Inizia qui una strana intervista che Ben, improvvisatosi intervistatore, fa a Ben, cioè... volevo dire a Roberto, in vista del suo prossimo progetto.
domenica 26 ottobre 2025
Miniserie - Seconda puntata - Un libro che aspetta
mercoledì 22 ottobre 2025
lunedì 13 ottobre 2025
domenica 12 ottobre 2025
Il cammino è iniziato!
Durante la primavera scorsa, in un post dal titolo Navigare a vista - Cronache di un anno senza progetti, avevo scritto le seguenti parole:
"... avevo detto che nel 2025 avrei navigato a vista, senza
progetti, senza rotte tracciate. E così ho fatto.
Ma anche un viaggio senza meta, a volte, ti porta esattamente dove devi andare.
...
Nel frattempo ho
continuato a scrivere.
Un romanzo è arrivato alla fine, e ha iniziato il suo percorso."
Poi altri progetti mi hanno... distratto, ma ora il cammino è iniziato.
Il romanzo a cui facevo riferimento si intitola Disumani
e questa sarebbe stata la sua copertina:
Perché?
Perché l’idea ha preso un'altra direzione.
Quale?
Questa!
giovedì 9 ottobre 2025
Rifugio a Ben
domenica 5 ottobre 2025
Caro Rifugio, oggi compi 17 anni.
domenica 28 settembre 2025
Racconto tragicomico della mia carriera da scrittore
SETTE COPIE VENDUTE
Mi chiamo Scriverio Scrivassai, anche se per molti
sono Scrivassi, e sono uno scrittore per passione.
La mia vera professione, un tempo nobile, è stata
rovinata da un noto personaggio cinematografico degli anni settanta e forse
anche per questo ho tentato un’altra strada.
Non sono uno scrittore famoso. Nemmeno uno emergente.
Sono uno di quegli autori che galleggiano nel bizzarro limbo del “ti leggo
appena ho un attimo”, dove i “momenti liberi” non arrivano mai, e i lettori,
soprattutto quelli più vicini, si dileguano con la velocità di un link
dimenticato.
La mia carriera letteraria è iniziata con una tastiera
di un pc, così alternativo che non ricordo nemmeno la marca.
Se avessi avuto una penna Bic blu, un quaderno a righe
di seconda mano, sarebbe stato tutto molto più romantico, ma probabilmente non
sarei riuscito a leggere quello che scrivevo.
Iniziai con una ferrea convinzione in testa: scrivere
mi avrebbe reso finalmente leggibile.
Ma ero giovane o poco più. Mi verrebbe da dire che ero già avviato sulla strada
dell’adultità.
Ero ottimista e avevo alcuni amici che dicevano frasi
come:
«Mi adopero subito per trovarlo.»
«Tu scrivi? Ma dai, che figata! Quando lo pubblichi me
lo mandi? Lo leggo sicuro!»
Sono passati ventuno anni.
Sto ancora aspettando.
Il mio primo libro si chiamava… non ha importanza come
si chiamava, il riferimento lo capirei soltanto io, ma aveva un titolo onesto,
diretto, di due parole.
Arrivo, dunque, subito all’ultimo.
Una raccolta di storie brevi, ironiche, malinconiche, con protagonisti come un uomo che parlava solo con le piante e una donna che viveva nei messaggi vocali non inviati.
sabato 27 settembre 2025
domenica 21 settembre 2025
Lunga vita, Benassi!
Benassi, ancora lui!
Ancora una volta è arrivato un attimo prima di
me.
Ma come fa, dico io, a sapere dove vado, a
conoscere i miei spostamenti?
È una vita che mi perseguita: a scuola, sul
lavoro, nei momenti di svago e anche durante le premiazioni, occasioni rare,
che forse non torneranno mai più.
E così ieri, al momento della premiazione del X Concorso Artistico-Letterario Nazionale Ponte Vecchio, si è presentato!
Ancora lui, l’onnipresente!
«Secondo classificato con Adagio nella nebbia,
Roberto…»
E lì, ho cominciato ad alzarmi per incamminarmi verso il palco per ricevere il premio. Ma:
«Benassi!»
Oddio, panico.
In quella frazione di secondo sei assalito da
mille dubbi.
Ma sono io o si è trattato di un enorme equivoco
e c’è veramente un Roberto Benassi?
Ma è solo un frammento di secondo: subito ritrovi
la lucidità e capisci che è ancora lui, che attraverso il tuo racconto si è di
nuovo presentato.
Non riesci così a goderti appieno il momento, a
provare quella gioia che è lì pronta a saltar fuori, ma che subito viene soffocata
dal richiamo alla realtà.
Eppure basterebbe leggere, e non leggere quello
che si pensa di poter leggere.
Ma quell’errore, quella svista involontaria e non
voluta (Benassi è bravo a tendere questi trabocchetti), ti permette di restare con
i piedi per terra, e ti dice che, nonostante il secondo premio, rimani un
signor nessuno.
Altrimenti non avrebbero sbagliato quel cognome.
Caro Benassi, ormai con te devo convivere.
Sei un bel furbacchione: non ti presenti mai
quando c’è da ritirare una raccomandata per una multa stradale oppure per
pagare una bolletta o le tasse. Mai!
Invece, quando c’è da fare bella figura, sei
sempre pronto a saltar fuori per farti bello, anticipandomi e arrivando sempre un
attimo prima di me.
Non so se ci incontreremo ancora, ma se accadrà, e sono quasi certo che accadrà, ti dirò una cosa: voglio proprio vedere, se il giorno del trapasso, avrai il coraggio di presentarti al posto mio!
Ahimé, quel giorno, non saprò come andrà a
finire.
Lunga vita, Benassi!
domenica 31 agosto 2025
La vita a volte capita – Lorenzo Marone – Feltrinelli (2024)
Ogni libro ha la sua storia, e non soltanto al suo
interno.
Prendi questo, per esempio: l’ho comprato a mia insaputa!
Sì, perché lo acquistai in libreria confezionato in un pacchetto
a sorpresa, con un cartellino attaccato sopra il quale c’erano solo poche
parole, scritte di pugno dal personale della libreria, che ne descrivevano sinteticamente
il genere.
E di sorpresa si è trattato.
Un libro che subito mi ha conquistato, per la sua
scrittura morbida, leggera ma profonda allo stesso tempo, con la quale l’autore
ha affrontato argomenti seri che caratterizzano la vita di tante persone.
Io non amo sottolineare o “sporcare” le pagine dei libri,
ma questo è stato uno dei pochi che mi ha fatto venire voglia di farlo.
Infatti, ci sono tante parole, frasi, descrizioni, pensieri, sentimenti importanti
che avrebbero meritato di essere sottolineati per tornarci su, per essere approfonditi
o per essere gustati di nuovo.
L’unico libro che ho terminato di leggere con il
desiderio di ricominciarlo subito daccapo.
domenica 24 agosto 2025
Amatrice - Nove anni dopo
Alcune settimane fa sono tornato in quella terra.
Dieci anni sono trascorsi dalla mia ultima visita, e nove da quella
notte fatidica in cui tutto cambiò. Da allora, quel territorio continua a
gridare, ma resta inascoltato.
Questa ultima visita ha spazzato via — come un colpo di spugna — le
immagini solari e gioiose che conservavo nella memoria. Ora, nei miei occhi
restano solo tristezza, rassegnazione, desolazione.
Forse è stata colpa di quella giornata grigia, piovosa e fredda.
O forse è stato quel senso di vuoto che il nulla riesce a trasmettere con così
tanta forza.
Nove anni fa scrissi le parole che trovate qui sotto.
Amatrice - 24 agosto 2016
«Roberto, sono Don Luigi. Qui ha fatto il terremoto. Io sto bene. Ha spianato tutto. Ci sono i morti, ma io sto bene. Avverti tutti tu.»
Erano le 04:11 del 24 agosto e
queste sono le parole che ho sentito rispondendo al telefono, in piena notte.
Don Luigi è lo zio di mia moglie,
fratello di mia suocera. Abita ad Amatrice, dove Cinzia e sua madre, entrambe
nate lì, avevano trascorso qualche giorno di vacanza fino alla domenica
precedente. Io no, quest’anno non sono riuscito ad andarci, come Sara.
In famiglia ci siamo messi in moto
per fare quello che lo zio aveva chiesto, avvertendo gli altri parenti e
mettendoli al corrente di quella notizia.
Poi è cominciata una ricerca quasi
spasmodica di notizie: su internet, in televisione.
Cominciavano ad arrivare le prime
testimonianze, ma soltanto la luce del giorno ha saputo dare l’idea di quello
che era accaduto.
Il resto è ancora cronaca.
Su internet, sono alla continua
ricerca di notizie, video, foto, per cercare di capire, per vedere se riesco ad
intravedere quel che resta delle case dei parenti. O solamente per
intercettare, in una foto, un volto conosciuto e poter dire: «È vivo!»
Amatrice, un paese che mi ha
accolto molte volte durante le vacanze estive.
Amatrice, un paese verso il quale
ora provo quasi un senso di colpa: me ne sono accorto solo quando non c’era
più.
Alcune persone a noi care non ce
l’hanno fatta.
Le notizie di questi giorni mi
provocano dolore, come se anch’io fossi nato in quel posto e provo un senso di
frustrazione e di impotenza perché adesso vorrei essere lì, come tanta altra
gente, a dare una mano.
Così guardo quei soccorritori che
lottano contro il tempo per tentare di salvare una vita umana come se fossi uno
di loro.
Così guardo quei volontari che
distribuiscono pasti caldi come se fossi uno di loro.
Poi guardo quelle persone colpite
dalla tragedia, ma non sarà possibile immaginare, nemmeno lontanamente, quello
che stanno provando loro.
Ho in mente l’ultima foto che ho scattato ad Amatrice, dalla Croce dell’Eremo, dopo una passeggiata in mezzo al bosco. Una panoramica che la riprende tutta, dalla curva delle suore fino alla Chiesa di Sant’Agostino.
Questa foto è l’ultima che ho
scattato ad Amatrice. Risale allo scorso anno.
Così non la rivedrò più.
Ma spero di rivederla, forse ancor
più bella.
Oggi, a distanza di tutto questo tempo, la
speranza che allora nutrivo sta lentamente svanendo.
Nel frattempo, con quella speranza, tante vite se ne sono andate.
Alcune altrove.
Altre per sempre.
mercoledì 20 agosto 2025
Patria - Fernando Aramburu - (Guanda 2017)
Per carità, lungi da me fare il bastian contrario, ma un po’ controcorrente mi sento di andare.
Non metto in dubbio la bravura dell’autore, ci mancherebbe altro, ma ci sono molte pagine che mi hanno lasciato perplesso.
Un po’ come quando ascolti una canzone di un artista che è indubbiamente bravo: ne riconosci la qualità, ma semplicemente… non ti arriva.
Tralascio trama e analisi dettagliata: si trovano ovunque.
La mia impressione è questa:
Troppo lungo: oltre seicento pagine, un terzo delle quali superflue.
Di non facile lettura: continui salti temporali che disorientano, una narrazione in terza persona che all’improvviso si trasforma in prima, parole il cui significato va ricercato in un apposito glossario posto alla fine del libro.
Personaggi: tanti, troppi, e dal nome complicato. Soprattutto all’inizio, sono un vero e proprio rompicapo.
La tentazione di mollarlo si è fatta sentire quasi subito, ma la curiosità di sapere perché è considerato un capolavoro (e forse anche l’esperienza passata con Il dottor Zivago, finito di leggere dopo l’ennesimo tentativo) è stata più forte.
Così sono arrivato alla fine.
La suddivisione in tantissimi, brevi, capitoli mi è stata di aiuto in questo.
E a proposito di finale: secondo me è un altro punto dolente.
Detto questo, non mancano le note positive.
E lì sì che si vede tutta la bravura dell’autore:
nella profondità dei personaggi, siano essi vittime o carnefici (o entrambe le
cose allo stesso tempo), nella complessità del perdono, nella capacità di
restituire un’umanità anche a chi ha compiuto atti atroci.
E ancora: l’amicizia infranta dalle ideologie, le vite
distrutte dalla violenza.
Ce n’è per tutti: ogni lettore può trovare una pagina che sente propria, un passaggio in cui rispecchiarsi.
giovedì 31 luglio 2025
Un piccolo dono nel cuore della notte
Qui il verbale del Premio Artistico Letterario Ponte Vecchio
venerdì 4 luglio 2025
Il frutto delle mie riflessioni
Ogni volta era la stessa scena: la mia sedia, il
quaderno aperto, la mia penna.
Le parole arrivavano – timide, ostinate, scomposte – e io le accoglievo con cura.
Le ascoltavo, le lasciavo raccontare, disponendole in fila come sassolini lungo un sentiero, sperando che qualcuno, un giorno, li seguisse.
Per molto tempo ho continuato. Anche quando,
dall’altra parte, tutto restava immobile. Nessun segno, nessuna voce. Solo
l’eco del silenzio in un vuoto che si allargava. Era come affidare pensieri al
mare e vederli svanire nell’acqua, oltre le onde, senza mai tornare indietro.
Ho resistito, forse troppo.
Per amore, per abitudine, per quella dolce ostinazione che ci tiene fermi anche quando tutto invita ad andare.
O, forse, per quel bisogno antico – tenero e infantile – di credere ancora che quelle parole potessero trovare un cuore dove posarsi.
Scrivevo come si accende un fuoco nel camino: non per farsi notare o attirare sguardi, ma per il calore che può offrire a chi passa lì vicino.
Ma quando nessuno si ferma, la stanza resta vuota, e anche il fuoco smette di ardere, si fa brace, poi cenere, fino a spegnersi da solo, piano piano.
Ora ho chiuso il quaderno. Non con rabbia, ma con la lentezza di un gesto che conosce il tempo. Con la gratitudine che si deve alle cose amate. La penna è rimasta lì, sul tavolo, come un oggetto qualunque.
E va bene così.
Non è un addio. È il momento in cui il mare si ritira dalla costa, portando con sé parole che non hanno più dove approdare.
domenica 29 giugno 2025
Jesus Maps - Cercasi Gesù. Il giorno dopo
Cari Custodi,
I rintocchi del campanile mi hanno tenuto compagnia a lungo, questa notte.
Mi capita sempre, dopo eventi come quello appena
vissuto.
Nella mente, le immagini scorrevano ininterrottamente,
come un film che finisce… e subito ricomincia.
Durante la serata vi osservavo da dietro, ma
l’immaginazione completava i vostri volti: vi rivedevo come nelle sere delle
prove, quando ogni gesto prendeva forma e assumeva significato.
A un certo punto, il mio pensiero ha cominciato a
viaggiare nel tempo e, guardando tra il pubblico, è volato a Suor Anna, sempre
così prodiga di consigli e preghiere per noi Custodi. Sono certo che, da lassù,
ci abbia accompagnato con il suo sorriso discreto e luminoso.
Abbiamo affrontato questo impegno con armonia,
fino in fondo. E questo, lo sappiamo, non è affatto scontato.
Le settimane sono volate via, leggere, rapide,
lasciandomi quasi incredulo:
“Com’è possibile? È già finita?”
È stato bello percorrere questo tratto di strada insieme
a voi.
Oggi ognuno tornerà alla sua quotidianità.
Ma, dentro di noi, resteranno tante emozioni,
vive, e un ricordo in più… da custodire.
domenica 1 giugno 2025
Fine primo atto: riflessioni a caldo
Mi sono sembrati i luoghi più naturali in cui proporre questo libro.
Lì, ho pensato, qualcuno mi conosce. E chi, come me, coltiva la scrittura in modo amatoriale, ha bisogno di un certo tipo di sostegno: umano e diretto.
Gli sconosciuti, comprensibilmente, non saranno attratti né dal titolo, né dal nome dell’autore.
La cosa più bella di questa esperienza è stata la possibilità di ringraziare, singolarmente, chi ha avuto fiducia in me scegliendo di leggere il libro.
La cosa meno bella, invece, è stata la possibilità di ringraziare, singolarmente, chi ha avuto fiducia in me scegliendo di leggere questo libro.
Il fatto che i lati positivo e negativo si equivalgano, mi porterà ad affrontare profonde riflessioni.
Uno dei nove versi all’interno del libro, si intitola Sono un uomo, e dette il titolo ad un post, passato quasi inosservato, che scrissi dopo un evento legato ad un’altra mia passione.
Quei versi li avevo scritti mesi prima, ma li volli mettere in quel post perché notai che gli esiti non cambiavano di molto, che si trattasse dell’una o dell’altra passione.
Lo ripropongo, mi sembra che calzi alla perfezione in questo momento.
Tra qualche tempo il libro seguirà altri itinerari di cui non conosco ancora i dettagli.













