domenica 21 settembre 2025

Lunga vita, Benassi!

Benassi, ancora lui!

Ancora una volta è arrivato un attimo prima di me.

Ma come fa, dico io, a sapere dove vado, a conoscere i miei spostamenti?

È una vita che mi perseguita: a scuola, sul lavoro, nei momenti di svago e anche durante le premiazioni, occasioni rare, che forse non torneranno mai più.

E così ieri, al momento della premiazione del X Concorso Artistico-Letterario Nazionale Ponte Vecchio, si è presentato! 

Ancora lui, l’onnipresente!

«Secondo classificato con Adagio nella nebbia, Roberto…»

E lì, ho cominciato ad alzarmi per incamminarmi verso il palco per ricevere il premio. Ma: 

«Benassi!»

Oddio, panico.

In quella frazione di secondo sei assalito da mille dubbi.

Ma sono io o si è trattato di un enorme equivoco e c’è veramente un Roberto Benassi?

Ma è solo un frammento di secondo: subito ritrovi la lucidità e capisci che è ancora lui, che attraverso il tuo racconto si è di nuovo presentato.

Non riesci così a goderti appieno il momento, a provare quella gioia che è lì pronta a saltar fuori, ma che subito viene soffocata dal richiamo alla realtà.

Eppure basterebbe leggere, e non leggere quello che si pensa di poter leggere.

Ma quell’errore, quella svista involontaria e non voluta (Benassi è bravo a tendere questi trabocchetti), ti permette di restare con i piedi per terra, e ti dice che, nonostante il secondo premio, rimani un signor nessuno.

Altrimenti non avrebbero sbagliato quel cognome.

Caro Benassi, ormai con te devo convivere.

Sei un bel furbacchione: non ti presenti mai quando c’è da ritirare una raccomandata per una multa stradale oppure per pagare una bolletta o le tasse. Mai!

Invece, quando c’è da fare bella figura, sei sempre pronto a saltar fuori per farti bello, anticipandomi e arrivando sempre un attimo prima di me.

Non so se ci incontreremo ancora, ma se accadrà, e sono quasi certo che accadrà, ti dirò una cosa: voglio proprio vedere, se il giorno del trapasso, avrai il coraggio di presentarti al posto mio!

Ahimé, quel giorno, non saprò come andrà a finire.

Lunga vita, Benassi!



 



domenica 31 agosto 2025

La vita a volte capita – Lorenzo Marone – Feltrinelli (2024)

Ogni libro ha la sua storia, e non soltanto al suo interno.

Prendi questo, per esempio: l’ho comprato a mia insaputa!

Sì, perché lo acquistai in libreria confezionato in un pacchetto a sorpresa, con un cartellino attaccato sopra il quale c’erano solo poche parole, scritte di pugno dal personale della libreria, che ne descrivevano sinteticamente il genere.

E di sorpresa si è trattato.

Un libro che subito mi ha conquistato, per la sua scrittura morbida, leggera ma profonda allo stesso tempo, con la quale l’autore ha affrontato argomenti seri che caratterizzano la vita di tante persone.

Io non amo sottolineare o “sporcare” le pagine dei libri, ma questo è stato uno dei pochi che mi ha fatto venire voglia di farlo. Infatti, ci sono tante parole, frasi, descrizioni, pensieri, sentimenti importanti che avrebbero meritato di essere sottolineati per tornarci su, per essere approfonditi o per essere gustati di nuovo.

L’unico libro che ho terminato di leggere con il desiderio di ricominciarlo subito daccapo.

 

domenica 24 agosto 2025

Amatrice - Nove anni dopo

 Alcune settimane fa sono tornato in quella terra.

Dieci anni sono trascorsi dalla mia ultima visita, e nove da quella notte fatidica in cui tutto cambiò. Da allora, quel territorio continua a gridare, ma resta inascoltato.

Questa ultima visita ha spazzato via — come un colpo di spugna — le immagini solari e gioiose che conservavo nella memoria. Ora, nei miei occhi restano solo tristezza, rassegnazione, desolazione.

Forse è stata colpa di quella giornata grigia, piovosa e fredda.
O forse è stato quel senso di vuoto che il nulla riesce a trasmettere con così tanta forza.

Nove anni fa scrissi le parole che trovate qui sotto.

Amatrice - 24 agosto 2016

«Roberto, sono Don Luigi. Qui ha fatto il terremoto. Io sto bene. Ha spianato tutto. Ci sono i morti, ma io sto bene. Avverti tutti tu.»

Erano le 04:11 del 24 agosto e queste sono le parole che ho sentito rispondendo al telefono, in piena notte.

Don Luigi è lo zio di mia moglie, fratello di mia suocera. Abita ad Amatrice, dove Cinzia e sua madre, entrambe nate lì, avevano trascorso qualche giorno di vacanza fino alla domenica precedente. Io no, quest’anno non sono riuscito ad andarci, come Sara.

In famiglia ci siamo messi in moto per fare quello che lo zio aveva chiesto, avvertendo gli altri parenti e mettendoli al corrente di quella notizia.

Poi è cominciata una ricerca quasi spasmodica di notizie: su internet, in televisione.

Cominciavano ad arrivare le prime testimonianze, ma soltanto la luce del giorno ha saputo dare l’idea di quello che era accaduto.

Il resto è ancora cronaca.

Su internet, sono alla continua ricerca di notizie, video, foto, per cercare di capire, per vedere se riesco ad intravedere quel che resta delle case dei parenti. O solamente per intercettare, in una foto, un volto conosciuto e poter dire: «È vivo!»

Amatrice, un paese che mi ha accolto molte volte durante le vacanze estive.

Amatrice, un paese verso il quale ora provo quasi un senso di colpa: me ne sono accorto solo quando non c’era più.

Alcune persone a noi care non ce l’hanno fatta.

Le notizie di questi giorni mi provocano dolore, come se anch’io fossi nato in quel posto e provo un senso di frustrazione e di impotenza perché adesso vorrei essere lì, come tanta altra gente, a dare una mano.

Così guardo quei soccorritori che lottano contro il tempo per tentare di salvare una vita umana come se fossi uno di loro.

Così guardo quei volontari che distribuiscono pasti caldi come se fossi uno di loro.

Poi guardo quelle persone colpite dalla tragedia, ma non sarà possibile immaginare, nemmeno lontanamente, quello che stanno provando loro.

Ho in mente l’ultima foto che ho scattato ad Amatrice, dalla Croce dell’Eremo, dopo una passeggiata in mezzo al bosco. Una panoramica che la riprende tutta, dalla curva delle suore fino alla Chiesa di Sant’Agostino.

Questa foto è l’ultima che ho scattato ad Amatrice. Risale allo scorso anno.

 

Così non la rivedrò più.

Ma spero di rivederla, forse ancor più bella.


Oggi, a distanza di tutto questo tempo, la speranza che allora nutrivo sta lentamente svanendo.

Nel frattempo, con quella speranza, tante vite se ne sono andate.

Alcune altrove.
Altre per sempre.

mercoledì 20 agosto 2025

Patria - Fernando Aramburu - (Guanda 2017)

Un romanzo considerato da molti un capolavoro. La copertina è costellata da citazioni entusiastiche di questo e di quello.
Per carità, lungi da me fare il bastian contrario, ma un po’ controcorrente mi sento di andare.
Non metto in dubbio la bravura dell’autore, ci mancherebbe altro, ma ci sono molte pagine che mi hanno lasciato perplesso.
Un po’ come quando ascolti una canzone di un artista che è indubbiamente bravo: ne riconosci la qualità, ma semplicemente… non ti arriva.
 
Tralascio trama e analisi dettagliata: si trovano ovunque.
La mia impressione è questa:
Troppo lungo: oltre seicento pagine, un terzo delle quali superflue.
Di non facile lettura: continui salti temporali che disorientano, una narrazione in terza persona che all’improvviso si trasforma in prima, parole il cui significato va ricercato in un apposito glossario posto alla fine del libro.
Personaggi: tanti, troppi, e dal nome complicato. Soprattutto all’inizio, sono un vero e proprio rompicapo.
La tentazione di mollarlo si è fatta sentire quasi subito, ma la curiosità di sapere perché è considerato un capolavoro (e forse anche l’esperienza passata con Il dottor Zivago, finito di leggere dopo l’ennesimo tentativo) è stata più forte.
Così sono arrivato alla fine.
La suddivisione in tantissimi, brevi, capitoli mi è stata di aiuto in questo.
E a proposito di finale: secondo me è un altro punto dolente.

Detto questo, non mancano le note positive.

E lì sì che si vede tutta la bravura dell’autore: nella profondità dei personaggi, siano essi vittime o carnefici (o entrambe le cose allo stesso tempo), nella complessità del perdono, nella capacità di restituire un’umanità anche a chi ha compiuto atti atroci.

E ancora: l’amicizia infranta dalle ideologie, le vite distrutte dalla violenza.

Ce n’è per tutti: ogni lettore può trovare una pagina che sente propria, un passaggio in cui rispecchiarsi.

giovedì 31 luglio 2025

Un piccolo dono nel cuore della notte

Stavo per immergermi nel silenzio della notte, il letto mi attendeva, quando è arrivata una notifica sul telefonino.
Lo tenevo già in mano, pronto a spegnerlo, ma quella lucina ha catturato il mio sguardo e la mia attenzione.
Chi può essere a quest’ora? ho pensato, con quel misto di apprensione che mi prende sempre quando i messaggi arrivano fuori tempo: troppo presto al mattino, o troppo tardi la sera.
Spesso, in passato, sono stati portatori di notizie pesanti.
Ma era solo un’email — e già il cuore ha rallentato. Al massimo, pensavo, sarà una bolletta da pagare… che poi, anche quella, è una piccola cattiva notizia.
E invece no.
Con mia grande sorpresa, ho letto qualcosa che mi ha fatto sorridere nel buio: Adagio nella nebbia si è classificato secondo nella sezione racconti del Premio Artistico Letterario Ponte Vecchio.
Una gioia improvvisa mi ha attraversato, limpida e vera, e ho subito voluto condividerla con chi era ancora sveglio in casa.
Mai avrei immaginato che il mio racconto potesse arrivare così in alto, tra tanti.
Non sapevo nemmeno se ci fosse un riconoscimento per il secondo posto, un dettaglio che avevo del tutto trascurato. Così sono tornato al bando, curioso, a rileggere tutto con occhi nuovi.
Ma non era per il premio che avevo partecipato.
Scrivo da molti anni, ma sentivo il bisogno di qualcosa di più prezioso: uno sguardo esterno, libero, imparziale. Un giudizio sincero da parte di qualcuno che non sa chi ha scritto ciò che sta leggendo.
Ed è arrivata questa inaspettata e graditissima sorpresa.
Un piccolo dono nel cuore della notte.

Qui il verbale del Premio Artistico Letterario Ponte Vecchio

venerdì 4 luglio 2025

Il frutto delle mie riflessioni

Poco più di un mese fa, in un post, avevo annunciato l'inizio di profonde riflessioni (se vuoi, puoi leggerlo qui).
Ero reduce dall'esperienza di Ventisette, per certi versi simile ad altri percorsi vissuti nel tempo, anche molto diversi tra loro per forma e contesto.
A caldo, certe sensazioni emersero con chiarezza. E col passare dei giorni, nonostante la parentesi luminosa della rappresentazione teatrale Jesus Maps - Cercasi Gesù, non si sono affievolite.

Il frutto di quelle riflessioni è contenuto nel video che ho intitolato Bassa Marea.


Ogni volta era la stessa scena: la mia sedia, il quaderno aperto, la mia penna.

Le parole arrivavano – timide, ostinate, scomposte – e io le accoglievo con cura.

Le ascoltavo, le lasciavo raccontare, disponendole in fila come sassolini lungo un sentiero, sperando che qualcuno, un giorno, li seguisse.

Per molto tempo ho continuato. Anche quando, dall’altra parte, tutto restava immobile. Nessun segno, nessuna voce. Solo l’eco del silenzio in un vuoto che si allargava. Era come affidare pensieri al mare e vederli svanire nell’acqua, oltre le onde, senza mai tornare indietro.

Ho resistito, forse troppo.

Per amore, per abitudine, per quella dolce ostinazione che ci tiene fermi anche quando tutto invita ad andare.

O, forse, per quel bisogno antico – tenero e infantile – di credere ancora che quelle parole potessero trovare un cuore dove posarsi.

Scrivevo come si accende un fuoco nel camino: non per farsi notare o attirare sguardi, ma per il calore che può offrire a chi passa lì vicino.

Ma quando nessuno si ferma, la stanza resta vuota, e anche il fuoco smette di ardere, si fa brace, poi cenere, fino a spegnersi da solo, piano piano.

Ora ho chiuso il quaderno. Non con rabbia, ma con la lentezza di un gesto che conosce il tempo. Con la gratitudine che si deve alle cose amate. La penna è rimasta lì, sul tavolo, come un oggetto qualunque.

E va bene così.

Non è un addio. È il momento in cui il mare si ritira dalla costa, portando con sé parole che non hanno più dove approdare.

domenica 29 giugno 2025

Jesus Maps - Cercasi Gesù. Il giorno dopo

 

Cari Custodi,

I rintocchi del campanile mi hanno tenuto compagnia a lungo, questa notte.

Mi capita sempre, dopo eventi come quello appena vissuto.

Nella mente, le immagini scorrevano ininterrottamente, come un film che finisce… e subito ricomincia.

Durante la serata vi osservavo da dietro, ma l’immaginazione completava i vostri volti: vi rivedevo come nelle sere delle prove, quando ogni gesto prendeva forma e assumeva significato.

A un certo punto, il mio pensiero ha cominciato a viaggiare nel tempo e, guardando tra il pubblico, è volato a Suor Anna, sempre così prodiga di consigli e preghiere per noi Custodi. Sono certo che, da lassù, ci abbia accompagnato con il suo sorriso discreto e luminoso.

Abbiamo affrontato questo impegno con armonia, fino in fondo. E questo, lo sappiamo, non è affatto scontato.

Le settimane sono volate via, leggere, rapide, lasciandomi quasi incredulo:

“Com’è possibile? È già finita?”

È stato bello percorrere questo tratto di strada insieme a voi.

Oggi ognuno tornerà alla sua quotidianità.

Ma, dentro di noi, resteranno tante emozioni, vive, e un ricordo in più… da custodire.

domenica 1 giugno 2025

Fine primo atto: riflessioni a caldo

Ventisette ha completato il suo percorso nelle edicole dei due paesi che mi hanno ospitato durante la vita: Nespolo, dove ho vissuto fino all'età di venticinque anni, e Montemurlo, dove vivo tuttora.
Mi sono sembrati i luoghi più naturali in cui proporre questo libro.
Lì, ho pensato, qualcuno mi conosce. E chi, come me, coltiva la scrittura in modo amatoriale, ha bisogno di un certo tipo di sostegno: umano e diretto.
Gli sconosciuti, comprensibilmente, non saranno attratti né dal titolo, né dal nome dell’autore.
La cosa più bella di questa esperienza è stata la possibilità di ringraziare, singolarmente, chi ha avuto fiducia in me scegliendo di leggere il libro.
La cosa meno bella, invece, è stata la possibilità di ringraziare, singolarmente, chi ha avuto fiducia in me scegliendo di leggere questo libro.
Il fatto che i lati positivo e negativo si equivalgano, mi porterà ad affrontare profonde riflessioni.
Uno dei nove versi all’interno del libro, si intitola Sono un uomo, e dette il titolo ad un post, passato quasi inosservato, che scrissi dopo un evento legato ad un’altra mia passione.
Quei versi li avevo scritti mesi prima, ma li volli mettere in quel post perché notai che gli esiti non cambiavano di molto, che si trattasse dell’una o dell’altra passione.

Lo ripropongo, mi sembra che calzi alla perfezione in questo momento.

Tra qualche tempo il libro seguirà altri itinerari di cui non conosco ancora i dettagli.

martedì 27 maggio 2025

Chi lo avrebbe mai detto?

Addirittura su un giornale internazionale.
Non ho parole. 
Non mi sembra vero!

 


lunedì 5 maggio 2025

VENTISETTE - Fino a quando?

Ventisette continua il suo primo step.
Ma fino a quando?
Guarda il video.




 E poi cosa succederà?


sabato 3 maggio 2025

Navigare a vista - Cronache di un anno senza progetti

Ventisette
è ancora in cammino.
Forse non per molto: la tiratura è limitata, le copie in circolazione sono poche, e il suo tempo sembra avviarsi verso una conclusione silenziosa.

Nel frattempo, però, altre avventure si stanno muovendo sottotraccia, con passi leggeri, quasi senza farsi notare.

Solo qualche mese fa avevo detto che nel 2025 avrei navigato a vista, senza progetti, senza rotte tracciate.
E così ho fatto.
Ma anche un viaggio senza meta, a volte, ti porta esattamente dove devi andare.

In questi primi mesi dell’anno, questa navigazione mi ha portato a prendere delle decisioni, ad esempio mettere fine all’attività canora che per quindici anni ho condiviso con i miei compagni di viaggio, Giancarlo e Simone.

Nel frattempo ho continuato a scrivere.
Un romanzo è arrivato alla fine, e ha iniziato il suo percorso.
A dirla tutta, non è da solo: c’è anche un secondo romanzo, scritto qualche anno fa, che ha ripreso a muoversi. Qualcuno lo conosce già.

A me non rimane che aspettare.
Come dice un vecchio adagio: Se son rose, fioriranno. 

Per uno che non aveva progetti, direi che non è poco. 
E forse, chissà, adesso troverò persino il tempo di annoiarmi un po’.

domenica 27 aprile 2025

Omelie e Poesie

Dopo il mese di marzo, le mie letture sono proseguite su due binari: uno teologico, l’altro poetico.

Due raccolte: la prima di omelie, la seconda di poesie.

Le ho lette contemporaneamente e l’ho trovato interessante, perché l’una non escludeva l’altra. Sembrava quasi che andassero a braccetto.

Ho iniziato le omelie ed ho trovato in esse qualcosa di poetico, tanto da farmi venire in mente un sacco di idee per ora inespresse.

Mi sono detto: queste omelie trasmettono emozioni tanto quanto le poesie.

Le poesie, a volte, mettono in difficoltà (soprattutto me): non sempre sono comprensibili e danno adito ad un sacco di interpretazioni che lasciano sempre un dubbio: ma l’avrò capita?

Le omelie, invece, offrono maggiore comprensibilità.

Questa lettura parallela non ha distolto la mia attenzione da nessuna delle due. Anzi, mi ha dato modo di metterle a confronto, trovando vari punti di contatto, nonostante che il linguaggio fosse diverso.

I temi, spesso, erano gli stessi e sono quelli che ci accompagnano tutti i giorni: la vita, l’amore, i dubbi, i sentimenti umani, le debolezze umane, la morte, la fede, la ricerca di Dio.

Dio.

I titoli:

Omelie di Don Giorgio Mazzanti, a cura di Edi Natali (Morcelliana, 2020).

Poesie di Emily Dickinson (Giunti, 2022).

 

lunedì 21 aprile 2025

VENTISETTE - Quello che avreste voluto sapere ma che non avete mai osato chiedere.

C’è qualcuno che conosce la regola delle cinque “W”?

Who? [Chi?] - What? [Che cosa?] - When? [Quando?] - Where? [Dove?] - Why? [Perché?]

Si dice che per scrivere un testo è buona norma rispettare questa regola.

Ebbene, se la conoscete, scordatevela.

Vi parlerò di Ventisette a braccio, rispondendo ad alcune “W”, ma non a tutte.

Lo farò in ordine sparso, lasciando a voi il gusto di indovinare la “W” di cui si sta parlando.

Attenzione, mi gioco la prima.

Ventisette è una raccolta di racconti, versi ed emozioni.

Forse dovrei soffermarmi sul significato che ho attribuito a due di queste tre parole: versi ed emozioni.

Versi: chi mi conosce sa che non riesco a definire Poesia ciò che scrivo. Alcune volte ho usato l’espressione giochi di rime, quando queste ultime ci sono, altre volte giochi di versi. Ho troppo rispetto per la Poesia per definire tale un mio componimento.

Emozioni: si tratta di testi che non sono né racconti né versi, scritti in particolari momenti della mia vita e che hanno suscitato in me forti emozioni.

Avanti con la seconda.

Ventisette è il risultato di un’operazione matematica.

Infatti se voi prendete il numero due (come le cifre che compongono il numero ventisette) e lo elevate per il numero delle “W”, otterrete trentadue (il risultato di due alla quinta). Se da questo sottraete il numero delle “W”, cioè cinque, il risultato sarà ventisette.

Chiaro, no? E pensare che a matematica fui pure rimandato! Non lo sapevate? Ma come? L’ho anche scritto in almeno due libri.

Perdonatemi, ho scherzato un po’.

Ma spesso la realtà è molto più semplice di come può apparire o ci viene raccontata.

Niente di complicato, tutto all’insegna della semplicità.

Ho scelto questo titolo perché all’interno ci sono nove Racconti, nove Emozioni e nove Versi.

Tutti, tranne alcuni, sono già noti ai più assidui lettori del Rifugio, perché di volta in volta, nel corso del tempo, sono stati oggetto di post a loro dedicati.

Con due dei racconti inseriti ho partecipato ad altrettanti concorsi, piazzandomi benino. All’epoca, furono belle e inaspettate sorprese. Vi invito a dirmi quali sono quei due, secondo voi.

Con questa raccolta ho sentito il bisogno di ricominciare daccapo, resettare tutto e ripartire da zero, come quando iniziai nel 2004 e, proprio come allora, questo libretto ha una tiratura molto limitata, poche copie che saranno reperibili in pochissimi posti. Non ci sarà una seconda ristampa.

Alla fine, senza accorgermene e scherzando un po’, ho usato quasi tutte le “W”.

In ogni caso, se volete pormi qualche domanda, anche con le altre lettere dell’alfabeto, io sono a disposizione.

Buona lettura.

E soprattutto…

Grazie.


venerdì 18 aprile 2025

Pasqua 2025: ritrovare l’umanità in tempi complessi

Un altro anno è passato ed eccoci arrivati di nuovo a Pasqua.

È cambiato poco rispetto allo scorso anno. Anzi, se possibile è ancora peggio.

Il senso di smarrimento è quasi palpabile.

Guerre, conflitti, violenze e tensioni di ogni tipo diventano abitudine, le vite spezzate non fanno più notizia. In molte parti del mondo, lontane e vicine, sembra che la disumanità abbia preso il sopravvento.

In questo scenario, Pasqua arriva come una pausa, un momento per fermarsi un attimo, respirare e guardarsi intorno con più attenzione, per riscoprire quello che conta davvero.

Le notizie che ci giungono ci ricordano che non bisogna mai dare per scontate la pace e la speranza e in un periodo complesso come quello che stiamo vivendo, dove i valori che andavano bene ieri sembrano non andare più bene oggi, la Pasqua potrebbe assumere un significato ancora più profondo, un vero richiamo all’essenziale, un invito a non perdere il senso dell’umano, a non smettere di credere che ogni gesto, anche il più piccolo e apparentemente insignificante, possa fare la differenza.

Partire da noi stessi, dalle nostre scelte quotidiane, con uno sguardo nuovo, per qualcosa di nuovo e di migliore.

E ricominciare.

Ad essere umani, per esempio.

Buona Pasqua.

giovedì 10 aprile 2025

Ventisette - Punto e a capo

Ricomincio da… Ventisette!

Mentre con il romanzo sto sondando il cosiddetto mondo editoriale, con questo libro ho sentito la necessità di ripartire da zero, come agli inizi.

Come allora, un numero limitato di copie, nessun codice ISBN, soltanto la voglia di riprendere contatto con quel materiale tanto caro che da molto tempo avevo accantonato, la carta, e il desiderio di far respirare aria nuova a delle storie che non sono mai uscite dal mondo virtuale.

Come allora, questi libri percorreranno vie impervie e alternative per approdare in pochissimi luoghi, diversi dalle librerie, in cui saranno reperibili.

Come allora, mi sento come quel bambino al quale è stato detto che la sua prima bicicletta è stata ordinata e sta arrivando: non vedo l’ora di salirci e pedalare per intraprendere un nuovo viaggio. 

lunedì 7 aprile 2025

Tu lo sai

Ci sono giorni in cui sei pieno di entusiasmo e voglia di fare. 
Non sai come fare a contenere tutte le idee che ti passano per la mente. Tutto sembra possibile, tutto sembra realizzabile. Ti viene un’idea, l’analizzi: si può fare!

Vorresti parlarne con qualcuno. Ci provi.

Se ti va bene tra qualche giorno se ne parla, ma capisci che quel giorno non arriverà.

Se ti va male non riesci nemmeno ad arrivare ad un incontro.

Allora ti metti a pensare, osservare e riflettere: tutto appare ai tuoi occhi in maniera diversa.

Così noti quella frase che non è stata colta, quel messaggio che non è stato recepito, quell’invito che non è stato accolto.

La realtà spegne ogni entusiasmo e ogni voglia di fare. Tutto si svuota.

L’idea rimane tale. Tu sai che è realizzabile.

Non l’abbandoni, ma la riponi in quel cassetto dove sarà in buona compagnia.

Anche questo lo sai.