sabato 14 aprile 2012

Quello che avresti voluto chiedere a Ben...

... e non hai mai osato chiedere!
Spazio per le (tue) domande
in cerca delle (mie) risposte



Mi raccomando, tutto che si possa leggere in... chiaro!

12 commenti:

  1. Vado in brodo di giuggiole, caro Ben!
    Senza por tempo in mezzo, ché significherebbe allontanarci troppo dalla Pasqua, una domanda su Giuda Iscariota, il discepolo che tradì Gesù e il cui nome è diventato per antonomasia sinonimo di "traditore".
    Giuda traditore oppure Giuda "vittima" prescelta nel disegno divino per svolgere l'ingrato compito?
    Un caro saluto

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  2. Ciao Ines,
    sei partita con freno a mano tirato, vedo.
    Povero Giuda, ma lo sai che è un personaggio che mi fa molta pena?
    Ha seguito Gesù, poi si è dimostrato come la maggior parte degli uomini e, per una manciata di soldi, ha praticamente consegnato Gesù il quale non ha impedito tutto questo perché così doveva accadere.
    Subito dopo Giuda si è pentito ed è stato preso dalla disperazione che lo ha portato alla morte.
    Quasi una sorta di tentativo di riscattarsi. E qui finisce la sua esistenza terrena. Non si sa che sorte abbia avuto "dopo": avrà scelto di seguire Dio, come il pentimento farebbe pensare, o lo avrà rifiutato preferendo l'autodannazione?
    Qualsiasi risposta alla tua domanda potrebbe essere giusta e sbagliata, completa e/o incompleta, perché in certi casi ci si trova davanti a un mistero troppo più grande delle nostre capacità. E la religione ne ha tanti di misteri che l'uomo sta cercando di capire da migliaia di anni.

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  3. Sicuramente, caro Ben, non possiamo trovare risposte ad alcuni misteri, ma credo che interrogarsi sia umano.
    Personalmente se penso a Giuda sono propensa a provare comprensione, non tanto per la debolezza umana, per l'ingordigia di denaro che lo ha portato a tradire Gesù, ma perché a lui è stata assegnata questa debolezza, per volontà divina.
    Scrivi che Giuda ti "fa molta pena".
    Consideri la "pena" un sentimento di rispetto verso l'altrui condizione, Ben?
    Ciao

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  4. La pena, secondo me, è a doppio taglio, ma nel caso di cui sopra è una forma di rispetto, per il ruolo ingrato che si è ritrovato tra le mani, senza saperlo, e che ha segnato la storia dell'uomo.
    E questo mi porta ad un'altra riflessione: quante azioni facciamo noi, che sembrano di ordinaria amministrazione e, invece, hanno un ruolo ben preciso che ci sfugge?

    Interrogarsi è un bene; se non ci fossero le domande non si troverebbero le risposte, e non ci sarebbero nemmeno i misteri.

    Ciao Ines, buona serata.

    P.s: stasera prove

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  5. Credo che ogni situazione debba essere valutata singolarmente, caro Ben, ma se c'è una parola che mi fa montare il "nervoso" in un batter d'occhio quella è proprio "pena".
    Ecco, vedi, il solo nominarla mi ha innervosita ... :-)
    Andiamo oltre: che cosa esattamente o maggiormente ti ha spinto a scegliere il percorso di vita che hai scelto? Partiamo dagli studi teologici, se ti garba.
    Grazie per la disponibilità, Ben.
    Ciao

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  6. Mi dispiace di aver provocato il tuo nervosismo a causa di una parola. Però quella non sempre è negativa, dai.:-)
    Ma passiamo otre, partendo dagli studi teologici, che però non sono stati l'inizio. Il fatto è che il parroco di allora, mi chiamò per sapere se ero disposto a fare catechesi ai bambini. Rimasi sorpreso e glielo dissi. Ma cosa gli racconto ai bambini? E lui disse di aver visto come avevo cresciuto mia figlia e che le stesse cose avrei potuto dirle anche agli altri bambini. E così mi ha fregato! Decisi allora, contro il suo suggerimento di cominciare a prepararmi un po'. E non mi pento di quella scelta, perché mi ha aperto nuovo orizzonti e capacità di vedere alcune cose da un punto di vista che non avrei potuto immaginare. Con i bambini, poi, mi è stato oltremodo utile, perché è grazie a quegli studi che ho potuto dare risposte che altrimenti non avrei saputo dare. L'argomento è affascinante è ha suscitato in me un grande interesse da subito. Sarebbe bello approfondire tanti argomenti (alcuni erano pure un po' noiosi, intendiamoci).
    Ecco, così è nato il percorso teologico, in maniera molto più semplice di quanto si possa pensare.
    Come ho detto prima, non è stato l'inizio, un certo cambiamento era già in atto.

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  7. Sugli aspetti prevalentemente negativi del "provare pena", Ben, tornerò a parlare, qui o altrove.
    Torniamo all'intervista marzullinesiana (?!): quale cambiamento era già in atto, se è lecito chiederlo? Quali nuovi orizzonti hai potuto scoprire seguendo gli studi teologici?
    Senza fretta, Ben: sono stata ribattezzata "Ines senza fretta", altrove ...
    Ciao

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  8. Come ho scritto, già con l'inizio della scrittura è cambiato qualcosa, poi le esperienze con i libri mi hanno portato vicino a persone che mi hanno toccato il cuore, una riconciliazione con la fede, per tanto tempo accantonata e poi tornata prepotentemente fuori, con una partecipazione anche più attiva all'interno della comunità locale, l'interesse e la voglia di fare personalmente quello che in precedenza avevo tentato di fare con i libri. Questo era il cambiamento in atto.

    Gli studi ci fanno vedere le cose da un punto di vista diverso e vediamo in maniera più ampia. Non ero stato capace di capire cose che già con pochi mesi di studi teologici ho cominciato a comprendere, da quelle più ingenue a quelle più complicate, come leggere la Bibbia, tanto per fare un esempio semplice, ma anche come spiegare certi passi ai ragazzi per non far capire loro fischi per fiaschi (o lucciole per lanterne).
    Gli studi mi hanno insegnato a vedere meglio le cose, in alcuni casi a vederle per la prima volta.

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  9. Grazie della risposta, caro Ben.
    Come abbiamo già osservato, per te la scrittura è stato (e spero continui a essere) uno strumento per comprendere meglio cosa volessi fare ... da grande. Immagino, dunque, quella esperienza come un viaggio interiore, alla ricerca del tuo vero io.

    Ora veniamo al tuo percorso di fede, attraverso gli studi e l'avvicinamento alla comunità parrocchiale.
    Hai mai avuto l'impressione che gli studi teologici conducessero a un certo estraniamento dalla realtà, quella vissuta quotidianamente da tutti noi? Oppure che la comunità parrocchiale fosse almeno in parte avulsa, dal punto di vista della concretezza, dal resto della comunità?
    Un salutone

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  10. No, non credo, almeno non nel mio caso. Anzi, a dire il vero, mi sono trovato più calato di prima nella realtà.
    La concretezza credo che vada ritrovata nelle persone, più che dal posto in cui agisce. Chi è fumoso è fumoso ovunque, chi è pratico lo è ovunque, chi è sognatore sogna ovunque, chi è affidabile lo è sempre, e così via.

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  11. Scusami, Ben, ma sulla concretezza ho un'opinione diversa dalla tua.
    Ovviamente ogni realtà deve essere considerata singolarmente, dunque anche quella in cui tu vivi e operi, ma in generale ho notato uno scollamento significativo tra il valore delle parole e il valore dei fatti, tra i concetti astratti e la concretezza delle situazioni che si presentano nella vita quotidiana.
    Ma naturalmente questo è il mio punto di vista, che deriva dall'osservazione e dalle esperienze personali: non è il caso, dunque, di generalizzare.

    Un caro saluto

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  12. Non c'è bisogno di scusarsi, Ines. Ognuno vive la propria esperienza e, come dire, prende nota.
    Devo dire che, per quanto mi riguarda, tante persone operano attivamente e mi trovo bene a collaborare con molte di loro, poi è certo che, in generale, c'è anche chi predica bene e razzola male, chi è buono solo a parlare e chi critica ed è il primo a non muovere un dito, limitandosi ad osservare da fuori.

    Però, come sai, io cerco sempre di guardare il bicchiere mezzo pieno.

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