mercoledì 11 settembre 2013

Come i trasformisti

La festa è finita. Evviva la festa!
Sono stati dodici giorni intensi sotto tanti punti di vista, ed è stato bello, nonostante la fatica e le molte ore di sonno che sono andate perdute. E’ stata una festa diversa dalle precedenti, senza nulla togliere a queste ultime, ed il clima che si è respirato è stato bello, come alcuni hanno fatto notare.
Per qualcuno si è trattato di un ritorno dopo tanto tempo, sottolineato da un “è come tornare a casa”, per tutti si è trattato di mettere a disposizione qualche ora, a volte molte ore, andando ad incrementare le tante attività quotidiane, pronti a cambiare abito per l’occasione, spesso in tutta fretta a causa del poco tempo a disposizione. Come i trasformisti. E così l’impiegato è diventato friggitore, il tecnico pasticciere o barista, lo studente pizzaiolo, il professionista cameriere o cassiere, e così via. Tutti uguali, vestiti di una maglietta verde o bianca. Tutti uguali, uniti da un intento comune. Tutti uguali, accomunati da una parola, della quale in tanti ancora non riconoscono il significato, l’importanza, il valore: volontari.
La macchina ha girato, con qualche difetto che qualcuno ha definito “peccati di gioventù”, la collaborazione fra le persone che hanno prestato la loro opera c’è stata, favorendo o rafforzando la reciproca conoscenza, con la consapevolezza che non si può essere amici di tutti..
Bello, tutto bello. Ma è proprio adesso che viene la parte più difficile.
Adesso bisogna essere bravi a non disperdere questo patrimonio e a non compiacere se stessi per il risultato ottenuto. E non mi riferisco al lato organizzativo, fortunatamente imperfetto, cosa questa che dà la possibilità e lo stimolo per migliorare in avvenire, ma al lato umano. Bisogna far sì che il clima e l’atmosfera che si sono venuti a creare non si dissolvano, bisogna lasciare le braccia aperte, pronti a chiuderle solo per un abbraccio caloroso, bisogna evitare di cedere alla tentazione di chiudersi in se stessi o nei soliti gruppetti, bisogna valorizzare i doni di cui ognuno è dotato, e lasciare che quella complicità e quello spirito di gruppo non siano soltanto un fuoco di paglia, una fiammata che termina dopo pochi attimi.
Se si riesce in questo, allora ci porteremo dentro il ricordo di una bella festa, e non di una festa come tante ce ne sono.
Adesso la musica è finita, le luci sono spente, e tutti hanno di nuovo cambiato abito, come i trasformisti, tornando ad indossare quello di tutti i giorni.
Non resta che guardare là dove non si può vedere con gli occhi, per capire se è successo qualcosa. Chissà, magari anche lì abbiamo indossato un nuovo abito. 
Come i trasformisti. 

2 commenti:

Ines ha detto...

Ciao Ben.
Quello descritto da te mi sembra un ottimo modo, un modo positivo di essere "trasformisti".
Ma dimmi: secondo te esiste o no anche un modo negativo di essere trasformisti?
Grazie e un salutone
Ines

Ben ha detto...

Ciao Ines,
secondo me esiste anche un modo negativo e, forse, è molto più diffuso di quello positivo.
Ad esempio gli atteggiamenti che le persone tengono dopo averne dichiarato il contrario: idee, comportamenti, azioni, ecc.
Un salutone anche a te.