domenica 26 luglio 2020
Nel mezzo della notte - Nuova edizione ebook
sabato 28 marzo 2020
Dal didentro
giovedì 26 marzo 2020
Fuori la paura - I Nomadi con Paolo Belli
domenica 22 marzo 2020
Parlaci del dare - Da "Il profeta" di K. Gibran
Parole quanto mai attuali pensando a chi, in questi particolari momenti, si sta prodigando senza sosta.
sabato 21 marzo 2020
È primavera... ♪ ♪
venerdì 20 marzo 2020
Non solo numeri
sabato 14 marzo 2020
Andrà tutto bene
giovedì 21 novembre 2019
Il riflesso della luna - quinta ed ultima puntata
Gattino stava sonnecchiando quando si sentì
prendere per la collottola, senza avere il tempo di rendersi conto di quello
che stava accadendo. Si ritrovò in una gabbia e, in men che non si dica, nel portabagagli
di una macchina che partì a tutto gas.
«Che sta succedendo?» pensò tremante e
impaurito.
Si rannicchiò nell’angolo di quella gabbia
e, se possibile, si fece ancora più piccolo.
Al buio, sobbalzando a causa delle
asperità della strada, sperava che quello fosse soltanto un brutto sogno.
Improvvisamente la macchina si fermò, il
portabagagli fu aperto, la gabbia venne sollevata, la porticina fu aperta, lui
fu fatto uscire, la gabbia fu riposta, il portabagagli fu richiuso, l’auto
ripartì.
Gattino si ritrovò sul lato di una strada sconosciuta. Era come stordito. Non sapeva dove si trovava e perché. Impaurito e solo cercò di mettersi al riparo, se non altro per capire cosa stava succedendo. Attraversò di corsa quella strada, ma ne vide un’altra. Si trovava al centro di due grandi strade. Non sapeva cosa fare, non sapeva dove andare. Trovò riparo sotto una siepe di oleandri che separava le due enormi strade dove le macchine correvano a più non posso. Vi si accucciò sotto. Quella notte non riuscì a dormire, per il rumore, per la paura e per la fame. E così per le notti successive. Rimase lì per giorni e giorni.
«Chissà cosa sarà successo» pensava Nico
che non vedeva più arrivare il suo piccolo amico al loro appuntamento serale.
E le sere successive sempre la stessa domanda, talmente assillante da renderlo insonne o da turbargli il sonno della notte.
Una sera Nico, dopo aver atteso invano
l’arrivo del gattino, si mise ad ammirare la luna che brillava nel cielo.
«Oh, Gattino, quanto vorrei che tu fossi
qui».
Continuò a guardarla, immaginando di essere di nuovo insieme a lui.
Nonostante il frastuono delle macchine, a
Gattino sembrò di aver sentito il richiamo di una voce familiare.
Battagliò contro la sua debolezza e, vincendo
la fame e la paura, si spostò dal rifugio sotto la siepe. Allora intravide la
Grandesferagialla nella Gradeoscurità. Una lacrima scese giù, inumidendogli il
pelo del musino.
«Piccoloumano, dove sei?»
Nico fu richiamato in casa per andare a letto. Gettò l’ultimo sguardo alla luna.
«Buonanotte Gattino».
Gattino ritornò verso il rifugio sotto la siepe. Gettò l’ultimo sguardo alla Grandesferagialla.
«Buonanotte Piccoloumano. Ti ritroverò, non temere: una nuova luna sorgerà».
Udirono in lontananza alcuni rintocchi di
un campanile. Che curioso quel suono: a loro parve il battito di un cuore.
Poi si addormentarono. Sulle loro labbra
si disegnò una lieve smorfia che aveva le sembianze di un sorriso.
La luna continuò il suo cammino nel cielo, lasciando una impercettibile scia simile ad un filo rosso.
domenica 17 novembre 2019
Il riflesso della luna - quarta puntata
«C’era una volta un uomo che doveva
lasciare il suo paese. Viveva lì da circa venti anni. Era una persona
importante e ben voluta da tutti. Ma un giorno, per il suo lavoro, che non era
un vero e proprio lavoro, gli fu imposto di andare in un’altra città. Questo lo
rattristò molto, ma decise di organizzare una festa per avere modo di salutare
tutti gli amici. La serata fu molto allegra, ma quell’allegria terminò quando,
con l’ultimo saluto, si consumò anche l’ultimo atto della sua vita in quella
città. Tutti se ne andarono, riprendendo la strada di casa. Lui si coricò nel
suo letto, incrociò le braccia dietro la testa e si mise a fissare la luna
attraverso la finestra aperta. Era una bella, limpida e mite notte d’estate e
nel cielo stazionava una grande luna piena. Guardandola, gli tornarono in
mente, uno dietro l’altro, tutti i momenti belli trascorsi in quella città.
Immerso in quei ricordi, non si rese conto del tempo che era trascorso, così rapido
ed intenso da sembrargli una breve eternità. Si risvegliò da quei pensieri e
subito fu colto dall’ansia di ciò che lo attendeva, l’ansia dell’ignoto. La
luna aveva già percorso una curva nel cielo e la voce del campanile lo avvertì
che era tardi, che era ora di dormire. Aveva sentito tante volte quella voce,
ma quella volta gli parve più dolce, più gentile. Si alzò per chiudere la
finestra, ma prima indugiò ancora un attimo, con la maniglia in mano, fissando
di nuovo la luna attraverso il vetro, prima di accompagnarla fuori con un lento
movimento delle braccia. Fu in quel momento che la sua faccia formò un solo
volto con quella sfera luminosa che sembrava immobile nel cielo stellato.
Quell’uomo sorrise e gli sembrò che la luna ricambiasse quel sorriso. Poi si
rimise nel letto, mentre la luna riprese il suo cammino
nel cielo, lasciando una impercettibile scia, simile ad un filo rosso. Da
allora ogni volta che si sentiva solo guardava la luna; in quel modo riviveva i
bei momenti trascorsi con i vecchi amici e la solitudine svaniva. Il giorno
seguente, salendo in auto per partire verso la nuova destinazione, indugiò
ancora un po’. Riguardò la sua casa, i suoi luoghi, il campanile e pensò:
“Stasera una nuova luna sorgerà”. Si accomodò sul sedile, chiuse la porta e
mise in moto. Rimase alcuni istanti immobile con le mani sul volante, poi
ingranò la marcia e partì».
«Wow!» esclamò il Gattino. «Che storia. È
già finita?»
«Oh, è tardi, devo rincasare. Forse anche
tu devi farlo» disse Nico.
Sollevò il gattino dalla sua pancia e lo
mise in terra.
Questi lo guardò, miagolò e gli andò a
tirare qualche colpetto con la testa, strofinandosi poi alle Zampelunge.
«Ciao Gattino, torna a trovarmi. Mi ha
fatto piacere parlare con te. Non avevo mai parlato così tanto con qualcuno.
Buonanotte amico mio».
«A presto, Piccoloumano».
I loro incontri continuarono per molte sere, durante le quali se ne stavano insieme a parlare e a guardare il cielo fino a tardi, quando si salutavano dandosi appuntamento per la sera successiva. Andarono avanti così fino al periodo delle vacanze estive.
sabato 9 novembre 2019
Il riflesso della luna - terza puntata
«Ci riempiono di impegni. Andiamo tutta la
settimana a scuola, dobbiamo studiare, fare i compiti. E come se non bastasse
ci portano qua e là, sport, pallone, piscina, musica, danza e chi più ne ha ne
metta. Non abbiamo più tempo per stare con noi stessi. Non possiamo ritrovarci
a casa di qualcuno, non possiamo andare in bici, non possiamo andare al parco.
Sempre accompagnati dappertutto». Sospirò.
Dopo una breve pausa riprese: «Invece
lassù… forse troverei il tempo di annoiarmi un po’, di stare con me stesso, di
stare in solitudine, una sana solitudine».
«Guarda che la solitudine è una brutta
bestia. Io ne so qualcosa. La notte, quando esco e non faccio in tempo a rincasare,
mi ritrovo solo, e ho paura di incontrare i Gattimalvagi. Così mi nascondo dove
posso, dove mi sento al sicuro, ma poi finisco per riavvicinarmi alla casa dove
vivono i miei padroni. Continuo ad essere solo, perché ormai sono stato chiuso
fuori, ma so che loro sono dentro e lì mi sento più al sicuro che altrove».
«Forse sono già solo; sto parlando dei
miei sogni con un gatto».
«Non sottovalutarmi, Piccoloumano. Io cosa
dovrei dire allora? Siamo nello stesso Gusciograndechegalleggia!»
«Una volta ho sentito un anziano che
raccontava una storia sulla luna, che veniva descritta come uno specchio che
rifletteva i sentimenti. Se vuoi, te la racconto. Ti va?»
«È parecchio lunga?» domandò il Gattino.
Ma Nico aveva già iniziato.
martedì 5 novembre 2019
Il riflesso della luna - seconda puntata
«Ma allora miagoli! Per un attimo ho
pensato che non potessi farlo».
«Beh, sai com’è, anche noi gatti…»
«Dai, salta qua» disse Nico indicando le
sue gambe magre, anzi magrissime.
«Aspetta, non avere fretta, fammi
inquadrare la situazione. Quelle due Zampelunge sembrano dure. Quelle due
Zampeunpopiùcorte si agitano spesso, è impossibile atterrarci e trovarle lì,
pronte ad afferrarmi. La parte più morbida sembra nel centro, sopra
Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa. È lì che atterrerò».
Si caricò posizionando le zampe posteriori
e spiccò un balzo andando a ricadere proprio là dove aveva deciso di atterrare.
«Bravo, ti sei deciso, finalmente!» disse Nico.
E subito cominciò ad accarezzarlo.
Al gattino piacque tanto quel movimento
lento e regolare. Facendo le fusa, chiuse gli occhi e si lasciò coccolare.
Appena fu buio, la luna non tardò ad
apparire nel cielo. Dapprima mandò in avanscoperta il suo alone lucente, poi si
affacciò timidamente sfiorando la sagoma dei tetti che, controluce nell’oscurità,
formarono un’unica figura tutta nera. Infine ruppe gli indugi e si innalzò
manifestandosi in tutta la sua luminosità.
«Eccola, guarda come è bella» disse Nico facendo
sobbalzare il gattino.
«Ehi, ma che modi! Stavo proprio bene. Ma
cosa vuoi che mi interessi della Grandesferagialla! Non ci devo mica andare, io!
Né devo dedicare poesie a nessuna gatta».
Ma fu proprio allora che Nico cominciò a
parlare tanto, anzi tantissimo.
«Sai, Gattino, un giorno mi piacerebbe
andarci. Lo so che sembra una cosa impossibile, eppure qualcuno prima di me c’è
già stato ed anche a lui i genitori avranno detto che non era possibile andarci».
Dopo una pausa riprese: «Mi piace un sacco
con quei colori così… così… Chissà se tuoi puoi vederli. Dicono che i gatti
vedono in bianco e nero».
«Eccone un altro che pensa di sapere
tutto» replicò il gattino. «Guarda che noi vediamo a colori… da sempre! Certo
che li vedo, ma a me non dicono niente. A me piacciono colori tipo… il grigio
topo, il verde lucertola o il giallo canarino, un po’ più accesi e vivaci. Se a
te piace quell’affare lassù, nell’oscurità, è affar tuo».
«I grandi non sempre sanno ascoltare i
sogni dei lori piccoli» continuò Nico. «C’è sempre qualcosa di più importante
dei nostri sogni. A volte ci prendono per scemi, come se sognare fosse qualcosa
di cui si può fare a meno».
Il Gattino si mise seduto sopra Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa, guardando in faccia il Piccoloumano, senza proferire parola. Non gli sfuggì il velo di tristezza che era apparso sul volto del suo nuovo, quasi, amico. Cercò di consolarlo a modo suo, muovendo la coda e colpendolo ritmicamente su una delle due Zampeunpopiucorte. Poi si mise a massaggiare Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa, prima con la zampa sinistra e poi con la zampa destra, per poi ricominciare. Così facendo i suoi artigli venivano fuori quel tanto per essere notati, senza che riuscissero a pungere o a graffiare il Piccoloumano.
lunedì 4 novembre 2019
Il riflesso della luna - prima puntata
Era una bella serata, dove per serata si
intende quel lasso di tempo che va dall’ora di cena all’ora di andare a
dormire, quando Nico uscì di casa per andare in giardino. Si accomodò su un
lettino di quelli che si usano di solito per prendere il sole. Si sdraiò, mise
le mani dietro la nuca e vi adagiò la testa. Appoggiò la gamba sinistra su
quella destra. Cominciò ad osservare il cielo. Ancora non si vedevano le stelle.
Nico, però, non era lì per vedere le stelle.
No, lui attendeva che la luna attraversasse quel lembo di cielo per poterla
ammirare e, insieme a lei, sognare.
Nel frattempo un gattino si stava
avvicinando al giardino in cerca di compagnia felina, ma quando vide quel
Piccoloumano ebbe un sussulto e si nascose dietro una rosa.
«Meglio indagare prima di avvicinarsi»
pensò.
Ma un movimento maldestro attirò lo
sguardo del Piccoloumano.
«Ecco, ho pensato di nuovo a voce alta: mi
ha visto».
Nico si alzò e si sedette sul lettino.
«Vieni qua, Gattino. Non avere paura.
Vieni, che aspettiamo la luna insieme». Poi, dopo una breve pausa, riprese: «Anche
tu stai cercando compagnia? I miei stanno guardando i telefonini e non si sono
nemmeno accorti che sono uscito. Se vieni qua forse diventeremo amici, a me non
va di fare come loro».
«Chi mi dice che stai dicendo la verità?
Ho sentito un sacco di cose in fatto di adescamenti, cosa credi?»
«Fa’ come vuoi. Io mi rimetto giù ad
aspetto la luna. Sai, un giorno io ci andrò!»
«Un Umano strano questo: interessato più
alla Grandesferagialla che ai Piattiniluminosi. Singolare!»
Così si avvicinò e gli parlò: «Miao».
