domenica 30 agosto 2026

Novità in arrivo: cosa succede dopo Trilogia Imperfetta

Nella parte finale di Trilogia Imperfetta avevo scritto:

«Non so se scriverò ancora. Non lo escludo, ma non lo so.»

Invece ho scritto ancora. 

Come era emerso durante l'intervista radiofonica su Radio Pistoia Web durante il mese di luglio scorso (che potete ascoltare/guardare qui), ci sono ben due progetti pronti: un nuovo romanzo e una raccolta di...    ?

Non è stato facile scegliere a cosa dare la precedenza, ma alla fine ho optato per il romanzo. Per l'altro progetto dovrò pazientare un po' (magari il 2027!).

Chi mi conosce sa che non amo aspettare i lunghi tempi editoriali, quindi a breve comincerà questa nuova avventura. 

Intanto voi leggete Trilogia Imperfetta, così non rischiate di accumulare troppe letture! 😉

lunedì 24 agosto 2026

Amatrice, dieci anni dopo

Quella  notte arrivò una telefonata inaspettata.

Don Luigi è morto lo scorso anno. 

Non è più rientrato a casa sua.

Qui sotto il brano, già presente in Ventisette.

«Roberto, sono Don Luigi. Qui ha fatto il terremoto. Io sto bene. Ha spianato tutto. Ci sono i morti, ma io sto bene. Avverti tutti tu.»

Erano le 04.11 del 24 agosto e queste sono le parole che ho sentito rispondendo al telefono, in piena notte.

Don Luigi è lo zio di mia moglie, fratello di mia suocera. Abita ad Amatrice, dove Cinzia e mia suocera, che sono nate lì, avevano trascorso qualche giorno di vacanza fino alla domenica precedente. Io no, quest’anno non ci sono potuto andare, come Sara.

In famiglia ci siamo messi in moto per fare quello che lo zio aveva detto ed abbiamo avvertito gli altri parenti mettendoli al corrente di quella notizia.

Poi è cominciata la ricerca, quasi spasmodica, di notizie: internet, televisione.

Cominciavano ad arrivare le prime testimonianze, ma soltanto la luce del giorno ha saputo dare l’idea di quello che era accaduto.

Il resto è ancora notizia di cronaca.

Su internet sono alla continua ricerca di notizie, video, foto, per cercare di capire, per vedere se riesco ad intravedere quel che resta delle case dei parenti, o solamente per intercettare, nelle foto, un volto conosciuto e poter dire: «È vivo!»

Alcune persone a noi care non ce l’hanno fatta.

Le notizie di questi giorni mi provocano dolore come se anch’io fossi nato in quel posto e provo un senso di frustrazione e di impotenza perché adesso vorrei essere lì, come tanta altra gente, a dare una mano.

Così guardo quei soccorritori che lottano contro il tempo per tentare di salvare una vita umana come se fossi uno di loro.

Così guardo quei volontari che distribuiscono pasti caldi come se fossi uno di loro.

Poi guardo quelle persone colpite dalla tragedia, ma non sarà possibile immaginare nemmeno lontanamente quello che stanno provando loro.

Amatrice, mi hai ospitato molte volte per le vacanze estive e adesso nutro un senso di colpa nei tuoi confronti, perché mi sono accorto di te nel momento in cui non ci sei più.

Ho in mente l’ultima foto che ti ho scattato dalla Croce dell’Eremo, dopo una passeggiata in mezzo al bosco: una panoramica che ti riprende tutta, dalla curva delle suore fino alla Chiesa di Sant’Agostino.

Così non ti rivedrò più.

Ma spero di rivederti, un giorno, forse ancor più bella.

 

Emozioni, agosto 2016

domenica 23 agosto 2026

Fermo Immagine - Racconto (2022) - Selezionato per l'Antologia del Premio di Letteratura Ponte Vecchio 2026

Questo racconto del 2022, già presente nella raccolta Ventisette del 2025, è stato selezionato per essere inserito nell'Antologia del Premio di Letteratura Ponte Vecchio 2026.
Una notizia che rende speciale questa domenica di agosto.

Per chi vuole leggerlo, o rileggerlo, metto qui sotto la versione che ha partecipato al concorso, leggermente differente dall'originale.

Il mio grazie a organizzazione e giuria.


Guardo fuori e penso.

Mi sembra quasi impossibile che sia trascorso così tanto tempo. Fino a una certa età ci sentiamo forti, invincibili. Poi cambia tutto nel volgere di pochi anni.

Dicono che porto bene la mia età, ma non è così: sono sordo, ci vedo meno, i riflessi sono rallentati.

Adesso me ne sto seduto davanti alla finestra, avvolto in un pannolone intriso di piscio caldo, e guardo la vita degli altri che passa davanti a me.

È come un film muto. Immagino di essere al di là di quel vetro che mi separa dalla vita, quella vera, e di essere un attore, magari uno dei protagonisti. Il silenzio avvolge le mie giornate, mentre le voci della TV fanno da sottofondo alla mia esistenza.

I miei figli non capiscono. Sono bravi, per l’amor di Dio, ma non capiscono che non sono più quello di una volta. Forse non vogliono accettare il fatto che sia invecchiato. Quando non rispondo, gridano. Si arrabbiano quasi. Ma io ho bisogno dei miei tempi. Non lo fanno per cattiveria, per loro sono ancora giovane, forte, con la testa a posto. Ma quella mi sta abbandonando. I ricordi si stanno affievolendo. Le parole a volte non escono. Restano i pensieri.

giovedì 6 agosto 2026

Il mio angolo sospeso

La notte ha dato il cambio al giorno, spegnendo i rumori della città e lasciando nel giardino solo l’essenziale.

L’erba fresca respira piano, impregnata dell’umidità della sera. Un tavolo di ferro battezzato da mille stagioni, una sedia che conosce a memoria la forma dei miei pensieri e, poco più là, la sagoma di un ombrellone chiuso: una sentinella che ha finito la sua guardia al sole e ora riposa, lasciando libero il cielo stellato in un’oscurità profonda e silenziosa.

In mezzo a questa solitudine, il rettangolo luminoso del monitor aperto taglia la penombra e proietta bagliori tra i fili d'erba e il metallo del tavolo.

È un punto esatto dello spazio e del tempo dove i confini del mondo reale sembrano sfumare.

È il mio angolo sospeso.

Il cursore lampeggia sullo schermo, ritmico come un battito cardiaco. Il foglio digitale è una tela vuota che non fa paura, ma chiama. Basta premere il primo tasto, rompere il silenzio della notte con quel picchiettare leggero, per sentire il perimetro del giardino dissolversi.

Lì, tra il profumo della terra e la penombra degli arbusti che mi circondano, tutto diventa possibile.

Nessun limite geografico. Nessun vincolo di tempo. Posso tracciare sentieri inesplorati, evocare volti dimenticati, riavvolgere il nastro degli anni o inventare domani che non esistono ancora. Posso esplorare le ombre del mio universo interiore o tuffarmi nelle vite degli altri, cambiare il finale delle storie, ricucire gli strappi e dare forma al caos, un colpo di dita alla volta.

Il mondo dentro casa dorme.

Io resto qui fuori, immerso nel buio, nell’attimo perfetto in cui il contatto con i tasti trasforma l’invisibile in sostanza. 

martedì 4 agosto 2026

Francesco – Il primo italiano di Aldo Cazzullo (HarperCollins – 2025)

Anche questo libro è andato e, come mia consuetudine, condivido le mie impressioni da semplice lettore.

Francesco d’Assisi non è stato solo una figura religiosa, ma il primo a dare un’identità culturale e linguistica a quella terra che oggi chiamiamo Italia. Scrivendo il Cantico delle Creature in volgare anziché in latino, ha scelto di parlare direttamente al popolo, ponendo le basi della nostra lingua. Questa è, in sintesi, la tesi di fondo dell’autore.

Quello che emerge dalle pagine è il ritratto di un uomo del suo tempo: un giovane benestante con ambizioni cavalleresche che, a un certo punto, compie una scelta di rottura radicale con la famiglia e la società dell’epoca.

Il libro si legge bene. La scrittura è essenziale, veloce e ricca di aneddoti, il che rende la lettura fluida e adatta a chi cerca un ritratto divulgativo, senza troppe pretese accademiche. Alla portata di tutti. Chi desidera un approfondimento specialistico dovrà probabilmente rivolgersi ad altre fonti: l’opera non aggiunge molto sul piano della ricerca storica pura, ma ha il grande merito di rispolverare la figura di Francesco, restituendo un ritratto umano a chi magari ne conserva un’immagine fin troppo idealizzata.