domenica 12 dicembre 2010

Luci

Le giornate sono molto brevi.
Per la strada, al ritorno dal lavoro, la sera, non puoi fare a meno di guardare le piccole luci che si affacciano ai tanti balconi. Le più temerararie osano afforntare il vento, sfidandolo in una danza che dura per ore.
I negozi sono illuminati, come le strade, alcune delle quali sono un po' timide.
Annusi l'aria della festa.
Ti sei sorpreso a guardare l'albero di Natale. Fissavi le lampadine colorate, preferendo il momento in cui la luce passa lentamente da una all'altra, quasi a formare un'onda, prima di riprendere con un ritmo da balera.
È notte e, proprio nel momento in cui le luci possono dare il meglio di sé, alcune si spengono, mentre altre resistereanno fino all'alba, quando il sole dominerà su tutte loro.
Poi tutto riprenderà, per un po' di tempo, fino a scomparire nell'oblio per un intero anno, prima di ricominciare tutto daccapo, nella speranza che una luce, una soltanto, riesca a penetrarti e a illuminarti dentro.

E sarà Natale.   

6 commenti:

Ines ha detto...

Caro Ben, ciao!
Prima che dimentichi lasciami salutare Dania che ho visto "di sfuggita" qui nel Rifugio.
Ciao Dania! :-)
Il Natale, già.
Come vogliamo vederlo?
Andante? Allegretto ma non troppo?
Stile "Per me Natale è..."?
Lento, riflessivo, spirituale, atteso?
Frenetico, corri!corri!, bruciato in poche ore, divorato, sconnesso, cerimonioso e "basta, non vedo l'ora che passi"?
Dimmi. Ditemi. Volendo, naturalmente.
Un caro saluto

Ben ha detto...

Ben tornata MarzullInes!
A volte il momento più bello del Natale sta proprio nell'atmosfera dell'attesa, senza illudersi che possa cambiare granché, perché sarà lo stato d'animo delle persone a farne una giornata speciale o una da voler saltare.

Negli ultimi anni lo preferisco spirituale.

Ines ha detto...

Caro Ben e cari amici del Rifugio,
intanto qui sta nevicando a grossi fiocchi, tanto per creare la giusta atmosfera.
Eppure il Natale mi sembra molto lontano. Mi succede così da due anni: mi ci ritrovo dentro senza capire dove e quando sono passata per arrivarvi.
Non mi preparo al Natale. Mi coglie di sorpresa. Non lo aspetto e arriva inatteso.
Lento sì, perché amo la lentezza.
Spirituale senz'altro: l'eco prolungata e più intensa di una spiritualità costante.
Riflessivo anche, oserei dire purtroppo.
E Natale sia.
Un caro saluto

Ben ha detto...

Il Natale è un groviglio di sentimenti.
Lo si aspetta perchè c'è la speranza di trascorrere momenti di serenità, un giorno in cui tante famiglie si ritrovano, magari dopo molto tempo e quella diventa un'occasione quasi unica per farlo; c'è la frenesia di dimostrare il bene che vogliamo attraverso un piccolo, o grande, dono, c'è l'attesa religiosa di una Nascita, ci sono i preparativi di tutto questo.
Ma è anche tempo in cui ripassano nella mente, in pochi e lunghi attimi, i momenti trascorsi di un passato che non ritornerà, con persone che non ritorneranno.
E la nostalgia prende il sopravvento, una nostalgia che resterà soltanto dentro di noi allo scoccare del grande momento.
E allora saranno sorrisi, abbracci, affetto, amore.
Ognuno terrà la tristezza dentro il proprio cuore, nel tentativo di non mostrarla a nessuno.
Ognuno avrà una spina nel fianco, col pensiero che va a chi quel giorno non ha niente da festeggiare, un pensiero che fa sentire quasi colpevoli.
Ma la magia del Natale si rinnova comunque, perchè, non si sa bene per quale alchimia, riesce e tirar fuori, nei più, la parte migliore.
E, forse, è proprio questa la vera magia del Natale.

maria ha detto...

Il Natale è silenzio interiore mentre tutto intorno è concitato, colorato e festoso.
Silenzio per ricordare e per sperare: uno sguardo al passato e uno al futuro.
Il presente, che è poi l'unico che viviamo veramente, ci sfugge e non riusciamo mai ad afferrarlo completamente ma durante le feste, che durano qualche giorno, sembra dirci: questo è il tempo. Oggi guarda negli occhi chi ti sta di fronte, non rimandare a domani e non vivere nella nostalgia.

Non entro nel merito del significato spirituale perché penso che ciascuno lo viva ad un livello personale, difficile da spiegare a parole. Solo una considerazione: l'osservanza di rituali, riti, cerimonie e l'utilizzo di simboli sacri non ci rende uomini migliori in modo automatico. I riti non hanno nessun significato se non sono accompagnati da uno sguardo e un sentimento caritatevole verso il prossimo.

Caro Ben, Cara Ines, (e cari tutti i frequentatori del Rifugio, è sempre bello tornare e trovare belle parole condivise.
Perdonate il quasi sermone. Mi son lasciata prendere la mano...

Vi lascio con la splendida e a tutti nota poesia
“Natale”, di Giuseppe Ungaretti, perchè l'attesa sia lieve e ci lasci anche il tempo per pensare.

Sin da quando l’ho imparata a scuola da bambina, mi ha conquistata perché ben descrive certi stati d’animo che almeno in uno dei tanti momenti di festa, ci coglie di sorpresa e ci invita al raccoglimento e alla meditazione.
Un caro saluto a tutti e buona attesa…

Maria

"Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare"

Ben ha detto...

Ciao Maria, ben tornata.
Sappi che i tuoi sermoni sono sempre ben-venuti.
Scusa se non ti ho risposto prima, ma questa settimana è stata troppo "piena".
Ammiro molto chi ha tenuto in mente le poesie studiate a scuola. Io, purtroppo, non ne ricordo nemmeno una.