mercoledì 30 giugno 2010

Lourdes, un anno dopo

Un desiderio durato oltre un anno, un desiderio nato subito, quando, salito sull’autobus per tornare a casa, ti eri detto: “Devo ritornarci”.
Ma cosa ti aspettavi da questo nuovo viaggio? In fondo, c’eri già stato. Te lo dico io cosa cercavi.
Quello che cercavi non era un luogo geografico da visitare per soddisfare la iniziale curiosità, ma quel luogo, dentro di te, in cui avevi provato tante e forti emozioni.
La volta scorsa, la tua prima volta a Lourdes, non riuscisti a spiegarti del tutto ciò che avvenne, ma ti rendesti conto che quel posto non è un posto qualsiasi. Quest’anno ne hai avuta la conferma, quando pur muovendoti con la sicurezza dettata dalla conoscenza del luogo, ogni singolo metro quadrato ti è sembrato diverso. Hai avuto un pensiero: che fosse diverso perché tu sei diverso, dentro di te e nella tua fede. Difficile da credere? Forse.
Per la prima volta ti sei avventurato in un viaggio senza la tua famiglia al fianco. Una bella novità; di’ la verità, questo un po’ ti turbava, non è vero? Tu sei timido e non sempre riesci a conversare con persone che non conosci o che conosci poco. La voglia di tornare, comunque, era troppo forte e ti ha fatto superare anche questo piccolo ostacolo.
Alcune emozioni della prima volta non ci sono state, ma quelle provate sono state altrettanto forti, più “mature”. Quello che ti aveva meravigliato o sorpreso la volta scorsa, adesso fa parte di te, e ti ha portato ad osservare quello che ti circondava con uno sguardo diverso, più consapevole. Guardando la moltitudine di gente così tanto malata quanto ricca di fede e speranza ti sei commosso più volte. Vedevi quelle strane carrozzelle con tre ruote, trainate dai volontari e il tuo cuore piangeva. Ti sono venute in mente le lamentele gratuite che ogni tanto escono dalla bocca delle persone, compresa la tua; un insegnamento da portarsi dentro per sempre.
Hai provato sensazioni a livello umano e personale che non avresti mai immaginato, che da una parte ti hanno fatto piacere e che allo stesso tempo ti hanno fatto riflettere molto.
Hai scoperto una grande voglia di comunicare con le persone, anche con quelle che vedevi per la prima volta, che non sospettavi di avere e che ti ha fatto parlare con tutti come mai in passato eri riuscito a fare, tanto da vedere le vite altrui intrecciarsi con la tua. E ti domandavi: ma come possono le persone raccontare il loro passato, le loro storie, i loro tormenti e le loro gioie, sentimenti così intimi e personali, ad una persona che vedono per la prima volta? E mentre lo pensavi ti accorgevi che avevi fatto altrettanto, provando una sensazione di complicità, di benessere, per quella fiducia che si era instaurata. Questo pensiero si è trasformato in una preghiera spontanea e più volte, camminando, ti sei ritrovato a pregare, parole semplici, le preghiere basilari, quelle che per prime imparano i bambini e che si portano dentro per sempre, anche se per lunghi periodi rimangono in un angolo sperduto della memoria.
Oggi sei sempre più convinto che Lourdes non sia un posto come tutti gli altri; si avverte che c’è qualcosa di diverso, e non c’è ragione che tenga, perché solo il cuore può dare una spiegazione che razionalmente non sei ancora riuscito a dare. La particolarità del luogo si avverte in maniera quasi tangibile, palpabile, ma altrettanto inspiegabile.
Si vede tanta sofferenza, ma è come se fosse contornata da un sorriso. I malati ci sono e sono tanti, eppure, guardandoli, quello che ti colpisce è la fede, la speranza e la forza che trasmettono.
Spesso ti sei mosso senza avere compagni di viaggio al fianco, eppure non ti sei mai sentito solo, perché Lourdes è un luogo in cui non ci si sente mai soli. Uno Sguardo ti segue sempre e ti accompagna ad ogni passo che fai.
Uscendo dal cancello, per l’ultima volta, hai sentito quello Sguardo che ti seguiva. Ti sei fermato, ti sei voltato, e in pochi attimi hai rivissuto quei due giorni: il viaggio, la Basilica sotterranea, la Via Crucis, i malati con le loro carrozzelle e i tanti volontari, l’esperienza della preghiera alla Grotta nella pace notturna, l’acqua, la processione pomeridiana, quella serale con le fiammelle, anche le intenzioni che avevi portato lo scorso anno.
Ma se dovessi indicare la chiave di lettura di questo viaggio, tralasciando per un attimo la fede, questa avrebbe un nome: fiducia. Quella di chi l’ha riposta in te affidandosi al tuo ascolto e quella di chi ti ha dato ascolto. Inspiegabile, se non fosse avvenuto a Lourdes.
Poi, con un sorriso, hai salutato.

20 commenti:

  1. Bello e toccante, grazie Ben per questo dono.

    Sono un po' di fretta ma... mi sbaglio o se la memoria ancora non mi tradisce domani c'è un importante compleanno?

    E siccome non so se domani e/o dopo mi potrò collegare...

    Auguri Ines!
    Tanti auguri di felice compleanno.

    Un abbraccio a te, passatela ben e anche a Ben un salutone.

    Besos,
    Bianca

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  2. Cara Bianca, grazie a te.
    Approfitto dell'occasione per dirti che la memoria non ti inganna.
    Doei doei!

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  3. Ciao Ben.
    Tsè tsè, ancora la memoria funziona, non altrettanto posso dire di altro.

    Dopo la mia rovinosa caduta di un mese fa e dopo che i miei amici mi hanno ben (!) raccomandato di fare attenzione e di non pensare sempre... ieri avevo un importante appuntamento e non vedo il bus che mi passa di fronte.

    Fortuna che subito dopo è passato il successivo... baaaahhhh.

    AUGURI INES, BUON COMPLEANNO!

    Naturalmente saluti a Maria e Ben.
    Caffè.

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  4. Beh, Bianca, meno male che ti è passato SOLO... di fronte.

    Quando si dice il lato positivo delle cose!

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  5. Ahahahahah arguto BEN!

    Già famiglia e amici mi hanno fatto le prediche sul guardare ben bene (aridalle) la strada per evitare incresciosi incidenti e investimenti!

    Un giorno pensando e ripensando a una discusione nel forum sono inciampata e ci ho perso il tacco delle mie scarpe preferite :-(((

    Riposino.

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  6. Interpretazioni: se ne accettano altre.
    È bello vedere quante ce ne possono essere e quanto possono essere diverse.
    Ines, mi hai fatto tornare in mente un post che inviai molto tempo fa al forum L&S, nel quale scrivevo che alcune possono sfuggire allo stesso volere dell'autore.

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  7. Questo è sicuro, Ben.
    Chi scrive offre - più o meno volontariamente - una interpretazione personale di esperienze. Il lettore vi coglie spunti di riflessione e dà spiegazioni che possono essere diverse dalle intenzioni dell'autore.
    Ma questo accade, credo, perché ognuno di noi - nella propria diversità (direi unicità) di essere - trova chiavi di lettura personali, che possono sorprendere e portare a riflettere - se valide - lo stesso autore.
    E' comunque un rapporto (spesso invisibile) quello tra scrittore e lettore, in cui ciascuno ha un ruolo attivo.
    Buona notte

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  15. Queso commento non vuole proprio saperne: ci riprovo, fantasma permettendo.

    In quell'occasione, partendo da un'esperienza personale scrissi che durante la presentazione di un mio libro, una lettrice mi fece una domanda facendomi notare un significato che aveva colto in un passaggio del romanzo. Io risposi che si poteva leggere anche in quel modo, ma che non avevo avuto l'intenzione di trattare quell'argomento. Nessuno mi ha mai tolto dalla testa di aver deluso quella lettrice con la mia risposta, ma rimasi fedele alla trasparenza alla quale non intendo rinunciare.

    In quel post, fra le altre, posi una domanda:
    gli autori affermati, come si comportano, dicono sempre sì, che è vero, confermando l'ipotesi del lettore, o assumono anche altre posizioni?

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  16. E quale risposta hai avuto, Ben?

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  17. Il moderatore si meravigliò della mia meraviglia (che in realtà non c'era), perchè la cosa era banale.

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  18. Mah...Io, caro Ben, credo che essere "autori affermati" significhi poco: non aggiunge molto al nostro essere persone, prima di tutto.
    Ma non voglio partire per la tangente, come al solito.
    Penso che tu abbia fatto bene a precisare con onestà il tipo di messaggio che desideravi trasmettere, diverso da quello che la lettrice vi aveva trovato.
    La delusione che ti è sembrato di cogliere, beh, quello è un altro discorso. Le ipotesi sono diverse. Potrebbe non esserci stata delusione (dunque si è trattato soltanto di un tuo pensiero); potrebbe esserci stata e allora bisognerebbe chiedersi perché; la "qualità" della sua interpretazione e del tuo messaggio; la sua e la tua apertura a una rivisitazione personale (non condivisa, ché in certe occasioni si tratta di incontri brevi e casuali che non consentono l'approfondimento condiviso)...
    Beh, dai: mi sono imbarcata.
    Buona serata

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  19. Poniamo il caso:
    un'interpretazione aggiunge valore all'opera, per un significato che l'autore non voleva dare o per un argomento che l'autore non pensava proprio di trattare.
    Sfuggita, appunto, al suo volere.

    E' arte o è un colpo di fortuna?

    Dai, Ines, imbarcati di nuovo.
    Buona serata!

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  20. Ciao, Ben. Mi sono imbarcata, sì, ma per altri mari...L'avrai capito, spero.
    Arte, talento? Sono parole di cui oggi si abusa, secondo me.
    Chiamo "arte" o "talento artistico" (ma è soltanto la mia opinione)la capacità innata di trasmettere messaggi "universali", seppur ricorrendo a linguaggi diversi (la musica, la pittura, la scrittura...tanto per citare i più comuni).
    Penso che se un autore riesce a trasmettere messaggi validi è un autore valido, come se un lettore riesce a cogliere i messaggi che scaturiscono da uno scritto è un lettore valido.
    E' già un colpo di fortuna se un autore valido incontra un lettore valido. Non è facile: o manca l'uno o manca l'altro, molto spesso.
    Se il lettore offre un'interpretazione che ha un valore più ampio o più elevato rispetto alle intenzioni dell'autore, eh sì: credo si tratti di un colpo di fortuna, da prendere come tale. Cioè: un ulteriore spunto - giunto inatteso - di cui arricchirsi, non come una sorta di "sconfitta".
    Le interpretazioni sono soggettive: dipendono dal nostro modo di essere e dunque di rispondere a un'esigenza interiore, sia se scriviamo, sia se leggiamo.
    Se il lettore "supera" l'autore nell'interpretazione, quest'ultimo potrà sempre ritenersi soddisfatto: ha raggiunto e addirittura superato il suo obiettivo.
    Ma, ci tengo a sottolinearlo, sto esprimendo le mie opinioni.
    Un salutone!

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