domenica 6 maggio 2012

Basta poco

Giornata piovosa, una pioggia continua che non ha dato tregua. E la mia giornata?
Mattinata con Messa per la vestizione dei nuovi confratelli della Misericordia, poi giro del paese a sirene spiegate per inaugurare un nuovo mezzo adibito ai servizi sociali, dopo la benedizione di rito. Al rientro pranzo in sede. Il tempo di andare a casa e rivestirsi in... borghese e via, al campino della parrocchia a vedere giocare a calcio i ragazzi, sotto una pioggia battente, partita valida per un torneo parrocchiale. Niente di più povero, niente di più semplice.
E adesso? E adesso in tuta e ciabatte, al tavolo a scrivere sul blog, con mia moglie che ricama sul divano sul quale siede anche mia suocera che guarda la tv. Da poco è rientrata anche mia figlia, anche lei "in tribuna" al campino, che si è tolta gli abiti bagnati e che si sta sedendo davanti a me con le cuffiette del lettore mp3 nelle orecchie.

A molti una giornata così sembrerebbe noiosa da morire.
A me basta poco.


6 commenti:

  1. La noia, caro Ben, è una delle invenzioni delle menti viziate e insoddisfatte.

    Un caro saluto

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  2. Mentre scrivevo, ho avuto un'esitazione digitando la parola "poco". Pensavo a quanti sarebbero incapaci di trascorrere una giornata come la mia. Meglio prendere la macchina e uscire, magari anche controvoglia, sempre meglio che rimanere a casa.
    Poi l'ho scritta e ho pensato, invece, quanto raccogliesse in sé.

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  3. Il "poco" che tu hai espresso, Ben, ha invece la pienezza di una giornata come la intendo io (ma non è detto che tutti debbano intenderla come me).
    Una giornata finita ha un senso e una giusta completezza soltanto se avrai fatto qualcosa per cui valesse la pena viverla: quel qualcosa è almeno un'attenzione per gli altri e almeno un'attenzione per te stesso.
    Per attenzione intendo un gesto che parta dal cuore e fatto con affetto.

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  4. Esattamente, hai colto in pieno. Quel "poco" in realtà è "molto".

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  5. Il problema, secondo me, è spesso nelle aspettative che si nutrono, nel volare troppo alto con la fantasia.
    Torniamo all'umiltà e mai dimenticherò quanto mi si scrisse su un altro blog e su L&S per aver condiviso una mia riflessione sull'umiltà: non mancarono (le ricordo benissimo) anche similitudini volgari, espressioni da angiporto, sui rischi del chinarsi per umiltà.
    Umiltà non significa chinarsi e dire sempre "sissignore"; non significa debolezza di carattere e non significa considerarsi l'ultimo disgraziato della Terra.
    Umiltà, secondo me, significa avere la chiara consapevolezza di chi siamo e su quella consapevolezza - onestà con sé stessi, innanzitutto! - costruire le proprie ambizioni e le proprie aspettative.
    Volare alto se le ali non lo permettono preannuncia una caduta inevitabile.

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  6. Il che, se ci pensi bene, si trasforma in forza.

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