giovedì 21 novembre 2019

Il riflesso della luna - quinta ed ultima puntata

Gattino stava sonnecchiando quando si sentì prendere per la collottola, senza avere il tempo di rendersi conto di quello che stava accadendo. Si ritrovò in una gabbia e, in men che non si dica, nel portabagagli di una macchina che partì a tutto gas.

«Che sta succedendo?» pensò tremante e impaurito.

Si rannicchiò nell’angolo di quella gabbia e, se possibile, si fece ancora più piccolo.

Al buio, sobbalzando a causa delle asperità della strada, sperava che quello fosse soltanto un brutto sogno.

Improvvisamente la macchina si fermò, il portabagagli fu aperto, la gabbia venne sollevata, la porticina fu aperta, lui fu fatto uscire, la gabbia fu riposta, il portabagagli fu richiuso, l’auto ripartì.

Gattino si ritrovò sul lato di una strada sconosciuta. Era come stordito. Non sapeva dove si trovava e perché. Impaurito e solo cercò di mettersi al riparo, se non altro per capire cosa stava succedendo. Attraversò di corsa quella strada, ma ne vide un’altra. Si trovava al centro di due grandi strade. Non sapeva cosa fare, non sapeva dove andare. Trovò riparo sotto una siepe di oleandri che separava le due enormi strade dove le macchine correvano a più non posso. Vi si accucciò sotto. Quella notte non riuscì a dormire, per il rumore, per la paura e per la fame. E così per le notti successive. Rimase lì per giorni e giorni.

«Chissà cosa sarà successo» pensava Nico che non vedeva più arrivare il suo piccolo amico al loro appuntamento serale.

E le sere successive sempre la stessa domanda, talmente assillante da renderlo insonne o da turbargli il sonno della notte.

Una sera Nico, dopo aver atteso invano l’arrivo del gattino, si mise ad ammirare la luna che brillava nel cielo.

«Oh, Gattino, quanto vorrei che tu fossi qui».

Continuò a guardarla, immaginando di essere di nuovo insieme a lui.

Nonostante il frastuono delle macchine, a Gattino sembrò di aver sentito il richiamo di una voce familiare.

Battagliò contro la sua debolezza e, vincendo la fame e la paura, si spostò dal rifugio sotto la siepe. Allora intravide la Grandesferagialla nella Gradeoscurità. Una lacrima scese giù, inumidendogli il pelo del musino.

«Piccoloumano, dove sei?»

Nico fu richiamato in casa per andare a letto. Gettò l’ultimo sguardo alla luna.

«Buonanotte Gattino».

Gattino ritornò verso il rifugio sotto la siepe. Gettò l’ultimo sguardo alla Grandesferagialla.

«Buonanotte Piccoloumano. Ti ritroverò, non temere: una nuova luna sorgerà».

Udirono in lontananza alcuni rintocchi di un campanile. Che curioso quel suono: a loro parve il battito di un cuore.

Poi si addormentarono. Sulle loro labbra si disegnò una lieve smorfia che aveva le sembianze di un sorriso.

La luna continuò il suo cammino nel cielo, lasciando una impercettibile scia simile ad un filo rosso.

domenica 17 novembre 2019

Il riflesso della luna - quarta puntata

«C’era una volta un uomo che doveva lasciare il suo paese. Viveva lì da circa venti anni. Era una persona importante e ben voluta da tutti. Ma un giorno, per il suo lavoro, che non era un vero e proprio lavoro, gli fu imposto di andare in un’altra città. Questo lo rattristò molto, ma decise di organizzare una festa per avere modo di salutare tutti gli amici. La serata fu molto allegra, ma quell’allegria terminò quando, con l’ultimo saluto, si consumò anche l’ultimo atto della sua vita in quella città. Tutti se ne andarono, riprendendo la strada di casa. Lui si coricò nel suo letto, incrociò le braccia dietro la testa e si mise a fissare la luna attraverso la finestra aperta. Era una bella, limpida e mite notte d’estate e nel cielo stazionava una grande luna piena. Guardandola, gli tornarono in mente, uno dietro l’altro, tutti i momenti belli trascorsi in quella città. Immerso in quei ricordi, non si rese conto del tempo che era trascorso, così rapido ed intenso da sembrargli una breve eternità. Si risvegliò da quei pensieri e subito fu colto dall’ansia di ciò che lo attendeva, l’ansia dell’ignoto. La luna aveva già percorso una curva nel cielo e la voce del campanile lo avvertì che era tardi, che era ora di dormire. Aveva sentito tante volte quella voce, ma quella volta gli parve più dolce, più gentile. Si alzò per chiudere la finestra, ma prima indugiò ancora un attimo, con la maniglia in mano, fissando di nuovo la luna attraverso il vetro, prima di accompagnarla fuori con un lento movimento delle braccia. Fu in quel momento che la sua faccia formò un solo volto con quella sfera luminosa che sembrava immobile nel cielo stellato. Quell’uomo sorrise e gli sembrò che la luna ricambiasse quel sorriso. Poi si rimise nel letto, mentre la luna riprese il suo cammino nel cielo, lasciando una impercettibile scia, simile ad un filo rosso. Da allora ogni volta che si sentiva solo guardava la luna; in quel modo riviveva i bei momenti trascorsi con i vecchi amici e la solitudine svaniva. Il giorno seguente, salendo in auto per partire verso la nuova destinazione, indugiò ancora un po’. Riguardò la sua casa, i suoi luoghi, il campanile e pensò: “Stasera una nuova luna sorgerà”. Si accomodò sul sedile, chiuse la porta e mise in moto. Rimase alcuni istanti immobile con le mani sul volante, poi ingranò la marcia e partì».

«Wow!» esclamò il Gattino. «Che storia. È già finita?»

«Oh, è tardi, devo rincasare. Forse anche tu devi farlo» disse Nico.

Sollevò il gattino dalla sua pancia e lo mise in terra.

Questi lo guardò, miagolò e gli andò a tirare qualche colpetto con la testa, strofinandosi poi alle Zampelunge.

«Ciao Gattino, torna a trovarmi. Mi ha fatto piacere parlare con te. Non avevo mai parlato così tanto con qualcuno. Buonanotte amico mio».

«A presto, Piccoloumano».

I loro incontri continuarono per molte sere, durante le quali se ne stavano insieme a parlare e a guardare il cielo fino a tardi, quando si salutavano dandosi appuntamento per la sera successiva. Andarono avanti così fino al periodo delle vacanze estive.

sabato 9 novembre 2019

Il riflesso della luna - terza puntata

«Ci riempiono di impegni. Andiamo tutta la settimana a scuola, dobbiamo studiare, fare i compiti. E come se non bastasse ci portano qua e là, sport, pallone, piscina, musica, danza e chi più ne ha ne metta. Non abbiamo più tempo per stare con noi stessi. Non possiamo ritrovarci a casa di qualcuno, non possiamo andare in bici, non possiamo andare al parco. Sempre accompagnati dappertutto». Sospirò.

Dopo una breve pausa riprese: «Invece lassù… forse troverei il tempo di annoiarmi un po’, di stare con me stesso, di stare in solitudine, una sana solitudine».

«Guarda che la solitudine è una brutta bestia. Io ne so qualcosa. La notte, quando esco e non faccio in tempo a rincasare, mi ritrovo solo, e ho paura di incontrare i Gattimalvagi. Così mi nascondo dove posso, dove mi sento al sicuro, ma poi finisco per riavvicinarmi alla casa dove vivono i miei padroni. Continuo ad essere solo, perché ormai sono stato chiuso fuori, ma so che loro sono dentro e lì mi sento più al sicuro che altrove».

«Forse sono già solo; sto parlando dei miei sogni con un gatto».

«Non sottovalutarmi, Piccoloumano. Io cosa dovrei dire allora? Siamo nello stesso Gusciograndechegalleggia!»

«Una volta ho sentito un anziano che raccontava una storia sulla luna, che veniva descritta come uno specchio che rifletteva i sentimenti. Se vuoi, te la racconto. Ti va?»

«È parecchio lunga?» domandò il Gattino.

Ma Nico aveva già iniziato.

martedì 5 novembre 2019

Il riflesso della luna - seconda puntata

«Ma allora miagoli! Per un attimo ho pensato che non potessi farlo».

«Beh, sai com’è, anche noi gatti…»

«Dai, salta qua» disse Nico indicando le sue gambe magre, anzi magrissime.

«Aspetta, non avere fretta, fammi inquadrare la situazione. Quelle due Zampelunge sembrano dure. Quelle due Zampeunpopiùcorte si agitano spesso, è impossibile atterrarci e trovarle lì, pronte ad afferrarmi. La parte più morbida sembra nel centro, sopra Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa. È lì che atterrerò».

Si caricò posizionando le zampe posteriori e spiccò un balzo andando a ricadere proprio là dove aveva deciso di atterrare.

«Bravo, ti sei deciso, finalmente!» disse Nico. E subito cominciò ad accarezzarlo.

Al gattino piacque tanto quel movimento lento e regolare. Facendo le fusa, chiuse gli occhi e si lasciò coccolare.

Appena fu buio, la luna non tardò ad apparire nel cielo. Dapprima mandò in avanscoperta il suo alone lucente, poi si affacciò timidamente sfiorando la sagoma dei tetti che, controluce nell’oscurità, formarono un’unica figura tutta nera. Infine ruppe gli indugi e si innalzò manifestandosi in tutta la sua luminosità.

«Eccola, guarda come è bella» disse Nico facendo sobbalzare il gattino.

«Ehi, ma che modi! Stavo proprio bene. Ma cosa vuoi che mi interessi della Grandesferagialla! Non ci devo mica andare, io! Né devo dedicare poesie a nessuna gatta».

Ma fu proprio allora che Nico cominciò a parlare tanto, anzi tantissimo.

«Sai, Gattino, un giorno mi piacerebbe andarci. Lo so che sembra una cosa impossibile, eppure qualcuno prima di me c’è già stato ed anche a lui i genitori avranno detto che non era possibile andarci».

Dopo una pausa riprese: «Mi piace un sacco con quei colori così… così… Chissà se tuoi puoi vederli. Dicono che i gatti vedono in bianco e nero».

«Eccone un altro che pensa di sapere tutto» replicò il gattino. «Guarda che noi vediamo a colori… da sempre! Certo che li vedo, ma a me non dicono niente. A me piacciono colori tipo… il grigio topo, il verde lucertola o il giallo canarino, un po’ più accesi e vivaci. Se a te piace quell’affare lassù, nell’oscurità, è affar tuo».

«I grandi non sempre sanno ascoltare i sogni dei lori piccoli» continuò Nico. «C’è sempre qualcosa di più importante dei nostri sogni. A volte ci prendono per scemi, come se sognare fosse qualcosa di cui si può fare a meno».

Il Gattino si mise seduto sopra Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa, guardando in faccia il Piccoloumano, senza proferire parola. Non gli sfuggì il velo di tristezza che era apparso sul volto del suo nuovo, quasi, amico. Cercò di consolarlo a modo suo, muovendo la coda e colpendolo ritmicamente su una delle due Zampeunpopiucorte. Poi si mise a massaggiare Ilcuscinochesialzaepoisiabbassa, prima con la zampa sinistra e poi con la zampa destra, per poi ricominciare. Così facendo i suoi artigli venivano fuori quel tanto per essere notati, senza che riuscissero a pungere o a graffiare il Piccoloumano.

lunedì 4 novembre 2019

Il riflesso della luna - prima puntata

Era una bella serata, dove per serata si intende quel lasso di tempo che va dall’ora di cena all’ora di andare a dormire, quando Nico uscì di casa per andare in giardino. Si accomodò su un lettino di quelli che si usano di solito per prendere il sole. Si sdraiò, mise le mani dietro la nuca e vi adagiò la testa. Appoggiò la gamba sinistra su quella destra. Cominciò ad osservare il cielo. Ancora non si vedevano le stelle.

Nico, però, non era lì per vedere le stelle. No, lui attendeva che la luna attraversasse quel lembo di cielo per poterla ammirare e, insieme a lei, sognare.

Nel frattempo un gattino si stava avvicinando al giardino in cerca di compagnia felina, ma quando vide quel Piccoloumano ebbe un sussulto e si nascose dietro una rosa.

«Meglio indagare prima di avvicinarsi» pensò.

Ma un movimento maldestro attirò lo sguardo del Piccoloumano.

«Ecco, ho pensato di nuovo a voce alta: mi ha visto».

Nico si alzò e si sedette sul lettino.

«Vieni qua, Gattino. Non avere paura. Vieni, che aspettiamo la luna insieme». Poi, dopo una breve pausa, riprese: «Anche tu stai cercando compagnia? I miei stanno guardando i telefonini e non si sono nemmeno accorti che sono uscito. Se vieni qua forse diventeremo amici, a me non va di fare come loro».

«Chi mi dice che stai dicendo la verità? Ho sentito un sacco di cose in fatto di adescamenti, cosa credi?»

«Fa’ come vuoi. Io mi rimetto giù ad aspetto la luna. Sai, un giorno io ci andrò!»

«Un Umano strano questo: interessato più alla Grandesferagialla che ai Piattiniluminosi. Singolare!»

Così si avvicinò e gli parlò: «Miao».


domenica 20 ottobre 2019

Da: Pinocchio il grande musical

Geppetto      
Pinocchio, se uno nasce burattino, resta burattino.
Angela           
Tutto di guadagnato! Meno preoccupazioni... meno fatica... responsabilità... dolori...
Pinocchio    
Non è vero! Io sto soffrendo!



giovedì 3 ottobre 2019

Ottobre 2009 - Ottobre 2019: dieci anni di intensità

Sono trascorsi dieci anni dall'uscita de Il treno delle 7,18, l'ultimo romanzo che ho scritto.
A dirla così sembra che tutto sia poi finito lì. In realtà no. Anzi, da allora ho scoperto qualcosa di più bello, tanto da tentare di raccontarlo, o farlo capire, attraverso un e-book del 2016 che non ha suscito grande interesse.
La scrittura, però, non è scomparsa dalla mia vita. Ha soltanto cambiato aspetto, indirizzandosi verso  forme più brevi, ad esempio testi di canzoni e racconti brevi, passando per la rielaborazione di testi teatrali e per i post di un blog sconosciuto ai più.
Quale la forma più bella? 
La mia risposta è: tutte.
Ognuna raccoglie in sé qualcosa di speciale, ma in comune hanno una particolarità importante: le emozioni. 
Quelle che si provano e quelle che si fanno provare. Quelle che restano personali e quelle che vengono condivise. Quelle forti e quelle meno forti. Quelle mai provate prima e quelle rinnovate. 

Quelle...

Continua tu, se ti va.

giovedì 22 agosto 2019

Dieci anni fa, più o meno: non ero mica tanto normale!




Scurano 1 agosto 2009 - L'ingresso degli scrittori.


Mi sono imbattuto casualmente in questo video guardandone altri su Youtube. Mi sono incuriosito e l'ho guardato. Era da allora che non lo facevo e, con tutta sincerità, mi ha fatto ridere. 
Che strano ingresso! E quanto lavoro via e-mail per mettere su quella gag, a distanza, con gli altri due.
Un ricordo bello, prezioso, di un periodo importante della mia vita.

venerdì 22 marzo 2019

Sogna ragazzo sogna

Un messaggio di un'amica mi ha fatto ricordare di te, caro Rifugio.
Da quanto tempo...
Ma non posso dire che sei vintage.
Nei giorni scorsi ho parlato di sogni con un gruppo di ragazzi. 
Adesso sto ascoltando, per un motivo ben preciso, una canzone. 
Ascoltandola e riascoltandola ho riscoperto la bellezza delle sue parole.




La notte è silenziosa e nel suo silenzio si nascondono i sogni (Gibran)

domenica 30 dicembre 2018

30 dicembre, quasi 31.

Ci siamo, amici del Rifugio e non: l'ultimo dell'anno, il giorno più atteso di trecentosessantacinque, è alle porte. Se ne sta lì sornione ad aspettarci tutti, chi con le sue storie da dimenticare, chi con le sue speranze da avverare. Chi non vede l'ora di lasciarsi alla spalle un anno, magari andato così così o male, chi spera in tutt'altra musica. Chi è solo, chi è in compagnia, chi è malato, chi non lo è, chi non si accorgerà di niente, chi non vede l'ora di brindare. In fondo è un giorno uguale agli altri, cambierà solamente il foglio del calendario, con un mese dal nome diverso e un numero aumentato di uno.
Però, dai, quanto è bello sperare!


Auguri di Buon Anno!

sabato 22 dicembre 2018

E' Natale ancora

Gli artisti, i cantanti, hanno cercato sempre di raccontare il Natale a modo loro, ponendo e ponendosi, a volte, delle domande. C'è chi si perde dietro a cieli stellati, chi alla straordinarietà della festa, chi al clima di pace che si respira in quel giorno, chi davanti alla faccia sorpresa di un bambino, chi rivolge l'attenzione agli ultimi, chi cerca di guardare meglio dentro di sé.

A Natale puoi
fare quello che non puoi fare mai.

     Se ogni giorno fosse come Natale
     che mondo meraviglioso sarebbe.

      E' tempo di Natale,
      ma loro sanno che è Natale?

"Buon Natale", 
se vuoi,
quello vero che è dentro di noi.

Ma qual è il Natale vero? Dove dentro di noi?
Ognuno di noi ne avrà uno tutto suo, e ognuno sarà diverso dall'altro.
Ma per chi crede in questa festa, una sola cosa, anzi, una persona, accomuna tutti quanti: 
il Festeggiato.


E allora Buon Natale a tutti!


domenica 2 dicembre 2018

L'angolo d'infanzia - Sesta e ultima parte


La scrittura, con la quale avevi spesso giocato, divenne il grimaldello per aprire il tuo forziere.

Tutto quello che avevi tenuto dentro per anni volle uscire, come un fiume in piena. Volevi condividere tutto e scrivevi dappertutto, sulla carta e sul web. Ma questo divenne presto insufficiente, volevi scendere in prima linea, agire di persona. Eri in sintonia con alcuni versi dei Negramaro: Dimmi a che serve restare lontano in silenzio a guardare la nostra passione che muore in un angolo e non sa di noi.

Così scopristi altri mondi che ti misero faccia a faccia con tante persone, dai più giovani ai più sconosciuti, con i quali condividere interessi comuni, provare sensazioni nuove del tutto inesplorate in precedenza, ed instaurare con loro qualcosa di speciale.

Adesso ti trovi davanti a quel garage costruito al posto del tuo rifugio.

È vuoto. Non c’è più nessuna auto. Le pareti di metallo sono macchiate dalla ruggine. C’è un vecchio armadio con le ante spalancate, quasi volesse mostrare il niente che c’è dentro. Dal tetto rovinato entra un pallido sole.

Prendi il tuo smartphone per scattare una foto, poi desisti.

Il tempo delle corse nei campi è lontano.

Quell’angolo d’infanzia è ancora vivo dentro di te, ti riporta alla mente tanti ricordi, ma non rimpiangi il tuo rifugio, spazzato via da un veloce susseguirsi di novità.

Tu hai ancora voglia di giocare, di metterti in gioco, di meravigliarti, di sorprenderti, di dare spazio alle tue passioni, di far uscire il fanciullo che è in te, di scoprire che giorno sarà domani.

Riponi il tuo smartphone. Sali in macchina. Metti in moto e accendi la radio. Ornella Vanoni sta cantando una canzone:

Giorno per giorno

Senza sapere

Cosa mi aspetta

Ma voglio vedere
Avresti voluto essere tu a scrivere quelle parole.

giovedì 29 novembre 2018

L'angolo d'infanzia - Quinta parte


Quando sentivi gli altri ragazzi parlare delle loro avventure, te ne stavi sempre in silenzio senza fiatare. Poi, quando loro ti chiedevano delle tue, rispondevi sempre che non avevi niente da raccontare.

Oh, quanto avresti voluto avere qualcosa da dire! Quanto avresti voluto condividere con gli altri qualcosa di bello, invece di tacere per non esternare la tua solitudine. Vedevi tutto buio, ma non perdesti la speranza che presto qualcosa di bello sarebbe capitato anche a te.

Forse per questo motivo ti rimasero impresse nella mente alcune parole di una canzone dei Matia Bazar: C'è tutto un mondo intorno che gira ogni giorno e che fermare non potrai. E viva viva il mondo tu non girargli intorno ma entra dentro al mondo. Dai!

E così decidesti di fare. Ti convincesti che pensare in maniera positiva potesse aiutarti e che mostrarti agli altri sorridente, propositivo e allegro, ti potesse rendere anche più simpatico.

Ti ci volle un po’ di tempo, per te non fu affatto facile, e qualcosa cambiò quando conoscesti una ragazza carina che, dopo un po’ di tempo di corteggiamento, divenne la tua fidanzata.

Love is the light, scaring darkness away – yeah, I’m so in love with you, purge the soul. Make love your goal. The power of love… 

Sembrava che i Frankie Goes to Hollywood avessero scritto quei versi per te: l’amore che è la luce, che diventa la meta, la forza dell’amore!

Dopo un periodo trascorso nel grigiore, chiuso in te stesso, quella ragazza ti aprì le porte del mondo. Ritrovasti la voglia di giocare, protagonista di interminabili tornei di ping-pong, di tennis e di calcio. Ti piaceva trascorrere la sera del sabato, insieme ai tuoi amici e alla tua ragazza, passando da un gioco di società ad un altro. La musica ti appassionava a tal punto che facesti un provino ad una radio, diventando, per un po’ di tempo, un dj radiofonico. Ti divertivi anche con la scrittura: ogni cartolina che spedivi dalle vacanze diventava qualcosa di originale, non uno scontato saluto.

Come Dalla e Morandi, anche tu potevi cantare Vita in te ci credo, le nebbie si diradano.

Attraverso quel modo di giocare riuscivi a sdrammatizzare la vita stessa, dando importanza a quello che veramente contava e aveva valore per te. Fu proprio questa riflessione che ti fece prendere coscienza della piattezza della tua vita: tutto sembrava trascorrere in maniera regolare, erano arrivati famiglia e figli, ma dentro di te mancava ancora qualcosa. Ti vergognavi quasi ad ammetterlo.

Una domenica in chiesa, ascoltando una lettura, capisti cosa ti mancava: Dio.

I've tried to go on like I never knew you. I'm awake but my world is half asleep… But without you all I'm going to be is incomplete.

Le parole che cantavano i Backstreet Boys sembravano parlare di quel tuo sentimento tutto nuovo. Avevi provato ad andare avanti come se non lo avessi mai conosciuto, eri sveglio ma il tuo mondo era mezzo addormentato e, senza di Lui, tutto ciò che avevi intenzione di essere era incompleto.

Riscopristi la fede. Adesso ti sentivi completo. Tutto cambiò.

domenica 25 novembre 2018

L'angolo d'infanzia - Quarta parte


In occasione dell’ultimo giorno di scuola facesti quello che non avevi mai fatto: invitasti tutti i tuoi compagni di classe a casa tua. Volevi dare una festa per festeggiare la fine dell’anno scolastico, ma tutti risposero che non sarebbero venuti. Tutti, tranne la ragazza per la quale avevi preso una bella cotta.

«Guarda che non devi sentirti obbligata», le dicesti.

«No, che dici, ci vengo volentieri», replicò.

«E come verrai a casa mia? Prenderai l’autobus?»

«In qualche modo farò».

Ti guardò e, sorridendo, se ne andò.

Quella notte non riuscisti a chiudere occhio. Provasti e riprovasti a immaginare quello che avresti fatto, quello che le avresti detto. Eri talmente emozionato che decidesti di alzarti per andare nel tuo rifugio. Avevi già infilato le ciabatte quando, con un barlume di lucidità, ti ricordasti che non c’era più, rimpiazzato da un garage, freddo come il metallo di cui era fatto, che ti aveva reso nomade per molto tempo.

La mattina seguente ti guardasti allo specchio.

«Che schifo, non le piacerai di certo con quella faccia», ti dicesti guardando le enormi borse sotto gli occhi che stavano lì, livide, a testimoniare la tua notte insonne.

Il pomeriggio arrivò e l’ansia per l’attesa di quella visita era alle stelle. Non c’era più nessuna festa da fare, ma qualche ora da trascorrere insieme, tu e lei.

Sentisti il rumore di una Vespa che si avvicinava.

«Eccola».

Ti precipitasti fuori ad attenderla, ma quello che vedesti di lì a poco ti lasciò basito, perché non era arrivata da sola, ma accompagnata da un vostro compagno di classe.

«Ciao», ti disse scendendo.

«Ciao!» disse di nuovo non ricevendo nessuna risposta da te.

«Ciao», ti disse anche lui.

Ma a te vennero fuori soltanto poche parole: «Vattene, non c’è niente da festeggiare!»

Ti rivolgesti a lei, senza curarti di lui, poi ti girasti e ti incamminasti verso casa.

«Ma cosa dici, sei impazzito?» disse lei dopo un attimo di smarrimento. «Dove vai? Guarda che non è come pensi! Lui è stato gentile ad accompagnarmi. Mi ha soltanto accompagnato. Ehi! Girati! Ascoltami!»

Ma, non ottenendo nessuna reazione da parte tua, concluse: «Vai al diavolo, vai! Sei uno stupido ragazzino!»

Non ti girasti e non rispondesti. Un gesto della mano parlò al posto tuo. Non sentivi nemmeno più le parole che lei e lui ti gridavano dietro. Sentisti soltanto il rumore della Vespa che ripartì pochi istanti dopo.

Per anni, in seguito, ti sei chiesto che cosa sarebbe accaduto se l’avessi ascoltata.