martedì 14 aprile 2015

Abetone 2015 - Week-end in famiglia

L’inizio è stato un po’ tribolato, tanto da far pensare alla sospensione dell’iniziativa, visti anche gli esiti dell’uscita autunnale. Ma poi, non senza incertezze, la macchina si è messa in moto e tutto ha assunto le sembianze di una scommessa, per la partecipazione dei ragazzi e, soprattutto, per quella dei genitori, direttamente chiamati ad essere co-protagonisti per una giornata di questo week-end in famiglia.
Famiglia: di questi tempi un argomento che può essere scottante.
Arrivo, sistemazione, gruppo, e la prima bella sensazione, perché i ragazzi partecipano, sono vogliosi, non danno cenno di noia o cedimento. Il tempo passa in fretta e non riusciamo a terminare tutto quello che viene proposto dai testi. Le domande “scottanti” per i genitori sono pronte. Mi rendo conto di essere l’unico genitore dei presenti e mi piacerebbe tanto rispondere ad alcune di quelle.
I ragazzi sembrano cambiati rispetto all’ultimo ritiro, eppure sono passati solo pochi mesi.
La sera tutti prendono parte ai giochi con una sana carica agonistica che non guasta e che rende vivace la gara, intervallata da un po’ di musica.
Avverto una bella atmosfera. Mi sento a mio agio con i ragazzi e con gli altri animatori.
Un amico mio direbbe: “Sembra una di quelle strane congiunzioni astrali che difficilmente si ripetono.”
Poi capita un imprevisto e, si sa, di quelli tutti vorremmo farne a meno.
Eppure anche quello permette di conoscere qualcosa di più di altre persone, carpire un desiderio, captare uno stato d’animo, un momento di difficoltà o di paura, ma anche di speranza, ed anche dall’imprevisto esci in qualche modo rafforzato. Ed è stato bello vedere la partecipazione emotiva di alcuni ragazzi. Ah, quanto mi sarebbe piaciuto conoscere le parole di quella preghiera silenziosa, mano nella mano nel salone, prima della buonanotte!
Poi, dopo una viaggio fra le buie curve di montagna, arriva il momento di chiudere gli occhi.
Solo poche ore, forse, e l’alba di una bella giornata serena ci accoglie fra le sue braccia.
Sveglia, colazione e partenza per la passeggiata.
Nuove emozioni, fra le quali la sorpresa di apprendere che un ragazzo di tredici anni può commuoversi ascoltando le parole di una canzone di un rapper, dimostrando una sensibilità che stride con l’apparenza che dà di sé.
Rientro, giochi nel salone in attesa del pranzo.
E mentre i primi genitori arrivano, i ragazzi, questa volta quelli più grandi, mi fanno il regalo di farmi ascoltare una canzone musicata da loro. Ed io sono costretto a… tacere.
Il pranzo è servito.
Ci raduniamo tutti quanti nel salone. E’ il momento delle domande “scottanti” preparate dai ragazzi per i genitori. 
Via, si parte. Domanda, risposte. Domanda, risposte. Domanda, risposte.
E’ un bel dibattito. I genitori sono molto attivi e non si tirano indietro, tanto che il buon moderatore è quasi costretto a tagliare per lasciare spazio alle altre domande.  
Ed è bello vedere con quale energia i genitori liberano il fanciullo che è in loro in occasione dei giochi, lasciandosi andare, scoprendo o riscoprendo la bellezza del gioco, del puro divertimento.
Liberi, appunto, senza alcun tipo di timore.
Sembra troppo bello per essere vero. Da anni non respiravo questa atmosfera di complicità fra i presenti.
La Santa Messa conclude il week-end in famiglia.
Sono contento: per i ragazzi, per i genitori, per chi ha cercato di dare il meglio di sé per la riuscita dell’iniziativa e vorrei che tutti provassero quello che sto provando io. Lo so, in fondo, si dirà, è solo un ritiro. Ma le emozioni è bello viverle, sempre.
E’ il momento dei saluti e vorrei dare un abbraccio a tutti.
Abbraccio: che bella parola! E’ una delle tre parole che a me piacciono molto e che iniziano tutte per “A”: “A” come abbraccio, “A” come amicizia, “A” come amore.
Per questa occasione ce n’è una in più, che le unisce tutte quante: “A” come Abetone.



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