Leggere i libri di Papa Ratzinger è sempre illuminante.
In passato avevo letto due libri
della trilogia su Gesù. Adesso ho terminato anche il terzo, non in ordine cronologico.
La sensazione che ho avuto
leggendo queste pagine è stata quella di non capire niente, ma in senso buono.
Mi spiego meglio: Ratzinger
scrive bene, in maniera fluida e comprensibile, avvalendosi talvolta di esempi
e riepiloghi schematici che aiutano nella comprensione e nella sintesi.
Più volte ho esclamato dentro di
me: «Che testa che ha quest’uomo! Ma come fa?»
Fa collegamenti impensabili per
noi persone comuni, forse nemmeno immaginabili; analizza le parole fino a farne
un’autopsia; paragona i sinottici e ne evidenzia le impercettibili differenze,
spiegandone il perché, quando c’è e anche quando non c’è; si sofferma sui
motivi per cui è stata usata una preposizione e non un’altra. E potrei
continuare.
È per tutti questi motivi che
rimani lì, pensando di non capire nulla: uno legge i versetti, sì, vede che non
sono uguali ma che il concetto non cambia, e prosegue, passandoci sopra come su
delle strisce pedonali.
Un libro che sarebbe non da
leggere, ma da studiare con le Scritture accanto per averle a portata di mano
ogni qualvolta vengono richiamate.
E così ti accorgi di quanto sia bello
imparare qualcosa in più da persone che, con semplicità, e magari “abbassandosi”
di molti gradini, riescono a farti vedere dove il tuo sguardo non arrivava.

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