mercoledì 28 novembre 2012

Anche questa è fatta

Sembra impossibile, ma quando pensi di aver finito una cosa, ne arriva subito un'altra da fare.
Questa volta si trattava di un ripasso relativo ad un'attività di volontariato. Quattro serate. 
Bene, anche questa è fatta. 
Adesso avrò qualche serata libera in più, per ritrovare il tempo per quelle piccole cose che amo fare in tranquillità, magari nel silenzio oppure ascoltando un po' di musica con le cuffiette. E leggere, perché no?
Da tanto tempo ho alcuni libri sul comodino che aspettano il loro turno.

mumble mumble...
Ma sarà vero?

mumble mumble mumble...

Nooo! Credo che arriverà qualcos'altro.
Come scrissi tempo addietro: quando tutto sembra finito, è  allora che stai per cominciare.
Ed è sempre così, non si scappa!


sabato 17 novembre 2012

Riflettendo

Se nel 2003 mi avessero detto che...
io non ci avrei creduto e avrei dato di matto a chiunque lo avesse detto.

domenica 11 novembre 2012

E anche se cade la pioggia...



Spoon River mi è entrata dentro.
A una settimana dalla "prima" ancora non riesco a non pensarci.
E mi risulta difficile anche parlarne.
Allora mi affido alla musica, quella stessa musica che mi ha accompagnato per molte settimane
e che è diventata la colonna sonora di questo periodo.
Parlerà per me, parlerà di me.

lunedì 5 novembre 2012

Una sorpresa anche per me


Questa è una foto fatta durante le prove. 
Ed è l'unica in cui sono ritratto mentre sto sorridendo. 
Una vera sorpresa!
Qui invece si fa sul serio!

domenica 4 novembre 2012

Quello che non ho visto, quello che ho sentito

Ogni cosa è finita ormai
Tutti sono andati via
La strada è già deserta.
Siamo giunti insieme fino a qui
Ora t’incontrerò
Nei ricordi miei

La calma del giorno dopo.
L’attesa è stata forte, mitigata da quei momenti trascorsi insieme a voi: la sera precedente per montare la scenografia, fino a notte fonda, quando rientrando a casa ho preferito non guardare l’orologio, e il pomeriggio di ieri, per le prove, poi per la cena.
Mi è sembrato di tornare, per un attimo, alla serata in cui, per la prima volta, presentai uno dei miei libri. Quella sana tensione, quel maniacale desiderio che tutto fosse a posto, per non vanificare il lavoro di tanti.
E questo stato d’animo me lo sono portato fino ad un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, quando, ancora una volta con il telefonino in mano, cercavo di sapere che fine avesse fatto l’uomo delle riprese, che ancora non era arrivato.
Ma poi, una volta rivestita la giacca, ho sentito le sensazioni giuste. Me ne sono accorto da piccoli particolari che parlano di me: la voglia di scherzare, le battute più o meno riuscite, le mani calde.
Ogni tanto provavo a guardare la platea, notando fra i presenti alcuni amici giunti da Firenze e da Pistoia, amici che non mi hanno mai fatto mancare il loro sostegno in occasione di un debutto. E questo lo era.
Poi lo spettacolo, così mi sono messo nel mio angolino, dietro la struttura della scenografia, con quel copione in mano che ci ha sfidato per settimane intere, e quando sfilavate per la vostra entrata, cominciava il mio lavoro di fantasia. Non potendovi vedere, dovevo sentire, da fuori, affidandomi ai suoni, e da dentro, affidandomi alle mie sensazioni e ai ricordi delle serate di prove. Le vostre ansie, ma anche i vostri sorrisi, i cenni di incoraggiamento, il pollice alzato, l’occhiolino, un qualsiasi cenno d’intesa. E guardavo la vostra ombra, proiettata dietro di voi dall’occhio di bue. Ed era come se vi stessi guardando, così belli, così bravi.
Poi ogni tanto era il mio turno e vi trovavo lì, sul palcoscenico, ad aspettarmi, proprio nel posto in cui vi avevo lasciato l’ultima volta. Per me, così, era facile trovarvi e ad ogni entrata mi sentivo sempre più a mio agio. In una di queste ho pure giocato con lo specchio, sparando in faccia al mio tecnico del suono preferito la luce riflessa su di esso.

La luna lassù in alto sosterà
Una breve eternità
Poi se ne andrà

Ma tutto è durato un attimo, perché mi sono accorto che lo spettacolo era già terminato.
E vi guardavo, disposti sul palcoscenico, uno ad uno, cercando di memorizzare per sempre quei momenti, i vostri volti, con il desiderio di possedere un gran numero di braccia per abbracciarvi tutti, uno ad uno, e dirvi il mio grazie dal profondo del cuore, quel cuore che in tante canzoni ho nominato, quel cuore che ieri sera ha battuto forte perché era vivo.

Nelle calde notti penserai
A quel mondo che
Ti sembra ormai lontano

Di nuovo la notte, dopo aver smontato tutto quanto ed aver ridato alla nostra chiesa il suo aspetto abituale. So già che prenderò sonno molto tardi, so già che la mia mente ripercorrerà tutta la serata, so già che rivedrò, molte e molte volte, i vostri volti.
E, nel silenzio della notte, risuonerà più forte il mio “Grazie”.

Ma tu non perderla mai
Perché in lei scorgerai
Tutti i sentimenti miei
Ed io saprò …
Che sono i tuoi.                                                                        

Roberto Benassai, 4 novembre 2012

giovedì 1 novembre 2012

Controcorrente?

Ieri e oggi. 
Non nel senso di passato o presente, ma semplicemente
ieri, 31 ottobre, e oggi, 1 novembre.
Ieri foto di zucche dappertutto. Social network invasi da "Mi piace".
Oggi silenzio quasi assoluto.
E allora io vado controcorrente!


Mi piace!

sabato 27 ottobre 2012

Quante pause!

E' proprio così. Quante pause. 
Normalmente quelle virtuali coincidono con periodi intensi nella realtà.
Anche questa volta la regola è stata rispettata, ma adesso siamo in dirittura di arrivo.
Mi riferisco alla rappresentazione teatrale che andrà in scena fra sette giorni.
Il più è fatto, mancano le prove generali, poi lo spettacolo. L'attesa cresce, ma anche la fiducia di far bene.
Comincio a sentire quella sana tensione che precede gli eventi. E' stato sempre così, prima delle recite precedenti, ma anche prima delle presentazioni dei miei libri, delle dirette in radio e di quella volta in tv. 
Vorrei già essere a sabato, ma è ancora presto. Tuttavia comincio già a far collezione di sensazioni ed emozioni, e di queste vi parlerò a giochi fatti. Per ora vi riporto soltanto un episodio che, a mio avviso, la dice lunga sull'atmosfera che avverto e che vorrei tanto che anche gli altri avvertissero, per goderne.
Venerdì, cioè ieri: prove finite, saluto e ringrazio.
Rimangono tutti seduti sulle panche, continuando a parlottare.
Mi sbraccio per attirare la loro attenzione: "Ehi, avete capito? Le prove sono finite, si può andare a letto!"
Uno di loro dice: "Stavamo parlando proprio di questo. Che cosa faremo dopo, quando questo sarà finito?"

Dello spettacolo sarà quel che sarà, ma qualcosa di bello è già accaduto.

lunedì 15 ottobre 2012

La risposta che (non) ti aspetti

Mi è capitato altre volte e non ci faccio più caso, ma ci sarebbe da riflettere su alcune risposte che può capitare di ricevere. Due esempi su tutti, da annoverare anche nell'album "L'angolo del buon umore".

Esempio n. 1.
Dopo aver passato un po' di tempo conversando:
Domanda: Perché non venite a trovarci domenica pomeriggio e poi rimanete a cena da noi?
Risposta: Va bene, se piove veniamo.

E lì ti accorgi di quanto sia importante avere un tetto sopra la testa!

Esempio n. 2.
Dopo aver mandato un invito per una serata molto speciale, direi unica:
Risposta: Ho preso nota della data. Speriamo solo che la mia amica, che compie gli anni il giorno prima, non voglia festeggiare il compleanno proprio quel giorno.

Ulteriore domanda: A quale evento rinuncerà la persona in questione?
Reale interpretazione: per ora non ho ulteriori impegni, ma se arriva qualcosa di meglio...

Ora, se a dare queste risposte sono persone che hai sempre ritenuto speciali, altre considerazioni prendono corpo.

domenica 7 ottobre 2012

Nuove esperienze, nuovi debutti

Signori si cambia! 
Questo è ciò a cui sto lavorando da un po' di tempo.
Sarà una nuova esperienza e, per vari aspetti, un altro debutto.

domenica 23 settembre 2012

Quattro passi... con Ben - Ultima puntata


E così è terminata la sfida con la memoria.
Durante questo viaggio all’indietro nel tempo, ho ripercorso tappe più o meno importanti della mia vita, ricordando più di quello che avrei potuto immaginare all’inizio di quest’avventura.
Ovviamente non tutti i dialoghi sono andati come sono stati scritti, poiché dopo tutto questo tempo era quasi impossibile ricordarli correttamente.
Altri li ho dovuti adattare per esigenze, per così dire, letterarie, servendomene per esprimere idee, sentimenti, pensieri, azioni e sensazioni di allora.
Spero di aver riportato gli avvenimenti nel modo più reale possibile, ed in questo senso ce l’ho messa tutta per farlo, ma può anche capitare che si memorizzino le cose in un modo che poi risulta essere diverso dalla realtà dei fatti.
Se così fosse stato, chiedo scusa a chi, essendo stato protagonista insieme a me di quei frangenti, si trovasse a leggere queste mie righe non riconoscendo ciò che ho descritto.
Mi sono fermato appositamente al periodo del servizio di leva come ultima tappa, perché rappresenta per me una specie di barriera che divide gli anni della spensieratezza, quelli in cui siamo ragazzi senza responsabilità se non quella di portare a termine gli studi, da quelli in cui bisogna mettere in pratica ciò che abbiamo imparato, con l’aumento progressivo delle responsabilità. In poche parole, il periodo in cui da ragazzi si diventa adulti.
Quello che mi ha favorevolmente colpito di questa mia esperienza, unica ed ultima come alcune altre che ho precedentemente descritto, è il fatto che sono emotivamente vivo, vale a dire che ripensando a quei periodi ho spesso provato le emozioni di allora, sentimenti di gioia per i momenti belli e commozione per altri più intensi.
Questo a mio avviso significa che sono attaccato, in un certo senso, a ciò che mi ha coinvolto in passato, soprattutto se questo passato era fatto di eventi positivi.
Quelli negativi, anche se presenti dentro di me, è come se fossero stati accantonati da qualche parte.
Tutto ciò però non significa che io sia rimasto “legato” al mio passato, alla mia primavera: mi sono voltato indietro solamente per ricordarlo, ma non per rimpiangerlo, perché ogni epoca deve essere vissuta al momento giusto, ed ogni momento fa parte di una continua evoluzione e crescita alle quali non ci si può sottrarre, perché è giusto e naturale che sia così.
Il mio modo di essere e di pensare, il mio comportamento ed il mio carattere, non hanno subito grandi cambiamenti, mantenendo una coerenza di fondo alla quale si è unita, con il passare degli anni, la maturità tipica degli adulti.
Di quegli anni mi rimane l’unico rammarico di aver perso per strada alcune amicizie che avrei desiderato far continuare nel tempo; ma non è detta l’ultima parola, e se questo mio libro contribuisse in qualche modo a questo scopo, allora sarebbe valsa veramente la pena di scriverlo.

Infine, due paroline a Sara, mia figlia, che ogni tanto è venuta a sbirciare mentre scrivevo, incuriosita da ciò che stavo facendo:

“Non sono uno scrittore, non ho la pretesa di esserlo. Attraverso queste pagine credo però che tu possa imparare a conoscere come era, molti anni fa, il ragazzo che in seguito è diventato tuo padre.
Adesso sono un po’ diverso da allora, ma i valori in cui credevo sono gli stessi in cui credo oggi e sono quelli che sto cercando di trasmetterti.
Se sei arrivata a leggere questa ultima pagina significa che hai avuto la volontà (o il coraggio) di leggere il libro. Spero che ti sia piaciuto, perché è dedicato a te.
In caso contrario ti chiedo scusa per averti annoiato.
Comunque sia tienilo di conto, e quando non ci sarò più rileggilo ogni tanto: ti ricorderai di me e sarà come se io ti continuassi a parlare.
Ti voglio bene Sara,  questo non lo dimenticare mai.”

Inizialmente stampai una sola copia di "Quattro passi". 
La regalai a Sara per il suo undicesimo compleanno.

mercoledì 19 settembre 2012

Settembre canterino, come viene viene

Mamma mia che settembre. Sapevo che sarebbe stato intenso, ma non così tanto!
Qualcosa era previsto in questo scorcio d'estate, ma qualcos'altro no. E così, dal punto di vista musicale, ci sono state delle sorprese.
Era previsto che Giancarlo ed io cantassimo ad una festa di battesimo. Che divertimento! Abbiamo cantato per oltre quattro ore, ci siamo divertiti e, a quanto ci risulta, abbiamo fatto divertire. Eravamo in uno stato di grazia speciale, ogni cosa, anche le canzoni mai provate, ci venivano bene. Credo che sia qualcosa di irripetibile.
Ma il bello doveva venire il giorno successivo. Alla Festa dell'uva, a causa del brutto tempo, viene a mancare l'orchestrina. Discutiamo sull'eventualità di aprire o tenere chiuso lo stand dei bomboloni. Poi uno dice: "Certo, se ci fosse un po' di musica per attirare gente in giardino, allora si potrebbe anche aprire."
Rispondo "Se è per questo credo che si possa rimediare, fammi fare una telefonata."
Così chiamo Giancarlo, sono quasi le 20 e lui è a farsi un aperitivo in città. Però dice che ci sarà, forse con un po' di ritardo. Rispondo che, in tal caso, inizierò da solo. 
Bene, la serata è nostra! Vado a casa, mi cambio, prendo il mio pc e torno di fretta per montare l'impianto.
Giunge l'ora, così inizio da solo, pochi minuti dopo arriverà anche Giancarlo.


Ma c'è qualcosa di magico nell'aria, come il giorno precedente. La gente chiede di ballare e noi non abbiamo brani ballabili, da sala, nel nostro repertorio. Così rovistiamo nel computer alla ricerca di questo tipo di brani e cominciamo a cantarli, brani conosciuti ma nemmeno mai aperti. Improvvisiamo e giochiamo sul fatto di mettere qualcosa che non sappiamo bene cosa sia. Questo diventerà il gioco della serata e punto di feeling con il pubblico che, a volte, porge l'orecchio per cercare di indovinare il ballo che andremo a mettere di lì a poco. Ne esce una serata quasi tutta improvvisata, fino a quando la pioggia farà scappare tutti quanti.
Dopo la festa di battesimo e la serata danzante, è arrivata la ciliegina sulla torta: domenica scorsa abbiamo cantato alla festa di un matrimonio. 

Che dire: se avessimo avuto un impresario probabilmente non avremmo avuto tante chiamate.
Sicuramente ci saremmo divertiti meno.

sabato 15 settembre 2012

Quattro passi... con Ben - Settantacinquesima puntata

"Fino a qui ho scritto le varie puntate senza fare nessun commento o premessa. Questa volta mi prendo la libertà di scrivere qualche parola per dire che, a differenza delle altre puntate, quella che segue è la versione integrale di un intero capitolo che giungeva a questo punto della storia."



17.
Il salto


I

Se vi è capitato di salire in aereo forse avrete notato che, di tutte le file dei sedili, manca la numero diciassette. Così io, con questo libro, farò come i costruttori: salterò questo capitolo e non lo scriverò.

domenica 2 settembre 2012

Ma che sapore ha una giornata uggiosa


Dopo mesi si rivede la pioggia, arrivata insieme a settembre.
Le calde serate ci lasciano, rispuntano le magliette un po' più pesanti. 
Alcuni si sono già rintanati in casa. 
Le note risuonano ancora dove c'è una festa di paese, 
ma i tavoli mostrano segni di solitudine.