Anche questo libro è andato e, come mia consuetudine, condivido le mie impressioni da semplice lettore.
Francesco d’Assisi non è
stato solo una figura religiosa, ma il primo a dare un’identità culturale e
linguistica a quella terra che oggi chiamiamo Italia. Scrivendo il Cantico
delle Creature in volgare anziché in latino, ha scelto di parlare
direttamente al popolo, ponendo le basi della nostra lingua. Questa è, in
sintesi, la tesi di fondo dell’autore.
Quello che emerge dalle
pagine è il ritratto di un uomo del suo tempo: un giovane benestante con
ambizioni cavalleresche che, a un certo punto, compie una scelta di rottura
radicale con la famiglia e la società dell’epoca.
Il libro si legge bene.
La scrittura è essenziale, veloce e ricca di aneddoti, il che rende la lettura
fluida e adatta a chi cerca un ritratto divulgativo, senza troppe pretese
accademiche. Alla portata di tutti. Chi desidera un approfondimento specialistico
dovrà probabilmente rivolgersi ad altre fonti: l’opera non aggiunge molto sul
piano della ricerca storica pura, ma ha il grande merito di rispolverare la
figura di Francesco, restituendo un ritratto umano a chi magari ne conserva un’immagine
fin troppo idealizzata.

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