sono eventi del genere e mi risulta che le presenze siano state spesso medio-basse. Forse il richiamo dei nomi, quello sì, ma anche altre volte ci sono stati nomi altisonanti. A me piace pensare che ci sia un rinvigorimento della voglia di sapere qualcosa di più, di conoscere qualcosa di più, anche di se stessi, attraverso coloro che sono capaci di farci vedere quello che non sempre, da soli, riusciamo a vedere.
    E mi piace anche pensare che fossero tanti giovani ad occupare le poltroncine del teatro.
    Ciao Ines

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  3. Hai ragione, caro Ben: speriamo che siano stati soprattutto i giovani ad essere richiamati da un evento letterario.
    Non escludiamolo: in un articolo su La Repubblica del 23/5 ("Niente e-book siamo studenti" di J. D'Alessandro) è emerso che i giovani leggono (libri!) più degli adulti (positivo, no?) e che continuano a preferire il cartaceo al libro elettronico.

    Un caro saluto

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  4. Molto bene.
    Anch'io sono affezionato alla carta, però devo anche dire che non ho mai provato un libro elettronico.
    L'importante, comunque, è che si legga, perché può cambiare il supporto, ma il contenuto di un'opera resta sempre quello.
    Certo, il fascino di sfogliare le pagine...
    Ma vuoi mettere?!

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