lunedì 27 maggio 2013

Un segnalibro un po' speciale

E' terminato un periodo durante il quale, 
per la prima volta, 
ho  avuto a che fare con i bambini. 
Desideravo lasciare loro qualcosa di personale, 
così ho pensato ai miei libri e ad un segnalibro un po' speciale.

Dopo quattro anni
che insieme abbiamo trascorso
siamo giunti oggi
alla fine di un percorso.

Ma quando sembra
che tutto stia per terminare
è proprio allora
che stai per cominciare.
Allora non sedetevi,
continuate a camminare!

Vi porterò dentro di me,
dalla prima volta,
tutti un po’ impacciati,
ad oggi, un po’ cresciuti
e anche un po’ agitati.

Ci sono momenti, però,
che non mi scorderò,
come la prima Confessione,
fino alla commozione
nel giorno della prima Comunione.

Chissà se un giorno,
guardando due vecchietti
seduti ai giardinetti
sopra un panchina,
lui con il giornale in mano,
e lei, con il volto da bambina,
avvicinandovi domanderete:
“Buongiorno, mi riconoscete?”.
Come fiori sarete già sbocciati
ed io, oggi, non so se vi riconoscerò,
ma state pur certi
che nel mio cuore gioirò.

2 commenti:

Ines ha detto...

Ciao Ben.
Durante questi quattro anni i bambini sono cresciuti, di statura fisica (un'ovvietà) e di statura interiore (una 'non ovvietà', spero).
Sulla seconda ha influito anche il tuo contributo.
Una domanda: quanto i bambini hanno influito sulla tua crescita interiore?
Grazie e un caro saluto
Ines

Ben ha detto...

Ciao Ines, bentornata!
Credo che entrambi gli aspetti possano vedersi fra un po' di tempo, sia per i bambini sia per me. A loro, per ora, sono rimasti dentro i momenti divertenti trascorsi insieme (la gita a Roma dal Papa, i gelati a sorpresa, la mini-recita dello scorso anno) e il giorno delle prima Comunione. Solo il tempo dirà se la semina darà un raccolto.
Io ho qualche momento in più impresso nella memoria. Con loro ho scoperto cose nuove, mi hanno "costretto" a studiare, mi hanno fatto scoprire un nuovo linguaggio, ho dovuto sforzarmi per capirli, ricorrendo anche all'aiuto di altre persone per una collaborazione reciproca.
Ho cercato di trasmettere l'amore che potevo, come poteva essere quello di un padre.
Amore, una parola che non veniva mai fuori durante le riunioni fra addetti ai lavori, e che io cercavo di sottolineare ogni volta.
Ho detto loro di non aver paura di vivere le emozioni, ma di viverle fino in fondo. Io con loro ho fatto così, dalle arrabbiature fino alla commozione dei momenti più forti.
Spero con il tempo di non perdere niente di questa esperienza, spero, anzi, di rivederla lentamente, come un vecchio film, per apprezzare ciò che non ho ancora ben capito.
Grazie Ines.
Ciao.