giovedì 25 settembre 2014

Segnali - Ultima puntata - "M."

E' un periodo pieno di dubbi per me. Sono stato sul punto di mollare varie attività, poi tutto è rientrato, ma ancora non sono del tutto convinto. Anche portare a termine l'anno con i ragazzi è stato difficile, e anche in questo caso sono stato assalito da molti dubbi. Cosa fare? Continuare o smettere? E' diventato tutto così dispendioso in termini di energie. 
Con questo stato d'animo, una domenica vado al campino parrocchiale per assistere ad una delle ultime partite di calcetto del torneo. Me ne sto in piacevole conversazione quando mia moglie richiama la mia attenzione. 
"Guarda, c'è M." dice.
"Dove?" rispondo.
"Là, con la bici, insieme ad un altro bambino."
"Visto. Vado a salutarlo."
M. ha fatto parte del gruppo di ragazzi ai quali fece catechesi per la prima comunione. Poi non aveva proseguito. Sono quasi tre anni che non lo vedo, ma mi è sempre rimasto nel cuore.
Mi avvicino e lo saluto arrivandogli da dietro. 
"Scommetto che non mi riconosci?" lo incalzo.
"Sei il catechista."
"Facile! Scommetto che non ti ricordi il mio nome!"
Lui, dopo aver esitato un po'', ammette: "No"
"Vinto io!"
Abbiamo cominciato a parlare lì, io in piedi e lui appoggiato alla canna della bicicletta. Poi abbiamo deciso di andare a sederci su una panchina qualche metro più indietro.
Siamo stati lì per circa un'ora. Nel frattempo il suo amico era andato via e la partita era terminata senza che noi ce ne accorgessimo. Abbiamo parlato di tutto: scuola, catechismo, amici, sogni, bischerate.
E parlando mi sono reso conto che pur non ricordando il mio nome, che a quel punto avevo comunque svelato, si ricordava un sacco di cose che avevo detto durante gli incontri ai quali aveva partecipato. Roba da pelle d'oca!
Lui, che sembrava costantemente disattento.
Lui, che si sdraiava sotto le panche della chiesa e che dovevo ritirare su prendendolo per la cintura dei pantaloni.
Lui, che si nascondeva dietro gli altari laterali.
Lui, per il quale avevo chiesto aiuto alla sua insegnante di sostegno.
Lui, che mi venne incontro nel suo abito bianco il giorno della prima comunione abbracciandomi forte forte.
Lui, che riaccompagnandolo a casa mi salutò da lontano mentre stavo uscendo dal cortile con l'auto, facendomi capire che non sarebbe venuto più agli incontri.
Adesso era lui che, inconsapevole, stava indicando qualcosa a me.

domenica 21 settembre 2014

Segnali - In attesa dell'ultima puntata

Inizialmente volevo scriverne di più, ma poi ho pensato di rinunciare e tralasciare ulteriori segnali. 
Ho semplicemente deciso di tenermeli per me. Prossimamente, però, scriverò dell'ultimo, che mi aveva spinto a scrivere anche degli altri, e che ha un volto e un nome: quelli di un bambino.

venerdì 12 settembre 2014

Segnali - Terza puntata - "L'inno alla carità"

Dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi.

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!


Questa lettura, già conosciuta, mi sembrò nuova quando la risentii durante la Messa di una domenica mattina. 
La scelsi come lettura per il primo incontro con i genitori dei ragazzi del catechismo.
Da allora è ricomparsa, quasi casualmente, durante periodi particolarmente duri o difficili, come durante un ritiro prima della cresima. Ero scoraggiato, quel pomeriggio mi sentivo anche particolarmente solo, non riuscivo a fare le cose come avrei voluto. Durante la Messa fui chiamato a leggere la lettura al posto di un'altra persona. Ed ecco che la trovai lì, pronta a farmi venire un nodo alla gola, cosa che successe anche in un'altra occasione.
Pochi mesi fa, durante l'inverno scorso, ero sul punto di abbandonare le varie attività che stavo portando avanti in Parrocchia e nel campo del volontariato. Ero deluso di tante cose, stanco, così fissai un incontro con un amico per parlarne. Prima di uscire di casa, avendo un po' di tempo a disposizione, decisi di dare una rapida occhiata ad un opuscolo che era arrivato in casa non ricordo più come. Lo aprii a caso, quasi in fondo. Ebbene, ai miei occhi apparve questa lettura. 
Quando incontrai quell'amico gli parlai di tutto quello che provavo, ma gli dissi anche quello che era successo pochi minuti prima e quello che era capitato le volte precedenti. 
La voglia di mollare si era già attenuata.